Ritorno al passato

Mi ritorni in mente…

Sono passati 29 anni da quel 14 ottobre del 1992, quando la nazionale svizzera riuscì per l’ultima volta a conquistare dei punti sul campo degli Azzurri. Si giocava a Cagliari e fu una delle prime uscite con Arrigo Sacchi c.t. dopo il siluramento di Azeglio Vicini, ‘colpevole’ di non aver centrato la qualificazione a Euro 92 ma, soprattutto, di non aver vinto il mondiale casalingo di due anni prima.

Era, quella, una nazionale sperimentare: Sacchi aveva da poco intrapreso la strada di quel tourbillon di convocati che avrebbe caratterizzato la sua intera gestione tecnica e che allora sembrava sinonimo di indecisione. Nelle otto sfide precedenti quella con i rossocrociati (per un record di cinque vittorie e tre pareggi) l’ex tecnico del Milan aveva già convocato quarantotto giocatori.

All’epoca la grande diatriba era però quella fra partigiani della marcatura a uomo e sostenitori della zona. Con l’avvento di un vero e proprio profeta di quest’ultima in panchina, le porte della nazionale si aprirono anche per insospettabili, come avvenne nel caso di Mauro Tassotti. L’attuale secondo di Shevchenko al Genoa, all’epoca 32enne, ebbe così la possibilità di esordire dopo anni di anticamera. ‹‹Avevo perso la speranza di arrivare in nazionale ormai da prima degli Europei ‘ 88. Ma quella era una nazionale che giocava a uomo. Con Vicini non ho mai parlato. La svolta alla mia carriera è stata data prima da Liedholm, poi da Sacchi››.

Con Franco Baresi ritiratosi dagli impegni con la Nazionale (sarà proprio Sacchi a convincerlo a tornare) la difesa è tutta da inventare. La vigilia passa intorno alla questione relativa alla sostituzione del capitano rossonero. L’idea di spostare Maldini al centro non ha l’approvazione del diretto interessato. ‹‹Mi posso adattare›› dichiara Paolo qualche giorno prima della partita ‹‹ma mi sento più completo come terzino››.

L’ipotesi verrà infine accantonata per un fastidio alla coscia del milanista. Al suo posto, nella serata di Cagliari, Sacchi schiererà Lanna, vero jolly difensivo, per una inedita coppia centrale difensiva completata da Costacurta.

La formazione che scende in campo al Sant’Elia prevede quindi, in rigoroso ordine numerico, Marchegiani, Tassotti, Di Chiara, Eranio, Costacurta, Lanna, Lentini, Donadoni, Vialli, R. Baggio, Evani.

Il pressing italiano è rivedibile. Alain Sutter è una spina nel fianco e Marchegiani deve uscire come un moderno sweeper-keeper.

A guidare l’attacco quindi Roberto Baggio ed un Vialli che, reduce dalla grande prova fornita contro l’Olanda (a detta di molti la partita migliore dell’intera gestione Sacchi) e in quel momento in una fase positiva nei rapporti col commissario tecnico.

Di fronte la Svizzera guidata da Roy Hodgson e cesellata anch’essa su un classico 4-4-2 a zona, con gli esperti Geiger ed Egli a difesa del no.1 Pascolo (poi visto anche dalle nostre parti proprio col rossoblù del Cagliari) e con in attacco il pericolo Stephane Chapuisat, classe ‘ 69 del Dortmund già adocchiato a suo tempo dalla Roma.

E sarà proprio Chapuisat a mettere in difficoltà Costacurta e compagni, aiutato anche da una serata storta di Marchegiani, protagonista in negativo di entrambi i gol elvetici in quello che fu un vero e proprio inizio da incubo per l’Italia: due reti subite nell’arco di tre minuti di partita, fra il 17’ e il 20’ del primo tempo.

Nel montaggio VideoMatch di Sics  l’azione del momentaneo 0-2 per la Svizzera. Sacchi attribuirà l’errore di Marchegiani alla scarsa abitudine dei portieri a giocare con la palla. La regola che vietava il retropassaggio era appena entrata in vigore.

‹‹Per fare la zona pressing bisogna essere collaudati, in difesa prima che in qualsiasi altro settore del campo›› dirà il già citato Tassotti a fine gara. ‹‹E invece eravamo in tre quasi esordienti, era chiaro che avremmo pagato dazio››.

Una difesa ballerina, prima come detto di Baresi e Maldini ma anche di Mannini e Vierchowod. A proposito di quest’ultimo Sacchi dirà che ‹‹se fosse stato bene, avrei chiamato il sampdoriano››.

Davanti era una squadra offensiva, con Lentini, Roberto Baggio, Donadoni e Vialli contemporaneamente in campo. Nel finale qualcuno avrebbe voluto vedere in campo anche Casiraghi. Ma, secondo Sacchi, non si vincono le partite ‹‹infoltendo l’attacco››.

Alla fine sarà Eranio a salvare gli Azzurri. Nel post partita proprio l’ex genoano avverte: ‹‹abituatevi a una nazionale thrilling››. Pensando a quanto successo a Usa 94, mai previsione si rivelerà più azzeccata.

Italia-Svizzera 2-2
Italia: Marchegiani, Tassotti, Di Chiara, Eranio, Costacurta, Lanna, Lentini, Donadoni (71° Albertini), Vialli (C), R. Baggio, Evani (41° Bianchi) (In panchina: Pagliuca, Minotti, Casiraghi). Commissario Tecnico: Arrigo Sacchi.
Svizzera: Pascolo, Hottiger, Quentin, Egli (C), Geiger, Bregy, A. Sutter, Ohrel (55° Piffaretti), Knup (89° B. Sutter), Sforza, Chapuisat (In panchina: Lehmann, Herr, Turkyilmaz). Commissario Tecnico: Roy Hodgson.
Arbitro: Mikkelsen (Danimarca).
Reti: 17° Ohrel, 20° Chapuisat, 83° R. Baggio, 90° Eranio.
Note: spettatori 28.000.

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