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Elogio del pragmatismo

«On a gagné la bataille tactique». Queste parole di Rudi Garcia, rilasciate al termine del vittorioso quarto di finale disputato contro il Manchester City, riassumono perfettamente l’andamento di una partita che il tecnico transalpino ha saputo portare su binari graditi alla propria squadra, dettando il contesto tattico al di là dell’overthinking di Pep Guardiola.

Con questo risultato l’OL ha raggiunto la semifinale di coppa Campioni (nella quale affronterà il Bayern) per la seconda volta nella sua storia (la prima, sempre contro i bavaresi,  nel 2009/10). Non male per un club che è arrivato settimo in Ligue 1, fallendo la qualificazione per l’Europa, al termine di una stagione stoppata a causa del Covid-19.  Una decisione, quella presa dalle istituzioni del calcio francese, che ha interrotto la rincorsa alle posizioni che contano che la squadra aveva intrapreso da quando Garcia si era insediato alla guida tecnica.

Infatti, il presidente Jean-Michel Aulas aveva iniziato la stagione 2019/20 affidando a Sylvinho (ex vice di Josè Mourinho all’Inter) una squadra che aveva speso tanto in estate, a cominciare dai costosissimi arrivi di Jeff Reine-Adélaïde (€27.5m), Joachim Andersen (€24m) e Thiago Mendes (€25m).

L’allenatore brasiliano, scelto dal ds Juninho Pernambucano, non è però riuscito ad ottenere i risultati sperati e così, ad ottobre, è stato esonerato con il Lione quattordicesimo in campionato e quasi fuori dalla Champions.

Le cose sono cambiate con l’arrivo in panchina di Rudi Garcia. L’ex tecnico della Roma ha infatti abbandonato l’approccio proattivo che il suo predecessore aveva provato a far digerire alla squadra, sostituendolo con uno più pragmatico.

In particolare, a risultare efficace è stata la scelta, operata per la finale di coppa di Lega (persa solamente ai rigori contro il Psg) di passare alla difesa a tre, che diventa a cinque grazie all’abbassarsi dei laterali.

Così facendo il Lione ha potuto enfatizzare l’approccio scelto da Garcia, che consiste nel lasciare il possesso agli avversari per cercare poi la riconquista della palla, alla quale far seguire rapide verticalizzazioni.

Nel video montato con VideoMatch vediamo alcune transizioni dell’OL. 

Un tipo di calcio che, in campionato, ha incontrato delle difficoltà contro avversarie più deboli, che affrontavano l’OL con la stessa attitudine difensiva. Difficoltà che però spesso venivano risolte dalle giocate individuali dei giocatori più talentuosi, come Houssem Aouar.

Alcune giocate di Aouar.

Quando poi la squadra di Garcia si è trovata di fronte ad avversari di livello superiore (come appunto Psg o City), vogliosi di fare la partita, l’organizzazione predisposta dal 56enne tecnico francese si è rivelata in grado di ingolfare la manovra avversaria, finendo appunto per consentire al Lione di dettare il contesto.

A centrocampo, al fianco del già citato Aouar, Garcia ha poi utilizzato altri due schermi difensivi in Bruno Guimarães e Lucas Tousart, con quest’ultimo ceduto a gennaio all’Hertha Berlino e ottimamente rimpiazzato da Maxence Caqueret.

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Il 5-3-2 in non possesso del Lione. De Bruyne fra le linee viene preso da uno dei centrali.

Con la squadra che spesso riconquista palla a molti metri dalla porta avversaria (il PPDA medio nelle partite con Psg, Juventus e City è stato di 15.3), i due attaccanti devono coprire molto campo nelle transizioni e questo non permette loro di essere sempre in grado di garantire la stessa continuità di prestazione nell’arco dei novanta minuti.

Questo è il motivo per il quale, sia contro la Juve che contro il City, Garcia ha sostituito la coppia titolare composta da Karl Toko-Ekambi e Memphis Depay (l’ex Manchester United è fra l’altro reduce da un lungo infortunio).

Anche la costruzione del Lione non è particolarmente elaborata. La compagine francese cerca di uscire da dietro ma, in presenza di una forte prima pressione contraria, ricorre quasi subito al lancio lungo per cercare la profondità alle spalle della linea difensiva avversaria.

In pratica, non ci sono lunghe fasi di possesso strutturato e questo spiega anche il dato (basso) dei cross tentati nelle sfide agostane di Champions (12 in due partite).

Alla fine, a spingere fra le prime quattro della Champions quella che probabilmente è la vera sorpresa del torneo è stata anche l’imprecisione sottoporta dei suoi avversari. Basti pensare che Juventus (1.86) e Citizens (2.36) hanno prodotto un totale di expected goals (4.22) superiore a quello dei transalpini (2.18). Garcia è stato comunque bravo a sporcare le partite e a trarre il meglio dalla rosa a disposizione.

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