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Gioco dentro per giocare fuori/gioco fuori per giocare dentro

Ampiezza e profondità sono le due strade attraverso cui una squadra in fase offensiva può passare per attaccare la difesa avversaria. La loro importanza è ribadita dal fatto che, insieme allo scaglionamento offensivo, alla mobilità e all’imprevedibilità, compongono i cinque principi della fase di possesso nel calcio.

Detto questo, gli undici più evoluti tatticamente sono in grado di alternare la ricerca dei corridoi centrali (andando in zona di rifinitura o attaccando la linea) e quella delle fasce esterne.

Tuttavia, analizzando le varie squadre si può notare come in fase di sviluppo (subito dopo la costruzione) alcune compagini tendano a veicolare i flussi di gioco centralmente mentre altre prediligono muovere palle lungo le linee laterali.

In linea di massima potremmo dividere queste squadre in due gruppi: quelle che giocano al centro per muovere poi palla esternamente e quelle che invece vanno lateralmente per andare poi in mezzo. In pratica, c’è chi gioca dentro per giocare fuori e chi preferisce giocare fuori per giocare dentro.

Nei primi due contributi video, realizzati con VideoMatch di Sics, osserviamo due situazioni che riguardano il Milan di Pioli. Fra le giocate favorite dalla squadra rossonera c’è quella di far seguire ad una costruzione a 4 che cerca i due esterni bassi uno sviluppo in ampiezza o una immediata giocata centrale in zona di rifinitura, prevalentemente per Ibrahimovic.

Due esempi di costruzione da dietro del Milan, alla quale fa seguito una palla in zona di rifinitura per Ibrahimovic.

Una volta ricevuta palla lo svedese può cambiare gioco sul lato debole (spesso per Theo Hernández) o cercare di combinare o lanciare i compagni in zona centrale.

Anche l’Inter sviluppa molto esternamente. I nerazzurri di Conte infatti tendono a costruire dal basso 3+1 per poi cercare linee di passaggio in ampiezza verso Candreva o Young.

Nel video seguente troviamo due situazioni. Nella prima, contro il Cagliari, l’Inter gioca fuori per dare poi una palla dentro sulla linea per Lukaku il quale, di prima, serve un compagno in profondità. Nella seconda, contro la Juventus, l’Inter costruisce per andare fuori attraverso il play basso (Brozovic).

Due giocate dell’Inter.

Una squadra che ama giocare dentro per giocare fuori è il Napoli di Gattuso. Da quando l’ex allenatore rossonero si è seduto sulla panchina partenopea il Napoli utilizza molto i corridoi centrali per muovere poi palla lungo le corsie esterne.

Nel primo contributo un dentro/fuori. Nel secondo un duplice tentativo di andare dentro che si sviluppa successivamente fuori.

Non a caso i dati Sics riportano come, sotto la gestione Gattuso, il Napoli risulti primo in serie A per numero di palloni messi in mezzo dalle fasce (332).

Compagine strutturata per giocare dentro ma in grado anche di andare fuori quando necessario è la Reggiana di Alvini. Considerati un po’ come l’Atalanta della serie C, in realtà i granata utilizzano principi leggermente diversi in fase offensiva.

Infatti mentre i bergamaschi muovono palla essenzialmente per vie esterne (utilizzando i quadrilateri composti da braccetto difensivo, interno di centrocampo di parte, esterno e attaccante nel mezzo spazio), Alvini preferisce risalire il campo centralmente.

Nei due video qui sopra vediamo due situazioni diverse e interessanti, che dimostrano la qualità della Reggiana nel saper mixare le due giocate. Nel primo contributo, avendo tempo di gioco a causa dell’assenza di una forte pressione avversaria, la squadra di Alvini gioca nel mezzo ad uno dei due mediani che poi, a sua volta, gioca sempre nel mezzo per l’altro che si era alzato. Gioca dentro per giocare dentro.

Nel secondo filmato invece la compagine emiliana gioca dentro per poi andare a sviluppare fuori.

I filmati della Reggiana di Alvini.

Al di là di quali siano le linee guida seguite dalle varie squadre è chiaro come un undici in grado di utilizzare sia il gioco fuori/gioco dentro che il gioco dentro/gioco fuori, anche all’interno della stessa partita, possa creare molte difficoltà ad una squadra avversaria che dovrà preparare la partita (in fase di non possesso) per andare a chiudere gli spazi tanto centralmente quanto esternamente.

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