Ritorno al passato

Come eravamo: l’Uruguay del ’90

Il 13 giugno 1990, nell’allora Stadio Friuli di Udine, Óscar Washington Tabárez guidò per la prima volta l’Uruguay in una fase finale del mondiale (quello italiano delle notti magiche, ça va sans dire).

La selección uruguaya era arrivata con grandi attese all’appuntamento mondiale, forte di una rosa composta dai vincitori della copa América del 1987 (e secondi in quella del 1989), conquistata niente di meno che al Monumental di Buenos Aires contro il Cile ma dopo aver eliminato in semifinale l’Argentina di Carlos Bilardo e Diego Maradona.

Nel periodo precedente al torneo, los Charrúas affrontarono Germania, Italia, Argentina e Inghilterra (cioè le squadre che poi si classificheranno nelle prime quattro posizioni al Mondiale) registrando due vittorie e altrettanti pareggi.

A livello di club inoltre il calcio uruguaiano veniva dalla doppietta in copa Libertadores, nel 1987 col Peñarol (con Tabárez in panchina) e l’anno dopo grazie ai rivali storici del Nacional.

Contro la Spagna di Martín Vázquez, Míchel e Emilio Butragueño, guidata in panchina da Luis Suárez, la Celeste si presentò con Fernando Álvez, José Herrera, Nelson Gutiérrez, Hugo De León, Alfonso Domínguez, Ruben Pereira, José Perdomo, Ruben Paz, Antonio Alzamendi, Enzo Francescoli e Ruben Sosa. A partita in corso si vide anche il genoano Pato Aguilera.

Non fu una grande partita anche se gli uruguaiani ebbero la possibilità di vincerla. Ma Rubén Sosa calciò alle stelle il rigore che poteva risultare decisivo.

L’ambiente intorno a quella squadra era in fermento. Le informazioni venivano date dai cronisti presenti sul luogo e questi riportavano di una forte intromissione del procuratore Paco Casal (lo Jorge Mendes dell’epoca) nelle questioni inerenti la squadra.

L’idea era che il manager volesse in campo determinati giocatori da vendere poi nella serie A. Fra le scelte contestate dalla stampa quella che vedeva El «Tito» Jorge Gonçalves (23enne) lasciare il posto all’ormai stagionato Hugo De León (32).

Il gioco di quella nazionale venne descritto bene dallo stesso Tabárez alla vigilia dell’inizio della competizione: ‹‹un buon trattamento di palla e una marcatura a zona sempre con pressione sul pallone››.

La squadra praticava un fútbol meno duro e più offensivo di quello messo in mostra quattro anni prima in Messico, sotto la guida del c.t. Omar Borrás e che tante critiche aveva portato sugli uruguaiani. Il possesso era attuato attraverso quella che all’epoca veniva definita ‘ragnatela di passaggi’.

Tabárez durante un allenamento.

La partita seguente arrivò una sconfitta sorprendente (3-1) davanti ad un Belgio ridotto in dieci dall’espulsione dell’ex milanista Eric Gerets.

Per sperare di qualificarsi al turno successivo fra le migliori terze, l’Uruguay doveva superare la Corea del Sud. E così avvenne, grazie ad un gol del giovane Daniel Fonseca in pieno recupero. Fu, quella contro i sudcoreani, la prima vittoria della nazionale uruguaiana in una coppa del mondo da vent’anni a quella parte. Per aspettare quella successiva ne occorreranno altri venti.

Comunque sia, l’Uruguay aveva passato il turno. Il 25 giugno, a Roma, l’attendeva l’Italia padrona di casa. La Celeste andò in campo con Fernando Álvez, José Pintos Saldanha, Nelson Gutiérrez, Hugo De León, Alfonso Domínguez, Santiago Ostolaza, José Perdomo, Ruben Pereira, Carlos Aguilera, Enzo Francescoli e Daniel Fonseca. 

L’approccio tattico fu estremamente cauto. L’intento era quello di non scoprirsi e frustrare la fase offensiva azzurra soffocandone il ritmo. Il piano non funzionò. L’Italia dominò la partita chiudendola nel secondo tempo con le reti di Totò Schillaci e Aldo Serena.

L’Uruguay venne eliminato e dovrà aspettare il 2002 per tornare a giocare un Mondiale. Una delle generazioni più talentuose del fútbol uruguayo, che aveva vinto tutto a livello sudamericano, non riuscì a portare a casa nessun risultato di prestigio nella ribalta più importante.

La rosa scelta da Tabárez

Portieri: Fernando Álvez y Eduardo «D’Artagnan» Pereira (Peñarol) e Javier «Tortuga» Zeoli (Danubio)

Difensori: Hugo De León (Nacional), Alfonso Domínguez (Peñarol), Nelson Gutiérrez (Peñarol), José Herrera (Peñarol), José «Chango» Pintos Saldanha (Nacional) e Daniel Revelez (Nacional).

Centrocampisti: Pablo Bengoechea (Montevideo Wanderers), William Castro (Nacional), Carlos Correa (Peñarol), Santiago «Vasco» Ostolaza (Nacional), José «Chueco» Perdomo (Peñarol) e Rubén Pereira (Danubio).

Attaccanti: Antonio Alzamendi (River argentino/ Sud América), Carlos Aguilera (River uruguayo), Daniel Fonseca (Nacional), Enzo Francescoli (River argentino / Montevideo Wanderers), Ruben Paz (Racing argentino / Peñarol), Sergio Martínez (Defensor Sporting) e Rubén Sosa (Danubio).

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