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Eppur si muove…

Le prime tre gare sotto la nuova gestione tecnica sono in archivio e, anche se siamo ancora agli inizi, il nuovo Arsenal targato Mikel Arteta ha mostrato su quali principi di gioco voglia fondarsi.

Qualcosa si era già visto all’esordio contro il Bournemouth. Le due sfide seguenti (contro Chelsea e Manchester Utd) non hanno fatto altro che confermare l’indirizzo tattico che l’ex vice di Guardiola sta cercando di implementare con i Gunners.

Dal punto di vista del modulo, l’Arsenal sulla carta si dispone con un 4-2-3-1. In realtà, la fluidità con la quale viene interpretata questa formazione porta la compagine di Arteta a schierarsi con un compatto 4-4-2 in non possesso e con un ‘guardiolesco’ 2-3-4-1 in fase offensiva.

Infatti, all’interno di questo costrutto tattico, quando l’Arsenal attacca si è visto spesso Maitland-Niles agire da inverted fullback che va ad occupare la posizione di mezzala destra. A sinistra, l’altro terzino (Kolasinac) si alza mentre l’esterno alto di parte (Aubameyang o Saka) vien ad agire all’interno, a volte scambiandosi di posizione con Lacazette.

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La costruzione dell’Arsenal, con Xakha nel mezzo spazio siistro e Kolasinac che prende campo in avanti.

Sul lato opposto, l’ampiezza viene garantita dall’altra ala. In questa posizione sta facendo bene Pepe, impiegato in un ruolo a lui più congeniale e, soprattutto, con compiti più adatti alle sue caratteristiche.

Ad aiutare la fase di costruzione e di primo possesso ci sono i due centrocampisti centrali, Torreira e Xhaka. Proprio lo svizzero si è finora rivelato elemento di vitale importanza nello scacchiere predisposto dal tecnico spagnolo. Non a caso Arteta sta cercando di evitarne il passaggio all’Hertha Berlino.

Giocando nell’half-space sinistro, il 27enne centrocampista contribuisce alla creazione del pattern offensivo utilizzato dall’Arsenal per attaccare su quel lato di campo. Infatti, con Xakha in possesso e in grado di giocare in avanti, Kolasinac e l’attaccante di sinistra vanno ad attaccare le zone del centrale e del terzino opposti.

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Attacco sul lato sinistro con Kolasinac e Aubameyang.

Anche Ozil sembra aver tratto vantaggio dall’arrivo del nuovo manager. Di nuovo al centro del progetto tecnico, il tedesco non contribuisce soltanto alla fase offensiva (4 key passes contro il Bournemouth) ma anche a quella di non possesso, come dimostrato nella partita contro il Manchester Utd.

Uno dei passaggi chiave di Ozil contro il Bournemouth.

A favorire il lavoro difensivo di Ozil è la struttura che Arteta sta dando all’Arsenal per il non possesso, con Maitland-Niles impiegato in compiti prettamente difensivi e con Torreira più basso quando i Gunners attaccano, in modo da gestire meglio le transizioni difensive.

In generale, in fase difensiva, Arteta vuole una squadra aggressiva, che attui un pressing alto per andare a contrastare immediatamente la costruzione avversaria. In attesa di riuscire a mantenere questo approccio per tutto l’arco dei novanta minuti, quando l’Arsenal è costretto a difendersi basso il 37enne allenatore di San Sebastian chiede ai suoi giocatori di rimanere comunque aggressivi sulla palla, cercando soprattutto di chiudere i corridoi centrali.

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Il pressing alto della squadra di Arteta.

Riducendone lo spazio di azione, Arteta ha finora reso più facile il lavoro difensivo a giocatori come Xhaka, David Luiz e Torreira che sono invece in maggior difficoltà quando chiamati, come nella gestione precedente, a dover difendere in zone più ampie.

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I numeri di Xhaka contro lo Utd nel tweet di @Squawka.

La rivoluzione di Arteta è solo agli inizi e ci sono molte cose sulle quali il nuovo allenatore dovrà lavorare (il gol subito contro il Bournemouth nasce da un errore in uscita da dietro) per migliorare la situazione ereditata da Emery. Di certo, l’inizio è stato promettente e, forse, migliore di quanto molti si attendessero.

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