Ritorno al passato

Come eravamo: ti ricordi la fatal Verona?

Non tutte le sconfitte sono uguali. Alcune lo sono più delle altre. La trasferta del Milan a Verona non sarà mai una partita qualunque. Non con lo scudetto in palio. La fatal Verona: così venne ribattezzata la sfida del Bentegodi fra scaligeri e rossoneri. Fatale perché costò il tricolore al Milan. Per ben due volte. E se la prima, nel 1973 (la squadra di Nereo Rocco si presenta da capolista con un punto di vantaggio su Juventus e Lazio con i rossoneri ai quali basterebbe una vittoria per essere campioni. Finirà invece 5-3 per il Verona con la Juventus che si aggiudica un incredibile scudetto vincendo a Roma) risale ad un’epoca remota, la seconda, pur appartenendo sempre ad un altro calcio, è più vicina a noi.

Per certi versi la situazione sembra ripetersi: Milan lanciato verso lo scudetto, con una inseguitrice alle costole. Allora il Napoli, stavolta l’Inter.

Siamo alla penultima giornata del campionato 1989/90. Milan e Napoli, reduce dal caso monetina (Alemão colpito a Bergamo) sono a pari punti in testa alla classifica. I rossoneri di Arrigo Sacchi sono in trasferta appunto al Bentegodi mentre il Napoli di Maradona e Bigon gioca al Dall’Ara contro il Bologna.

L’Unità del 22 aprile 1990.

Il clima al Bentegodi è infuocato, con i padroni di casa che si giocano la salvezza (sfumerà a Cesena all’ultima giornata).

Sacchi, con i rossoneri reduci dalla semifinale di coppa Campioni vinta contro il Bayern Monaco ma solo dopo i supplementari, manda in campo Pazzagli, Tassotti, P. Maldini, Massaro, Coatacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Evani e Simone.

Il Verona, guidato sempre da Bagnoli ma lontano parente di quello campione d’Italia appena cinque anni prima, risponde con Peruzzi, Sotomayor, Pusceddu, Gaudenzi, Favero, Gutierrez, Pellegrini, Prytz, Gritti, Giacomarro e Fanna

 Il Milan parte bene e va in vantaggio con una rete su punizione di Marco Simone che viene valutata male da Angelo Peruzzi.

Sembra fatta. Non sarà così. Sacchi nella ripresa manda in campo Ruud Gullit dopo undici mesi di assenza per infortunio. La presenza del tulipano non impedisce però agli eventi di prendere una piega inaspettata.

La prima moviola vede protagonista Luciano Favero. Buon difensore, arcigno marcatore (come si usava dire al tempo), classe 1957, Favero è all’ultima stagione di A in una carriera che nella massima serie lo ha visto vestire le maglie di Avellino, Juventus e appunto Verona. Con la Juve ha vinto uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea e anche una Coppa Uefa.

Il no.5 gialloblù entra in collisione con Daniele Massaro prima e con Marco Van Basten poi in due situazioni dubbie. Per l’arbitro non è rigore in nessuno dei casi. Sacchi protesta e viene espulso.

La partita continua con i rossoneri sempre avanti ma si capisce che non è il solito Milan. Al 63’ il primo patatrac: su calcio d’angolo battuto da Fanna la difesa milanista si fa sorprendere da Victor Hugo Sotomayor che di testa segna il gol dell’1-1.

All’epoca, se nominavi Sotomayor il primo nome che ti veniva in mente era quello di Javier, il saltatore cubano (considerato il più grande di tutti i tempi) ancora oggi detentore del record mondiale di salto in alto con 2.45m (una porta di calcio in pratica).

Victor Hugo invece era un difensore argentino, giunto a Verona proprio agli inizi della stagione 1989/90. Un campionato non eccezionale quello di Sotomayor, come del resto per il Verona (della cui retrocessione abbiamo già accennato). Resterà in Veneto per contribuire al ritorno in A nel campionato successivo.

Il gol del pari veronese spinse il Milan ad attaccare ancor di più. La partita si infiamma e a farne le spese furono Rijkaard e Van Basten, tutti e due espulsi dall’arbitro Rosario Lo Bello, la cui direzione fece versare i proverbiali fiumi d’inchiostro e fece parlare ovviamente molto anche le trasmissioni tv. Anche il cigno di Utrecht, molti anni dopo, tornerà su quella partita nella sua biografia.

Van Basten espulso nella foto del Guerin Sportivo.

Il Verona, in doppia superiorità numerica, trova la forza di completare la rimonta segnando il gol del 2-1 con un Davide Pellegrini in sospetta posizione di fuorigioco. Costacurta protesta e viene anche lui allontanato dal campo.

Il Napoli intanto passa facilmente 4-2 a Bologna, volando ad +2 in classifica che, mantenuto anche nell’ultima giornata, consegnerà ai partenopei il loro secondo titolo di campioni d’Italia.

Un salto in avanti trentadue anni e da Verona passerà nuovamente il crocevia scudetto per il Milan. La storia a volte si ripete. Toccherà a Pioli ed ai suoi ragazzi evitare che lo faccia fino in fondo.

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