Al di là della partita Analisi tattica

La prima di ten Hag

L’esordio di Erik ten Hag alla guida del Manchester United non è stato dei migliori (sconfitta interna contro il Brighton) e questo ha un po’ smorzato l’ottimismo che solitamente accompagna ogni nuovo inizio.

L’arrivo dell’olandese infatti ha significato per lo United l’avvio di un progetto tecnico nuovo. L’ennesimo, dopo gli esperimenti precedenti con i vari Louis van Gaal, Josè Mourinho, Ole Gunnar Solskjaer e Ralf Rangnick, nessuno dei quali andati a buon fine (anche se il portoghese ha aggiunto una Europa league alla bacheca de club) per una squadra che, in qualche modo, è ancora alla ricerca di quella continuità e grandezza vissuta durante l’era Ferguson.

A preoccupare tifosi e stampa sono stati tutta una seri di fattori palesati durante la prestazione contro i Seagulls, a partire dalle difficoltà offensive (appena 1.2 xG generati, nonostante un possesso palla del 63%) per finire con le difficoltà nella propria metà campo, dove Harry Maguire è stato ancora una volta al centro delle critiche.

L’idea di calcio di ten Hag è ancora lontana dall’essere stata appresa. Il possesso è stato raramente efficace, col risultato che il controllo del pallone non ha permesso allo United di controllare la partita, nemmeno quando il baricentro della squadra si è alzato costringendo il Brighton a difendersi più in basso.

Con Anthony Martial fuori uso, ten Hag ha sorpreso tutti schierando Christian Eriksen come falso nueve (con Cristiano Ronaldo lasciato inizialmente in panchina), supportato da Bruno Fernandes (prova opaca per lui), Jadon Sancho e Marcus Rashford (che ha sprecato un paio di occasioni). Il risultato è stato quello di assicurare al Manchester il controllo del pallone ma, come detto, senza che questo si trasformasse in un effettivo pericolo per la squadra di Graham Potter.

All’interno di questo palleggio ridondante, accentuatosi con lo spostamento di Eriksen nelle funzioni di play (conseguenza dell’inserimento di Ronaldo al posto di Fred), un ruolo importante avrebbe dovuto averlo Lisandro Martínez. In realtà, la prova dell’ex Ajax è stata alquanto in chiaroscuro in entrambe le fasi di gioco.

Nella elaborazione VideoMatch di Sics vediamo alcuni passaggi chiave di Lisandro.

La stampa britannica si è concentrata soprattutto su quella difensiva (ad avviso di Gabriele Marcotti, Maguire ha giocato addirittura molto meglio di Martínez) ma, dato il modello di gioco di ten Hag, le cose più preoccupanti si sono viste in possesso.

Non sempre infatti Lisandro è riuscito a trovare un passaggio utile oltre le linee difensive avversarie e questo anche a causa delle difficoltà di smarcamento da parte dei compagni.

Lisandro in possesso in fase di costruzione. I compagni non si smarcano per favorire la risalita del campo.

In generale, la palla si è sempre mossa troppo lentamente per impensierire il posizionamento difensivo del Brighton.

Lisandro, che ha giocato anche da centrocampista in Olanda, è stato utilizzato da ten Hag in questa sua prima uscita come difensore centrale sinistro (con lo spostamento a destra di Maguire e con Raphael Varane lasciato fuori) proprio per favorire la costruzione dello United.

Tuttavia, le problematiche di cui sopra e le difficoltà di David de Gea nel gioco con i piedi hanno annacquato il primo possesso della squadra. Una mancanza di fluidità che è stata accentuata dall’accoppiata di mediani, composta dal già menzionato Fred e da Scott McTominey.

Per condizione e caratteristiche nessuno dei due è stato in grado di articolare il palleggio dello Utd, col risultato di ingolfare ulteriormente la manovra e costringere appunto ten Hag a retrocedere Eriksen sulla linea dei centrocampisti.

Al fine di risolvere la propria fase offensiva il club si è buttato in queste ore sul mercato per completare la squadra a disposizione del tecnico olandese, andando alla ricerca di un centravanti (si parla di Marko Arnautovic e Benjamin Sesko), di Frenkie de Jong e di Adrien Rabiot, col quale l’accordo sarebbe in dirittura d’arrivo.

Mentre l’arrivo del centrocampista del Barcellona viene visto come una soluzione logica per cercare di migliorare la manovra della compagine inglese, quello del francese ha fatto storcere il naso a molti. È chiaro che si tratta di due giocatori dalle caratteristiche diverse. Lo juventino, in teoria, dovrebbe mettere a disposizione di ten Hag la capacità di risalire il campo da una trequarti all’altra.

Giocando da secondo no.6 permetterebbe allo United di avere un invasore in più in una versione più offensiva (4-2-3-1). Ma il francese potrebbe anche essere utilizzato da no.8 in un 4-3-3, affiancato da uno schermo difensivo (Fred o Mc Tominay) e da una mezzala di palleggio (de Jong o lo stesso Eriksen).

Detto questo, sia de Jong che Rabiot sono due giocatori da ricostruire, da inserirsi in un contesto anch’esso in costruzione.

Il lavoro che aspetta ten Hag è quindi lungo, ma questo il tecnico olandese lo sapeva già prima di accettare la sfida di far tornare grande lo United.

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