Tutto cominciò così

Il 28 aprile 1988, alle 7 de la tarde, presso l’hotel Hesperia (a cinque minuti di macchina dal Nou Camp) ventuno giocatori del Barça, con l’allenatore Luis Aragonés, rilasciano una dichiarazione contro il presidente Núñez, accusato di aver ingannato e umiliato i giocatori come professionisti. I calciatori, capitan Alexanko in primis, chiedono le ‹‹immediate dimissioni del presidente››.

Il cosiddetto ammutinamento dell’Hesperia è il punto più basso raggiunto da una squadra che appena due stagioni prima era arrivata a giocarsi a Siviglia la finale di coppa dei Campioni (venendo clamorosamente sconfitta ai rigori dalla Steaua Bucarest di Helmuth Duckadam) e che ora, invece, si apprestava a chiudere la stagione dell’allora Primera División al sesto posto, a ventitré punti dal Real Madrid campione. Se si esclude il decimo titolo, conquistato nel 1985, i Culé non vincevano un campionato dal 1974. Troppo poco per un club come quello catalano.

Il 4 maggio, sempre del 1988, Johan Cruyff veniva ufficialmente annunciato come nuovo tecnico del Barcellona. L’olandese riuscirà a portare al club undici trofei, compresa la prima, agognata, coppa dei Campioni nel 1992. Con Cruyff inizia una rivoluzione tecnica e tattica che segnerà la storia del Barça e del calcio mondiale. Tutti conoscono l’epopea blaugrana del Cruyff allenatore. Pochi forse sanno della prima annata del profeta del gol alla guida di quella che era stata una delle sue squadre anche da calciatore.

Cruyff iniziò subito un repulisti interno, dando seguito alle proprie dichiarazioni: ‹‹il presidente è quello che paga e chi non è d’accordo con lui se ne può andare››.

Quindici giocatori vennero ceduti, fra i quali i principali protagonisti dell’ammutinamento come Víctor Muñoz (alla Samp), Ramón Calderé e Bernd Schuster (Real Madrid). Per sostituirli, arrivano al Camp Nou José María Bakero, Txiki Begiristáin, López Rekarte e Manolo Hierro (tutti provenienti dalla Real Sociedad), Julio Salinas e Eusebio Sacristán (Atlético de Madrid), Soler e Valverde (Espanyol), Unzué (Osasuna) e Serna (Siviglia). Dimostrando il noto carattere (e, forse, per mandare un messaggio a Núñez su chi comandasse) Cruyff decise di trattenere Alexanko.

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Cruyff con i dieci nuovi arrivi del Barcellona 1988.

Eusebio ha spesso ricordato il primo incontro tecnico con Cruyff: ‹‹prese una lavagna e disegnò tre difensori, quattro centrocampisti, due ali ed un centravanti. Ci guardammo gli uni gli altri e ci chiedemmo: cos’è questo?!  Era l’epoca dei 4-4-2 o 3-5-2. Non potevamo credere a quanti attaccanti erano in squadra e a quanti pochi difensori››.

L’idea rivoluzionaria di Cruyff era quella di dar vita ad un sistema 3-4-3 col centrocampo a rombo, una variante del 4-3-3 olandese. Contro squadre schierate spesso col 4-4-2, il nuovo modulo dava al Barça dei vantaggi a livello numerico. ‹‹Se hai quattro difensori contro due attaccanti, ti restano solo sei giocatori contro otto in mezzo al campo››, avrebbe poi spiegato lo stesso allenatore.

Il concetto base era il tentativo di dettare il contesto tattico della partita attraverso il possesso e il movimento. Per seguire queste linee guida Cruyff non esitò ad attingere dalla cantera del club, dalla quale tirò fuori giocatori non molto strutturati fisicamente ma eccezionali sul piano tecnico e tattico come i vari Pep Guardiola, Albert Ferrer, Sergi e Guillermo Amor.

La prima stagione con Cruyff in panchina fu di assestamento al nuovo calcio impostato dall’olandese. In campionato il Barça arrivò secondo dietro il Real Madrid (a cinque punti di distanza) ma riuscì a conquistare la coppa delle Coppe a Berna, sconfiggendo in finale la Samp di Boskov, Vialli e Mancini (proprio la stessa squadra battendo la quale Cruyff farà vincere al Barcellona la coppa dei Campioni), grazie alle reti di Julio Salinas e López Rekarte. Nell’estate seguente arriveranno poi Michael Laudrup e Ronald Koeman e, anche se con iniziale fatica (nel 1989/90 i blaugrana vinceranno la copa del Rey ma finiranno distanziati di undici punti dal Real Madrid in campionato), si andrà modellando il dream team.

Ma come giocava quel primissimo Barça targato Cruyff? Per prima cosa occorre sottolineare come molti degli aspetti del moderno juego de posición fossero già presenti nel calcio voluto da Cruyff: costruzione da dietro, invasione dell’altra metà campo con molti uomini, ricerca della superiorità posizionale, occupazione dell’ampiezza e della profondità, erano tutti principi di quel Barcellona.

smarcamento preventivo

Calcio di punizione avversario. Due attaccanti del Barça in situazione di smarcamento preventivo.

Nel 3-4-3 a rombo previsto dall’olandese, i due braccetti difensivi cercavano il duello individuale contro gli attaccanti avversari, aiutati dal centrale e da un metodista che dal centrocampo poteva arretrare per fungere da secondo centrale, come già aveva fatto Rijkaard nell’Ajax. In avanti c’erano poi due ali larghe a garantire ampiezza, con Bakero alle spalle del centravanti. Ruolo per il quale era stato scelto Julio Salinas e non Gary Lineker, stella dei Mondiali ’86 dopo i quali era approdato in Spagna.

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Il 3-4-3 del Barcellona a Berna.

Il centravanti dell’Inghilterra venne invece dirottato sulla fascia destra. ‹‹Lineker, come Stoichkov››, dirà anni dopo Cruyff, ‹‹sono giocatori di velocità, però noi giocavamo nel campo avversario e lì lo spazio fino alla porta avversaria è poco. Quindi, se hai velocità, hai bisogno di più campo per sfruttarla. Per questo giocavano da esterni senza esserlo››. L’anno dopo, con l’arrivo di Michael Laudrup, Cruyff disegnerà per il danese il ruolo di falso nueve, spostando anche Salinas all’ala.

Controllo del pallone, pase y posición erano altri aspetti chiave di quel Barça. Per Cruyff, se controlli il possesso controlli il gioco. Passare bene la palla e occupare determinate posizioni in fase offensiva era fondamentale. Il possesso non era fine a se stesso, ma a destrutturare il sistema avversario al fine di guadagnare la profondità. «Guardate sempre il compagno più avanzato» è la frase che riassume la fase di possesso del Barcellona di Cruyff. Così sarà anche per Koeman con Stoichkov e per Guardiola, con Bakero prima e Romario poi. Questo è il motivo per il quale quella squadra utilizzava anche il passaggio diretto per lanciare i tre attaccanti in verticale. Il filtrante per Bakero, l’appoggio dietro della mezza punta per un centrocampista che poi allargava in fascia era un’altra giocata tipica del Barcellona.

Uno stile offensivo ma non disattento alla fase difensiva, per la quale i blaugrana traevano vantaggio anche dal fatto di avere il controllo del pallone per la maggior parte del tempo. Tanto è vero che quel Barcellona avrà la miglior difesa del campionato, insieme al Valencia dell’uruguaiano Víctor Espárrago, con appena 26 reti subite.  Per Cruyff ‹‹si deve vincere sempre l’uno contro uno››, sia in attacco che in non possesso.

La squadra aveva buon ritmo e guadagnava in velocità anche se per il tecnico olandese era più importante avere la testa riposata e concentrata che un’ottima condizione fisica.

Per trasmettere i suoi principi di gioco, durante il ritiro al Centro Sportivo di Papendal, vicino Arnhem (Olanda), Cruyff propose un menù di quattordici partite in quattordici giorni, per un totale poi di venti in un mese.

Come detto precedentemente, il primo anno con Cruyff in panchina il Barcellona arriva alla finale di coppa delle Coppe contro la Samp, nella quale giocava uno degli ammutinati, Víctor Muñoz.

La formazione scelta dallo stratega olandese è un estratto del cruyffismo, a partire dalla sua versione del 3-4-3. In difesa gioca il brasiliano Aloisio, futura colonna del Porto e giocatore più criticato della stagione. Al suo fianco trovano posto nella linea a tre anche Urbano (l’altro braccetto) e l’ex ribelle Alexanco, il capitano. I tre centrocampisti in possesso sono Milla (centromediano), Amor e Eusebio, in una linea mediana di toque y posesión.

Tre dietro

La difesa a tre del primo Barcellona di Cruyff.

Il Barça parte forte e dopo quattro minuti è già in vantaggio, grazie ad un gol di Salinas. Roberto sale da dietro in possesso mentre i tre marcatori doriani fanno fatica su Begiristáin (Mannini) Salinas (Lanna) e Lineker (Pari). È soprattutto l’inglese a creare problemi sulla fascia sinistra della Samp, mettendo in difficoltà il no.4 blucerchiato. Il primo tempo si chiude con i blaugrana avanti 1-0 ma il risultato avrebbe potuto essere più ampio.

invasione

L’azione del gol Salinas nella finale di coppa delle Coppe contro la Samp. Tutto nasce da uno spunto di Lineker sulla destra. L’area viene attaccata da molti invasori.

Nella ripresa, Cruyff sostituisce lo stanco Milla con Miquel Soler e, qualche minuto dopo, manda in campo López Rekarte per Begiristáin. Con la Sampdoria in avanti alla ricerca del pareggio (senza essere veramente pericolosa) proprio Rekarte, in contropiede, fissa sul 2-0 il risultato, a dieci minuti dal temine.

La partita è andata come Cruyff l’aveva preparata e i cambi si sono rivelati efficaci. Termina così la prima stagione del Cruyff allenatore del Barça. Molto ancora dovrà accadere e molto accadrà.

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