Analisi tattica

E il Mancio va…

La nazionale guidata da Roberto Mancini chiude il trittico primaverile di qualificazione ai Mondiali del Qatar con altrettante vittorie contro Irlanda del Nord, Bulgaria e Lituania. Un triplo 2-0 che porta a 6 i clean sheet consecutivi registrati dagli Azzurri e a 25 il totale di partite senza sconfitte col Mancio in panchina.

Dal punto di vista tattico le tre sfide hanno dato diversi spunti interessanti. Fra questi ne tratteggiamo alcuni.

Costruzione e sviluppo

La squadra azzurra ha mantenuto inalterato il copione tattico in tutte le sfide, dimostrando quindi di aver raggiunto una precisa identità tattica. Sia contro i Nordirlandesi (62%) che a Sofia contro i Bulgari (67%) così come sul sintetico di Vilnius (65%) la nazionale italiana ha utilizzato il possesso (media di oltre il 64%) per dettare il contesto tattico della partita.

All’interno di questo approccio ha rivestito notevole importanza la costruzione 3+2, ormai divenuta classica per l’Italia del Mancio.

Tale costruzione dal basso si poggia su una linea difensiva a tre composta dai due centrali e dal terzino destro, che viene ad assumere una posizione nel mezzo spazio di competenza. A sinistra invece l’altro terzino (Emerson o Spinazzola) si alza per andare a garantire ampiezza in zone più avanzate di campo.

Davanti ai tre difensori viene a costituirsi una coppia di play che hanno il compito di aiutare l’uscita palla da dietro e di veicolare i flussi di gioco sfruttando le linee di passaggio che gli Azzurri costruiscono in fase offensiva. In questo senso il 4-3-3 di partenza si sviluppava in un 3-2/4-1 con una delle mezzali (Pessina, Barella e Pellegrini) che andava a giocare in zona di rifinitura a supporto dell’esterno sinistro (Insigne ed El Shaarawy) e dietro la prima punta.

La fase offensiva dell’Italia. In questa immagine notiamo il secondo play (Sensi) in posizione più avanzata.

La produzione offensiva

Oltre ai risultati, che risaltano ancora di più se paragonati a quelli registrati da altre grosse nazionali europee (come la Spagna costretta al pareggio dalla Grecia o la Germania inopinatamente sconfitta dalla Macedonia del Nord), la squadra di Mancini ha mostrato anche una buona capacità nell’attaccare tre avversari che, in generale, hanno cercato di difendersi con un blocco basso volto a coprire tutti i canali verticali del terreno di gioco.

Le uniche difficoltà si sono evidenziate soprattutto nel primo tempo della sfida alla Lituania dove, complice anche un sintetico non eccezionale, la manovra italiana è stata alquanto lenta e impacciata.

A condizionare la fluidità del gioco è stata anche la scelta iniziale di Mancini di utilizzare Pellegrini da play al fianco di Locatelli col romanista che non è riuscito a calarsi nella parte.

Le cose sono migliorate con l’inserimento di Sensi, che ha prodotto una migliore connessione con il centrocampista del Sassuolo liberandolo al contempo per andare ad invadere la metà campo avversaria con Pessina.

L’IPO di Sics evidenzia la differenza di produzione offensiva registrata fra Lituania e Italia.

Locatelli

Proprio l’interno neroverde ha confermato il suo ottimo stato di forma e la predisposizione a giocare all’interno di un sistema che poggia su principi di gioco molto vicini a quelli che il 23enne di Lecco si trova ad applicare nel proprio club, sotto la guida di Roberto De Zerbi.

In queste partite giocate con la nazionale, Locatelli ha dimostrato di poter essere utile alla causa azzurra tanto svolgendo funzioni di secondo play (sfruttando le proprie qualità nel gioco sul corto) quanto appunto venendo utilizzato da invasore, situazione durante la quale l’ex milanista ha mostrato caratteristiche forse poco conosciute, come quelle di sapersi muovere lungo il fronte offensivo o di attaccare l’area avversaria.

Il filmato VideoMatch di Sics mostra alcuni dei passaggi chiave effettuati da Locatelli durante queste tre partite. Il totale è stato di 24 (in 126 minuti giocati).

L’apporto offensivo di Locatelli si è tradotto anche nel gol realizzato contro la Bulgaria, azione durante la quale la nazionale ha portato ben 6 invasori negli ultimi sedici metri di campo.

Il nodo attaccante

Probabilmente, l’unico neo di questo triplice impegno di qualificazione è stato (ancora una volta) quello rappresentato dal ruolo di no.9. Nelle partite in questione Mancini ha alternato Immobile e Belotti come centravanti titolare, rimanendo quindi fedele a quelle scelte consolidate che hanno contraddistinto finora la sua gestione per la scelta appunto del terminale offensivo più avanzato.

È quindi probabile che saranno questi due a contendersi il posto agli Europei, con la scelta su chi schierare titolare contro Turchia, Svizzera e Galles che verosimilmente dovrebbe avvenire in base allo stato di forma e alle caratteristiche dell’avversario di turno.

Ad oggi sia il granata che il laziale hanno destato alcune perplessità, confermate in queste sfide (con la Lituania Immobile ha anche sbagliato molto). La speranza è che agli Europei i due si dimostrino prolifici, mostrando anche una maggior funzionalità all’interno dell’idea di calcio proposta da Mancini.

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