Al di là della partita Team report

Cosa farà ten Hag con lo United?

Erik ten Hag è stato ufficialmente annunciato come l’allenatore del Manchester United per la prossima stagione. L’olandese ha firmato un accordo fino a giugno 2025, con una opzione per un ulteriore anno.

Il tecnico olandese l’ascia quindi l’Ajax per avventurarsi in una situazione difficile, con un progetto tecnico da ricostruire. Ci sono molti aspetti sui quali il nuovo allenatore dovrà lavorare per far tornare lo United ai vertici.

Dal punto di vista della rosa, ten Hag eredita un nucleo di giocatori dai quali ripartire come i vari Bruno Fernandes, Raphaël Varane, Marcus Rashford, Scott McTominay e Jadon Sancho.

Affianco a questi elementi ce ne sono altri che sembrano in uscita come Paul Pogba, Juan Mata, Phil Jones, Nemanja Matic e Jesse Lingard. Il nuovo tecnico dovrà valutare se fra questi giocatori, tutti reduci (per vari motivi) da un’annata sottotono, qualcuno potrà essere utile al nuovo progetto tecnico.

In cima alla lista delle valutazioni da fare resta però il nome di Ronaldo. A 37 anni di età il portoghese ha come al solito dato il suo contributo alla fase offensiva del Manchester ma si è nuovamente rivelato (come già accaduto alla Juventus) elemento che detta in modo forte il contesto. Ralf Rangnick non è riuscito a risolvere il conundrum relativo all’inserimento del portoghese in un contesto funzionale ed organizzato.

Ora la gestione di Ronaldo passa a ten Hag: lo vorrà confermare o spingerà per una cessione? Teniamo presente che nel sistema del nuovo allenatore dello United gli attaccanti devono generalmente occuparsi della prima pressione. Questo è uno dei primi dubbi da risolvere.

Dubbio legato alla questione più generale relativa all’identità che l’ex allenatore dell’Ajax dovrà dare alla squadra. Il Manchester che redita ten Haag è infatti compagine senza uno spartito deciso. Con Ole Gunnar Solskjær lo United aveva evidente difficoltà in situazione di attacco a difese chiuse ma aveva trovato un assetto piuttosto efficace difendendosi posizionalmente in basso per creare campo da risalire con i suoi velocisti.

Arrivato Rangnick si è cercato di virare verso una struttura maggiormente proattiva in entrambe le fasi di gioco. Con una rosa poco adatta a questo tipo di approccio, l’idea è naufragata.

La sconfitta (3-1) con l’Arsenal non ha che ulteriormente certificato lo stato nel quale versa la squadra, con il rigore sbagliato da Bruno Fernandes sul 2-1 a simboleggiarlo. L’impressione è che il manager tedesco non veda l’ora che la stagione finisca per lasciare il compito di ricostruire al suo successore.

Detto questo, il modello di gioco olandese di ten Hag associa pressing a possesso. Sarà quindi necessario irrobustire la rosa con elementi adatti per questo calcio. Fra questi potrebbe trovare spazio anche Donny van de Beek, che ha lavorato con il tecnico all’Ajax prima di perdersi fra United e Everton.

Un’altra questione che andrà risolta è quella relativa a Harry Maguire. Il centrale inglese ad alti livelli ha finora dato il meglio di sé con l’Inghilterra in una difesa a tre. Con ten Hag, a Maguire verrà probabilmente chiesto di migliorare le letture difensive (e in questo senso il tecnico olandese potrebbe aiutare lo sviluppo del 29enne ex Leicester) e di gestire una linea alta. Aspetto quest’ultimo che invece potrebbe risultare ostico per il giocatore. Anche per questo sarà necessario un miglioramento di Varane che compensi le difficoltà dell’inglese.

In conclusione, anche se il web si è riempito di previsioni su come giocherà lo United sotto ten Hag, queste sono alla fine soltanto discussioni divertenti ma non molto di più. Difficile infatti prevedere quanto di quello visto in campo con l’Ajax in queste stagioni possa venir trasferito ad una rosa ancora non precisata. Di tutto quanto è stato detto e scritto l’aspetto forse più interessante, al di là dei macro principi generali del calcio di ten Hag, è forse l’utilizzo fatto dal tecnico dei terzini (Daley Blind e Noussair Mazraoui), utilizzati spesso come terzi centrali in costruzione con libertà di condurre palla in avanti.

La perdita di de Jong (passato al Barcellona) ha inciso non poco sull’ultima evoluzione dell’Ajax di ten Hag, nella quale il primo possesso è stato via via demandato appunto ai difensori più che ai centrocampisti.

L’altro aspetto è la tendenza, che sia con un 4-3-3 o con un 4-2-3-1 come sistema di base, a mantenere un solo pivot mandando gli altri due centrocampisti centrali ad invadere zone di campo nella metà offensiva.

Una struttura offensiva dell’Ajax di ten Hag di quest’anno con i terzini sfalsati ed un solo pivot.

Ma questo ovviamente non significa che il Manchester United sarà una copia conforme dell’Ajax di ten Hag. I principi di gioco devono poi essere sviluppati dai singoli giocatori i quali, con le loro caratteristiche e letture, possono finire per dar vita ad una versione 2.0 del modello di gioco inizialmente pensato.

Il compito che aspetta ten Hag non è quindi facile. Ad Amsterdam il tecnico ha fatto evolvere e migliorato quanto seminato precedentemente da Frank de Boer e Peter Bosz. Allo United invece dovrà partire da zero o quasi.

Come scritto recentemente da Carlo Pizzigoni su Il Nuovo calcio, ‹‹i grandi club vivono ciclicamente momenti di sbandamento, devono riadattarsi ai tempi che mutano››. La speranza a Manchester è che il nuovo manager acceleri questo processo di riadattamento, riportando il club che fu di Alex Ferguson ai livelli attesi dai tifosi.

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