Analisi tattica La mossa tattica

Ministro della Difesa

A risaltare particolarmente nella sfida che l’Inter ha vinto contro l’Atalanta (1-0) nel big match di giornata è stata la fase difensiva dei nerazzurri meneghini.

Alla vigilia dell’incontro di San Siro l’Atalanta era la seconda forza del campinato (proprio dietro l’Inter) sia in termini di IPO (65.6) che di expected goals (53.91) e anche per quanto riguarda le reti realizzate (60 contro le 62 della squadra di Conte).

Dal punto di vista difensivo il tecnico pugliese ha imbastito una partita volta a dettare il contesto tattico tramite il controllo dello spazio. Così i padroni di casa hanno difeso con un baricentro molto basso (40.67m sul possesso avversario) rinunciando in pratica alla pressione offensiva (11.17 il PPDA).

Questo approccio era finalizzato ad impedire all’Atalanta il superamento delle linee difensive interiste, che si presentavano corte, compatte e senza concedere la profondità agli avanti bergamaschi.

L’idea era appunto quella di oscurare le traiettorie di passaggio bergamasche, ingolfando così la risalita del campo che, per la squadra di Gasperini, avviene attraverso l’utilizzo dei quadrilateri esterni costituiti da braccetto, esterno di centrocampo, mediano e attaccante di parte.

Per far questo, Conte ha chiesto un grande sacrificio in non possesso ai suoi elementi più offensivi, a cominciare da Lautaro Martínez.

Il lavoro difensivo dell’argentino è stato evidente soprattutto nei secondi quarantacinque minuti di gioco, quando cioè l’Atalanta ha cominciato a campeggiare stabilmente nella metà campo avversaria.

Durante la ripresa il 23enne di Bahía Blanca ha agito come vertice alto del quadrato difensivo completato da Perišić, Bastoni e Vidal (poi Eriksen) col compito proprio di bloccare la risalita del campo dell’Atalanta sul proprio lato destro, solitamente quello forte quando in campo c’è Iličić (entrato in campo a inizio del secondo tempo).

Con Škriniar, Hakimi, Barella e Brozović che gestivano l’atro quadrilatero di possesso atalantino l’Inter è stata così in grado di disinnescare la fase offensiva della compagine di Gasperini.

Un momento della fase difensiva interista nel montaggio VideoMatch di Sics

Questo lavoro difensivo del secondo tempo ha completato quanto fatto in non possesso nella prima frazione, con i tre centrocampisti centrali dell’Inter attenti non solo a fare densità centralmente ma anche veloci negli scivolamenti laterali per andare a chiudere all’Atalanta le zone esterne di campo.

In tal senso, la bontà complessiva della fase difensiva interista la si evince da dati piuttosto eloquenti: i bergamaschi hanno infatti generato appena 0.68 xG e soltanto 36 in termini di IPO.

Che anche i padroni di casa abbiano prodotto poco in termini offensivi (addirittura meno degli avversari di giornata) è irrilevante ai fini di questa analisi.

Quello che ci preme sottolineare in questa sede è invece la masterclass difensiva dell’Inter di Conte, che ha ridotto ai minimi termini uno degli attacchi più prolifici del campionato (come detto in apertura sia in termini di occasioni create che di reti effettivamente realizzate). L’Atalanta ha avuto la meglio in termini di possesso (54%) ma non ha saputo tradurre questo controllo della palla in occasioni da gol.

Come spesso avviene in un contesto tattico, con le fasi difensive che hanno la meglio su quelle offensive, a determinare l’esito dell’incontro è risultato essere un calcio piazzato, che ha premiato l’Inter.

Questo episodio nulla aggiunge e nulla toglie alla maiuscola prova difensiva dei nerazzurri milanesi. Come accade spesso nel calcio, il risultato è casuale, la prestazione no.

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