Editoriale

Disastro tedesco

La Germania, quattro volte campione , viene eliminata per la seconda volta consecutiva da un turno preliminare della coppa del mondo e, ancora una volta, l’allenatore della nazionale viene confermato. Come infatti accaduto precedentemente a Joachim Löw dopo il disastro in Russia nel 2018, anche al suo successore Hans-Dieter Flick viene rinnovata la fiducia da parte dlla Federcalcio tedesca (DFB), nonostante il fallimento in Qatar. Sul momento che stanno attraversando i Bianchi di Germania abbia ricevuto un contributo da parte di Dominik Bardow, giornalista freelance di Berlino, già collaboratore dello Zeit e di 11 Freunde.

Innanzitutto, bisogna tenere presente che la Germania è una delle poche nazioni che non ha mai mancato la qualificazione a una Coppa del Mondo, quando autorizzata a prenderne parte (nel 1950 non fu ammessa in quanto Paese che aveva causato lo scoppio della seconda guerra mondiale) e, prima del 2018, ha sempre superato il primo turno del torneo. Il bilancio prima dei Mondiali di Russia e Qatar era di un secondo posto nel 2002, un terzo nel 2006 e nel 2010, la vittoria nel 2014.

Eppure sembrava che il punto più basso fosse già stato superato all’inizio del millennio. Ai Campionati europei del 2000 e del 2004 la Germania era stata infatti eliminata ai gironi. In quel momento il problema sembrava essere la mancanza di talento. Quella che seguì fu un’analisi profonda e una piccola rivoluzione, prima sotto Jürgen Klinsmann, poi con Löw che, da quasi sconosciuto, fu promosso come assistente, portando con sé l’altrettanto semisconosciuto Flick.

Come conseguenza di questo reboot, la Germania ha cominciato a giocare un calcio spettacolare, forse per la prima volta dagli anni Settanta, coronato dalla vittoria 7-1 contro il Brasile nel 2014 al Maracanà. Grazie alle nuove accademie giovanili, sembrava che ci sarebbe stata grande abbastanza di talento per molti anni ancora. Löw decise quindi di continuare. Tuttavia, è sempre sembrato meno un innovatore e più un conservatore che seguiva modelli superati (come quello della Spagna del 2010) e amava selezionare giocatori provenienti dal sud-ovest, la zona dove viveva.

Dopo l’imbarazzante fallimento del Mondiale 2018, Löw è stato comunque confermato. Questo soprattutto perché il direttore della DFB Oliver Bierhoff (come Löw in carica dal 2004), lo ha sostenuto e difeso. 

Un alleato discutibile: l’uomo che segnò il gol d’oro nella finale degli Europei del 1996 era ormai impopolare nel Paese perché aveva trasformato sempre più la Nazionale in una macchina da marketing. Ha creato hashtag come #DieMannschaft (la squadra), un soprannome usato all’estero ma mai in Germania, e ha isolato la squadra durante i tornei in hotel lontani da media e fans.

Il senso di alienazione tra tifosi e squadra ha portato a stadi vuoti durante le partite internazionali.

Non ha aiutato il fatto che il Bayern abbia vinto dieci campionati di fila e sia diventato un polo d’attrazione per i migliori giocatori tedeschi, la maggior parte dei quali gioca a Monaco.

Sembrava quindi logico che Flick diventasse il successore di Löw nel 2021, sia perché ex assistente di Löw, sia in quanto ex allenatore del Bayern.

Al momento del cambio di guida tecnica non ci fu la sensazione di un nuovo inizio. Inoltre, il Mondiale in Qatar (il primo grande torneo con Flick come allenatore) è stato visto in modo molto critico in Germania a causa della situazione dei diritti umani e dei lavoratori nel Paese del Golfo. La squadra si è isolata in una fortezza nel deserto. Inoltre, si è discusso molto della fascia da capitano One Love, vietata dalla Fifa.

Come nel 2018, una questione politica ha oscurato la Coppa del Mondo. All’epoca, i centrocampisti Mesut Özil e Ilky Gündogan posarono per delle foto con il controverso presidente turco Erdogan. Ancora una volta, Bierhoff e la DFB non sono riusciti a tenere la politica lontana dalla squadra. (anche se ciò non può rappresentare una scusa per i molti errori difensivi e le occasioni da gol mancate).

Contro il Giappone (1-2), la Spagna (1-1) e la Costarica (4-2), la squadra ha mostrato le stesse debolezze degli ultimi anni, mancando della grinta e della determinazione degli anni precedenti. Soprattutto, però, si è palesata la mancanza di difensori e attaccanti di livello mondiale, come ha poi detto lo stesso Flick. Questo è un punto interessante dato che Flick ha lavorato per la Federazione per più di dodici anni, dal 2006 al 2014 come co-allenatore e dal 2014 al 2017 come direttore sportivo responsabile dello sviluppo del settore giovanile nazionale.

In linea di principio, Flick avrebbe dovuto criticare se stesso, ma naturalmente non lo ha fatto, preferendo incolpare la Spagna, sconfitta dal Giappone nell’ultima partita. Sia il tecnico che Bierhoff avevano inizialmente escluso le dimissioni.

Tuttavia, alla fine l’ex attaccante del Milan le ha rassegnate, probabilmente anticipando il licenziamento.

Il presidente della DFB, Bernd Neuendorf, ha annunciato invece che l’allontanamento di Flick non è mai stato preso in considerazione. Eppure le alternative ci sono, a partire da Thomas Tuchel, uno dei più importanti allenatori tedeschi, attualmente senza lavoro.

Si cerca ancora un direttore sportivo da affiancare a Flick (si parla di Fredi Bobic dell’Hertha BSC). Una task force di ex nazionali come Karl-Heinz Rummenigge e Matthias Sammer discuterà le riforme da adottare per rivitalizzare la squadra nazionale e le sue accademie.

A questo punto, viene da chiedersi se mai si svilupperà l’euforia che si ebbe per il Mondiale casalingo del 2006 in occasione del prossimo Campionato europeo del 2024 (anch’esso assegnato alla Germania). I tedeschi sembrano stanchi di vedere le stesse facce ai vertici del calcio. È vero, giocatori come Manuel Neuer, Thomas Müller o Ilkay Gündogan potrebbero abbandonare. Ma il resto della squadra, gli allenatori e i funzionari restano gli stessi.

Eppure c’è stato un brevissimo senso di entusiasmo in Germania durante questo torneo quando un esordiente ha segnato nella partita contro la Spagna. Si è trattato di Niclas Füllkrug del Werder Brema.

Ma la Federcalcio tedesca ha difficoltà a introdurre vere innovazioni, anche dal punto di vista tattico o politico. Un fatto ben evidenziato dal fatto che, subito dopo il fallimento contro la Costarica, un dipendente della DFB avrebbe detto che la cosa più importante da fare in quel momento doveva essere di proteggere il presidente Bernd Neuendorf dalle critiche…

Sembra che il nuovo obiettivo della nazionale tedesca non sia più quello di superare i turni preliminari dei tornei della Coppa del Mondo, ma di conservare i posti di lavoro dei suoi allenatori, dirigenti e funzionari.

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