Editoriale

Chi può dire cosa?

Klopp contro Conte, Conte contro Arteta, Guardiola contro tutti…queste ultime settimane di Premier League, con l’approssimarsi della fine della stagione e della conseguente assegnazione dei vari trofei e posizioni per la prossima Champions, si è arricchito di un clima più caldo, non solo da un punto di vista meteorologico ma anche per quanto riguarda le dichiarazioni a mezzo stampa dei vari tecnici.

Dichiarazioni interessanti perché, al di là dell’aspetto folkloristico (comunque utile per movimentare conferenze che troppo spesso ormai sono diventate esercizio di routine…) mettono in primo piano questioni di campo.

Il primo protagonista di questa analisi è Jürgen Klopp. Il tecnico tedesco, al termine della sfida pareggiata (1-1) dal Liverpool col Tottenham, era partito criticando il gioco espresso dalla squadra di Antonio Conte.

Nonostante la retromarcia di qualche giorno dopo, nella quale il tedesco confermava di essersi fatto trasportare a caldo dal momento, le dichiarazioni di Klopp (‹‹penso che siano un club di livello mondiale e credo quindi che dovrebbero fare di più in termini di gioco. Hanno avuto il 36% di possesso palla››) tradiscono la classica misperception (sentita anche qui in Italia) sul gioco di Conte.

L’approccio del tecnico leccese si basa infatti sulla ricerca della costruzione da dietro per attirare la prima pressione avversaria in zone basse di campo allo scopo di superarla e avere così spazi per risalire il campo.

Lavorando su questi principi di gioco, Conte è riuscito a rivitalizzare giocatori come Harry Kane creando un contesto loro adatto, nel quale poi non hanno fatto molta fatica ad inserirsi gli acquisti di gennaio Dejan Kulusevski e Rodrigo Bentancur, reduci da una comune, non brillante, esperienza alla Juventus e diventati invece elementi importanti degli Spurs proprio grazie al lavoro del loro allenatore.

Nel derby del nord di Londra contro l’Arsenal, la squadra di Conte ha dato ulteriore prova di se stessa infliggendo ai Gunners una pesante sconfitta in ottica corsa alla qualificazione per la prossima Champions.

La netta vittoria ha confermato non soltanto il buon lavoro offensivo svolto da Conte fin dal suo ritorno a Londra ma anche quanto l’allenatore italiano abbia saputo far crescere il rendimento difensivo di una squadra che, sistemata intorno ai tre centrali Cristian Romero, Eric Dier e Ben Davies, ha concesso solo 5 reti nelle ultime 9 partite di Premier.

Allo sconfitto Arteta non è restato che criticare le decisioni dell’arbitro Paul Tierney. Al che, Conte ha replicato non in modo aggressivo quanto invece con calma, inviando al collega alcuni consigli per il prosieguo della sua carriera.

Buon ultimo c’è stato Guardiola. Evidentemente risentito per le critiche ricevute (segnatamente in merito ad una presunta mancanza di carattere da parte della sua squadra) da parte di ex calciatori ora commentatori, facenti seguito l’eliminazione subita in Champions contro il Real Madrid, il tecnico catalano ha ricordato come quelli stessi critici, quando giocavano, siano stati letteralmente travolti in finale dal suo Barcellona.

Al di là del merito della questione (e quindi dei crolli che spesso le squadre di Pep hanno registrato in momenti cruciali della massima competizione europea per club) l’aspetto più interessante di questo confronto risiede proprio nel fatto che ad essere chiamati in causa non siano stati giornalisti ma appunto ex giocatori.

Il che riproporrebbe la questione relativa all’utilizzo di ex professionisti in queste situazioni. È infatti curioso come a fare domande ai tecnici siano quasi sempre ex calciatori, che risultano poi passibili di confronti in merito a quanto hanno fatto in campo o come allenatori essi stessi. Conoscono meglio il gioco rispetto ad altri eventuali opinionisti? Non sempre.

Forse allora sarebbe il caso di aprire queste posizioni da seconde voci o da analisti del post partita anche ad alcuni studiosi del gioco che magari non hanno mai giocato a certi livelli o (a prescindere dall’averlo fatto) non hanno mai allenato ma che sarebbero anch’essi in grado di dire la loro con cognizione di causa.

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