Allenare con la palla: intervista a Nenad Bjelica

L’esordio dell’Atalanta in Champions League, lo scorso 18 settembre, è stato un vero e proprio schock. I bergamaschi sono infatti stati travolti dalla Dinamo Zagabria (4-0), subendo una lezione di calcio. Oltre alle difficoltà della competizione, la partita in questione ha messo in evidenza anche la prestazione della Dinamo, confermata poi dalla sconfitta di misura subita ad opera del Manchester City nel turno successivo.

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I dati degli xG prodotti da @Tacticsplatform evidenziano la netta superiorità dei croati nel confronto con l’Atalanta.

Artefice del buon momento dei croati, che dura da quando si è seduto sulla panchina della Dinamo, è il tecnico Nenad Bjelica, visto all’opera anche in Italia con lo Spezia. Ecco cosa ci ha detto in merito a questa prima parte di stagione, alla sua metodologia e alla partita vinta con la squadra di Gasperini.

Mister, lei è in carica dalla stagione scorsa, durante la quale ha condotto la Dinamo fino agli ottavi di Europa League…quanto è cresciuta la squadra in questo arco di tempo?

L’anno scorso abbiamo conseguito un risultato storico. Dopo 49 anni abbiamo vinto il gruppo Europa League passando il turno e quest’anno siamo cresciuti definitivamente. Tutti i giocatori dell’anno scorso sono rimasti anche in questa stagione. Già inizio della stagione sta mostrando che i ragazzi sono cresciuti e che Europa League dell’anno scorso è stata utile per tutti. Siamo cresciuti individualmente e come squadra e possiamo dimostrarlo in Champions, dove già abbiamo dimostrato questa crescita nelle qualificazioni e nella partita contro l’Atalanta.

Contro l’Atalanta ha fatto bene tutto il collettivo…certamente, tre giocatori hanno particolarmente impressionato: Olmo, Orsic e Petkovic. Cosa può dirci di questi giocatori, tecnicamente e tatticamente?

Abbiamo giocato una bella partita tatticamente e abbimao tenuto un livello alto di aggressività. Questi tre giocatori sono i più in forma in questo momento. Orsic è nazionale crato, Olmo un U21 spagnolo che arriverà anche nella nazionale maggiore. Sono giocatori imprevedibili, che si adattano a diversi sistemi di gioco. Possono giocare in un 4-3-3 come in un 3-5-2 (come visto contro la squadra di Gasperini). Un anno e mezzo fa non erano a questo livello. Sono cresciuti, forse sono quelli che sono cresciuti maggiormente in questo anno e mezzo di lavoro.

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I dribbling di Olmo nella sfida contro gli uomini di Gasperini.

Vorrei restare su Olmo: ha avuto il coraggio di lasciare il Barcellona per venire a cercare più spazio in Croazia…a 21 anni è ancora giovanissimo. Dove potrebbe arrivare secondo lei?

Dani è un ragazzo stupendo. È arrivato con tutta la famiglia giovanissimo in Croazia, non è stato facile per lui. In quest’ultimo anno e mezzo gli abbiamo trovato una posizione in campo dove si trova a proprio agio, cioè da trequartista, vicino alla porta. Fa il suo lavoro anche in fase difensiva, è mentalmente molto forte, completo sia tatticamente che tecnicamente.

Petkovic: ha avuto esperienze non fortunate a Verona e Bologna…secondo lei, perché non è riuscito ad imporsi in Italia?

Bruno è arrivato in Italia molto giovane. Non ha trovato un ambiente adatti. A Trapani ha fatto bene ma non è riuscito ad avere continuità. Prima di arrivare da noi veniva da due stagioni senza reti segnate. Poi a casa sua, in Croazia, lo abbiamo aiutato a crescere e anche lui è cambiato ed è molto più professionale, lavora duramente per restare al livello al quale si trova. Ha anche debuttato in nazionale. C’erano dubbi al suo arrivo ma ha dimostrato di essere un attaccante molto moderno, che fa gol e assist, che non è egoista…forse dovrebbe avere più fame sotto porta, ma crescerà e dimostrerà di poter giocare a livelli più alti.

Torniamo alla partita contro l’Atalanta. La Dinamo è stata in grado di fronteggiare l’impeto fisico dei bergamaschi, opponendosi alla squadra di Gasperini tanto sul piano dei contrasti che su quello dei duelli a centrocampo. Tanto è vero che gli ospiti, per superare la vostra pressione, sono spesso ricorsi al lancio lungo, inusuale per loro. Come ha preparato la partita e quali esercitazioni ha utilizzato per preparare questo tipo di approccio tattico? 

Abbiamo preparato la partita due giorni prima perché avevamo giocato in campionato e non avevamo molto tempo a disposizione. Avevo chiaro che dovevo cambiare il sistema e giocare a tre perché avevo visto una Atalanta offensivamente molto forte e ho pensato che potessimo contenerla difensivamente soltanto con tre difensori e un pivot difensivo che aiutasse i centrali dietro. Per contenere Ilicic, Zapata e Gomez avevamo bisogno di tanta aggressività e concentrazione. In tutte le altre posizioni siamo rimasti uno contro uno. Sapevo che in casa, con uno stadio pieno, con la nostra aggressività e con motivazione potevamo lottare farcela. Forse c’è stata un po’ di “improvvisazione” c’è stata nella fase offensiva dove Orcic non ha giocato da esterno ma vicino a Petkovic. Era l’unico dubbio che avevo ma siamo riusciti a fare bene anche in attacco, segnando dopo 10-15 minuti e poi siamo cresciuti ogni minuto che passava. È stata una vittoria molto importante contro una squadra fortissima che in Italia ha dimostrato di essere una fra le squadre migliori.

La scelta della difesa a tre è stata fatta in virtù di questa partita o la rivedremo in seguito nel corso della stagione?

Forse giocheremo anche le prossime volte con la difesa a tre, anche contro il City abbiamo giocato così ma non siamo riusciti né a vincere né a pareggiare. È difficile affrontarli sul loro campo, dove attaccano per 90 minuti e dove difendere è complicato. Sicuramente nel futuro proveremo ancora questo modo di giocare. Contro l’Atalanta abbiamo dimostrato che possiamo farlo bene.

Come giudica il livello attuale del calcio croato, anche alla luce della finale mondiale raggiunta dalla nazionale nel 2018?

Il calcio croato negli ultimi due anni ha ottenuto grandi successi. Diventare vice-campioni del mondo in Russia è stato il maggior successo ottenuto dal calcio croato nella sua storia. Poi è arrivata la stagione della Dinamo Zagabria che ha vinto il campionato con 25 punti di vantaggio sulla seconda e ha fatto una Europa League straordinaria. Nessuno credeva in noi un anno e mezzo fa ma con tanto impegno e sacrificio abbiamo raggiunto questo successo. Ora vogliamo ripeterci in Champions.

Lei conosce molto bene il calcio italiano per via della sua esperienza con lo Spezia. Come giudica quella esperienza (da giugno 2014 a novembre 2015)?

Allo Spezia sono stato molto bene. Mi sono trovato bene in Italia in generale. Mi piace la mentalità italiana ed è un Paese vicino alla Croazia. Come allenatore sono cresciuto molto nella parte tattica. Seguo anche da qui il calcio italiano, sta crescendo molto.

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Bjelica ai tempi dello Spezia.

Il calcio moderno è sempre più fluido, con squadre che cambiano la disposizione in campo fra le due fasi. In questo senso, si parla più di posizioni da occupare che di ruoli. Qual è il suo parere in proposito?

Il calcio moderno è molto veloce, con grandi transizioni, con sistemi che cambiano nelle due fasi. Per me quello che è importante non è il sistema di gioco ma la capacità di adattare il sistema ai giocatori che hai a disposizione. In generale, devi sempre avere equilibrio fra le due fasi e non pensare soltanto ad una delle due. Impegno, sacrificio, voglia di dare tutto sul campo sono però più importante di qualsiasi sistema.

Allo Spezia era conosciuto anche perché era uno dei pochi allenatori a lavorare totalmente con la palla. Utilizza ancora questa metodologia di lavoro?

Sì continuo a lavorare tanto con la palla. Credo che lavorando senza palla si perda tempo. Anche la parte fisica si può fare con la palla. È un po’ più difficile ma con la palla puoi lavorare tutti gli aspetti tattici, offensivi e difensivi, per questo voglio fin dal primo giorno che la squadra si adatti al lavoro con la palla e non alla palestra o alla corsa in montagna che fanno perdere ore di lavoro utile. I giocatori devono adattarsi ai movimenti specifici che ritroveranno poi sul campo durante la partita. Nessuna delle squadre che ho allenato ha mai registrato grandi infortuni perché la mia metodologia è adattata al calcio e a quello succede sul campo.

Ci può indicare una esercitazione che ama particolarmente per allenare la fase offensiva?

Ne faccio tante, è difficile indicarne una. Ne faccio tante analitiche all’interno del sistema che utilizza la squadra. Ogni giocatore lavora nella sua posizione naturale, facendo i movimenti che chiedo in partita. Sono gli adattamenti al sistema di gioco e agli automatismi tattici di cui parlavo prima.

Altro aspetto importante oggi giorno è quello relativo all’utilizzo di tattici e match analyst in staff allargati. Come utilizza questi supporti nel suo staff?

La parte analitica la facciamo mostrando alla squadra qualche video degli avversari, non più di 15-20 minuti. E un lavoro che facciamo il giorno precedente la gara…ovviamente la squadra iniziamo a prepararla un po’ prima. Giocando ogni tre giorni non abbiamo tanto tempi per preparaci. Gli ultimi due giorni servono a preparare la squadra con video che mostrino i comportamenti degli avversari in fase offensiva, difensiva e nelle transizioni.

Mister, la rivedremo in Italia prima o poi?

Non lo so, mi piacerebbe. L’Italia è un bellissimo Paese, mi sono trovato bene, mi piace il calcio italiano, parlo la lingua… ho esperienza perché ho 450 panchine in carriera, lavorando in Croazia, Italia, Austria, Polonia…con anche qualche successo (sorride)…mi sento pronto per la vostra serie A, quindi dico perché no?

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