Al di là della partita Analisi tattica

No, la vittoria della Croazia non è casuale

La vittoria della Croazia sul Brasile nei quarti di finale del Mondiale qatariota, che ha spedito i croati in semifinale per la terza volta nella loro storia (dopo quelle del 1998 e di quattro anni fa, quando poi arrivarono fino alla finale) non è solo frutto della maggior precisione dal dischetto rispetto ai brasiliani, del gol di Bruno Petković o della gestione errata delle sostituzioni da parte di Tite.

Ispirati da Luka Modrić, i croati hanno infatti messo in mostra la parte migliore del loro repertorio tattico, fatto soprattutto di controllo del pallone e del ritmo gara in possesso e di una arcigna e volitiva fase difensiva quando il pallone lo avevano gli avversari.

Il calcio praticato dagli uomini di Zlatko Dalić può ovviamente piacere o meno ma, come per quello dell’Olanda nuova versione proposta da Louis van Gaal, porta con sé degli aspetti tattici interessanti e soprattutto funzionali ad un torneo di breve durata.

Se infatti guardiamo più da vicino il football proposto dalla Croazia possiamo osservare come siano presenti elementi come una costruzione ragionata, difesa con la palla, rotazioni a metà campo e accelerazioni quando necessario.

In questo senso, proprio per quel misto di accorta gestione palla e improvvisi spunti verticali, la Croazia è molto più brasiliana di tanti Brasile visti nei recenti tornei mondiali, compreso quello eliminato in questa edizione.

La battaglia tattica fra Dalić e Tite ha subito virato in favore del primo quando la Croazia, fin dal primo minuto, ha messo in evidenza alcuni meccanismi tattici difensivi studiati apposta per togliere profondità e sicurezza al palleggio brasiliano.

Il piano gara iniziale previsto dal tecnico croato verteva sulla marcatura di Modrić su Casemiro, con Mario Pašalić (impiegato da esterno destro) ad accoppiarsi con Danilo, il terzino verdeoro che da consuetudine veniva in mezzo al campo nella costruzione 3-2 adottata dai sudamericani.

Con Ivan Perišić che stringeva centralmente a sinistra della mediana, ad occuparsi dei centrali brasiliani in impostazione era Andrej Kramarić, diretto soprattutto verso Marquinhos. In pratica la Croazia lasciava libero di giocare palla il solo Thiago Silva, evidentemente non temendo la regia del difensore del Chelsea.

In zona più arretrate di campo si trovavano poi Mateo Kovačić a gravitare sulle tracce di Pauleta e Marcelo Brozović a stazionare dalle parti di Neymar. A completare il quadro c’erano i raddoppi spesso portati su Vinícius in aiuto a Josip Juranović. Per quanto riguarda proprio quest’ultimo, il giocatore del Celtic si è costantemente proposto in avanti, facendo del binario destro del campo la zona di inizio azione della manovra offensiva della sua squadra.

In fase di possesso la nazionale croata ha cercato di difendere palla contro le riaggressioni brasiliane. Nonostante queste ultime si siano via via fatte sempre più efficaci, il trio di centrocampisti centrali croati ha saputo gestire bene la palla.

Brozović (35 passaggi riusciti), Modrić (35) e Kovačić (28) sono stati ancora una volta protagonisti in un palleggio croato che ha permesso alla nazionale dalla maglia a scacchi di registrare lo stesso tempo di possesso (50%) del Brasile.

È la prima volta che la Seleção si è trovata ad affrontare in Qatar un avversario in grado di contestarne il possesso. Così facendo la Croazia si è difesa con la palla. Quando poi c’era la possibilità di risalire il campo, la squadra di Dalic cercava di farlo con rapide accelerazioni esterne.

Il Brasile non ha saputo trovare contromisure a questo piano gara dei croati, anche se nel secondo tempo la squadra di Tite ha provato ad alzare l’intensità del contropressing e la velocità nelle transizioni, generando alcune buone opportunità prontamente sventate da Dominik Livaković (11 parate).

La rete del vantaggio brasiliano siglata da Neymar era frutto di una giocata individuale del giocatore del Psg. A questa ha risposto l’azione del pareggio croato che ha visti come interpreti Modrić, Nikola Vlašić, Mislav Oršić e Petković nell’unica occasione in cui la compagine biancorossa ha centrato la porta di Alisson.

Il palo colpito da Marquinhos ha come certificato quanto visto in campo nel corso della partita: una squadra che ha avuto le sue occasioni per vincere, ma che alla fine non è riuscita a capitalizzare. È una storia già vista in questo Mondiale, basti pensare alle vittorie del Giappone su Germania e Spagna.

Stavolta però la squadra tecnicamente inferiore non si è limitata a difendere con un blocco basso e sperare in qualche ripartenza, ma ha invece saputo gestire il contesto attraverso il controllo del pallone.

Per la Croazia, quella contro il brasile è la 7° partita sulle 8 a eliminazione diretta disputate da Euro 2016 conclusasi ai supplementari o ai rigori.  

I croati si sono qualificati in 5 su queste 7 occasioni. Non è un caso. La Croazia addormenta la partita, muovendo palla ai suoi ritmi quando in possesso e difendendo con tutti gli effettivi dietro linea palla quando ad attaccare sono gli altri.

Questo approccio è stato fino ad oggi efficace in questo genere di competizioni. Di certo quindi la qualificazione della Croazia non può essere attribuita soltanto agli errori del Brasile. Dietro questa Croazia c’è l’identità tattica data da Dalić ai suoi giocatori. 

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