Analisi tattica La mossa tattica

Braccetto d’oro

Le sfide fra Roma – Inter e Napoli – Atalanta (entrambe risoltesi con la vittoria delle compagini nerazzurre) hanno messo nuovamente in risalto l’importanza offensiva dei braccetti.

Con il termine braccetto si identificano i centrali difensivi esterni di una retroguardia a tre giocatori. In fase di possesso questi elementi passano velocemente dalla funzione di costruttore a quella di invasore.

Nella partita dell’Olimpico ad esempio è risultato determinante ai fini del risultato l’ottimo lavoro svolto da Bastoni.

Con l’Inter in totale controllo del match (64% il possesso palla finale, 69% quello del primo tempo) Bastoni non aveva soltanto il compito di aiutare l’uscita palla da dietro dei nerazzurri ma anche quello di aiutare la risalita della squadra nell’altra metà campo supportandone l’invasione.

La formazione di Inzaghi è più volte ricorsa al suo braccetto per sviluppare gioco sul lato sinistro del campo, quello dove l’Inter è più orientata a creare sovraccarico. Contro la Roma, sia Bastoni che D’Ambrosio sono risultati essenziali anche per il lavoro di uscita palla tanto è vero che hanno giocato rispettivamente 104 e 120 palloni. Entrambi hanno poi prodotto tre passaggi chiave a testa.

La posizione del braccetto, che agisce nel mezzo spazio di riferimento, crea problemi ai sistemi difensivi avversari. Il giocatore infatti si trova in posizione arretrata per essere preso da una mezzala e, nel caso in cui venga attaccato da una punta, viene a liberarsi una linea di passaggio per il difensore centrale o per il play.

La Roma ha evidenziato delle problematicità nella gestione di Bastoni così come le aveva riscontrate anche il Napoli durante lo scontro diretto dello scorso 21 novembre. In quella occasione era Lozano (esterno del 4-2-3-1 napoletano) a doversi teoricamente occupare dell’ex Spezia ma la pressione del messicano si rivelava inefficace, tanto è vero che Bastoni riusciva a giocare ben 62 palloni (il maggior numero fra i nerazzurri) e a costruire una solida linea di passaggi verso Perišić (con 11 passaggi fra il centrale e l’esterno croato).

Due azioni offensive dell’Inter con Bastoni protagonista. Nella prima il braccetto nerazzurro riconosce ed invade uno spazio da attaccante centrale mentre nel secondo caso, approfittando della passività della Roma, attacca in avanti sul centro-sinistra generando l’assist per il gol di Dumfries.

Per ovviare a queste difficoltà contro una squadra come l’Atalanta, che fa dell’invasione dei braccetti uno dei tratti caratteristici del proprio modello di gioco, Spalletti ha deciso di presentarsi alla partita del Maradona con un sistema base a specchio rispetto a quello dei bergamaschi.

Così, il lineup di partenza partenopeo presentava una difesa a tre imperniata su Di Lorenzo, Rrahmani e Juan Jesus agivano infatti i due mediani Zieliński e Lobotka con Malcui e Mário Rui esterni mentre davanti erano Lozano e Elmas a supportare Mertens.

Al di là delle pesanti assenze (Fabián Ruiz, Insigne e Osimhen) l’idea era quella di andarsela a giocare sui duelli 1c1 cercando, in fase difensiva, di limitare il lavoro che l’Atalanta è solita fare allargando gli interni di centrocampo per andare poi ad utilizzare i quadrilateri esterni (composti da braccetto, mediano, quinto e trequarti di parte) per risalire il campo.

Spalletti molto chiaro nel post-partita.

Anche se è mancato qualcosa in termini di ricerca della profondità e di finalizzazione (12% la percentuale realizzativa azzurra contro il 20% bergamasco) il Napoli se l’è giocata, producendo un volume di gioco superiore in termini di IPO (53 a 45) pur soccombendo, oltre che nel risultato finale, anche in termini di xG (2.25 concessi a fronte dell’1.80 prodotto).

A creare difficoltà alla fase difensiva del Napoli è stato soprattutto Tolói. Il nazionale italiano ha infatti giocato 65 palloni (56 Palomino) e prodotto ben 7 passaggi chiave, rappresentando una costante spina nel fianco sinistro della retroguardia di Spalletti.

Nella clip montata con VideoMatch di Sics vediamo il movimento di Tolói nell’azione del gol vittoria atalantino.

L’impressione quindi, in un momento storico nel quale si parla molto dei falsi terzini che entrano dentro il campo, è che anche la soluzione di avere terzi di difesa molto offensivi stia ponendo alle squadre che difendono un conundrum ancora irrisolto.

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