Al di là della partita Analisi tattica

Come ten Hag sta ricostruendo il Manchester United

La vittoria nel derby contro il City, forse più di ogni altra cosa, rende bene l’idea dell’imponente lavoro effettuato da Erik ten Hag alla guida del Manchester United. Al di là delle polemiche relative al gol di Marcus Rashford, molta acqua è passata sotto i ponti da quando fu la squadra di Pep Guardiola a imporsi sullo Utd per 6-3 nella partita d’andata.

A caratterizzare la crescita della compagine di ten Hag sono state la compattezza e la verticalità che ha saputo imprimere alla squadra. Contro il City si è visto lavorare bene in fase di non possesso il quartetto offensivo composto da Marcus Rashford, Bruno Fernandes, Anthony Martial e Christian Eriksen. Rispetto allo scorso anno lo United ha guadagnato dal punto di vista del gioco collettivo e dello sforzo difensivo profuso da tutti i dieci giocatori di movimento.

La retroguardia, protetta da questo lavoro senza palla degli avanti e da Casemiro, è ora più solida. Il lavoro svolto dal centrocampista brasiliano è essenziale per garantire equilibrio alla squadra. L’ex Real Madrid contribuisce notevolmente anche alla fase offensiva, come confermano le due reti e i due assist già registrati.

Ma è lo United tutto, come detto, ad agire come un collettivo e non più come un insieme di individualità spesso disconnesse dal punto di vista tattico. All’interno della struttura organizzata da ten Hag risalta poi con esito positivo la mossa compiuta dal tecnico olandese al centro della difesa, con la decisione di sostituire Harry Maguire schierando Luke Shaw o Lisandro Martínez al fianco di Raphaël Varane.

Contro gli uomini di Pep il lavoro svolto da Shaw e dal francese, aiutati da Casemiro e Fred (autore di una ottima prova a uomo su Kevin De Bruyne), ha di fatto tagliato i rifornimenti per Erling Haaland, impedendo al City di manipolare la struttura difensiva dello United. Per quanto riguarda invece Martínez, il suo adattamento come centrale difensivo nel calcio inglese era stato messo in dubbio da alcuni commentatori britannici.

Invece l’argentino si sta dimostrando funzionale al progetto tattico di ten Hag. Difensivamente l’ex Ajax, nonostante la statura non altissima per un centrale (175cm) si è dimostrato in grado di battagliare con avversari maggiormente strutturati (59.4% di successo nei duelli aerei) grazie al suo tempismo.

Soprattutto, il campione del mondo con la nazionale Argentina ai recenti Mondiali del Qatar dà un notevole contributo alla fase di possesso del Manchester United, in particolare alla prima costruzione. Sia Martínez che Shaw sono infatti abili nel cercare immediatamente la profondità, a partire da Rashford che è il go-to-guy della squadra. L’attacco verticale è infatti una delle azioni offensive che caratterizzano la formazione del tecnico olandese.

Lo United è ora una squadra che può gestire il possesso (51.8%) ma anche agire in transizione difendendosi più in basso, come testimoniano i dati relativi al PPDA (14.25, undicesimo nella Premier) o al GPI (l’indice che misura quante volte una squadra riaggredisce rispetto alale volte in cui perde palla nel 40% di campo offensivo), che vede dieci squadre con un dato migliore di quello del Manchester (50.83).

Contro il City lo United ha registrato appena il 29% di possesso. Una strategia simile a quella utilizzata nelle vittoriose sfide con Liverpool e Arsenal.

Tolto Maguire, lasciato andare senza rimpianti Cristiano Ronaldo, avendo puntato su elementi di fiducia passati dall’Eredivisie (Antony, Malacia ed il già menzionato Martínez, in attesa dell’arrivo di Wout Weghorst) ten Hag ha dato velocemente la sua impronta ad una squadra che, con l’ex tecnico dell’Ajax in panchina, ha vinto 21 delle 28 partite disputate finora.

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