Come potrebbe essere il Milan di Pioli?

‹‹Testa bassa o alta? Vincere››. Con queste parole Stefano Pioli si è presentato alla stampa e ai tifosi nelle vesti di nuovo allenatore del Milan. Dopo un maestro di calcio (Giampaolo) ecco quindi arrivare a Milanello un normalizzatore, come Pioli venne definito quando si trovò a guidare l’altra squadra del capoluogo lombardo nel novembre 2016, in sostituzione di Frank de Boer.

La sfida che il 53enne tecnico di Parma va a raccogliere, per certi versi, ricorda proprio quella che dovette affrontare con l’Inter: rimettere in carreggiata una squadra dopo una gestione precedente improntata più sull’utopia che sulla concretezza.

E proprio a partire da questa similitudine e dalle dichiarazioni dello stesso Pioli in sede di presentazione si può comprendere come, sulla carta, sia possibile attendersi una bella dose di pragmatismo da parte del nuovo tecnico rossonero. D’altra parte, l’allenatore emiliano ha voluto precisare fin da subito che, rispetto al suo predecessore, ha ‹‹idee diverse››.

Dal punto di vista tecnico e tattico la rosa a disposizione dell’ex allenatore della Fiorentina si presenta con diversi nodi da sciogliere, a partire dalla disposizione iniziale in campo. Il 4-3-1-2 provato da Giampaolo è stato velocemente accantonato quando l’ex allenatore del Milan si è accorto di non avere a disposizione gli interpreti adatti per giocare con quel sistema e quel tipo di calcio che, prima a Empoli e poi con la Samp, avevano consentito al 52enne nativo di Bellinzona di rilanciare la propria carriera dopo gli esoneri e le dimissioni con le quali si erano concluse le avventure di Siena, Catania, Cesena e Brescia.

La frase ‹‹non è adatto ai nostri attaccanti››, con la quale Giampaolo aveva messo in discussione il sistema dopo la sconfitta di Udine ha di fatto iniziato quel cammino che ha poi portato l’ex allenatore del Milan a virare verso il 4-3-3, anche se i principi di gioco sono rimasti gli stessi, così come le problematiche della squadra nello sviluppare le idee sul proprio allenatore.

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A Udine il primo Milan di Giampaolo, con Suso trequartista dietro Castillejo e Piatek.  

Diversamente dall’ultimo Giampaolo, Pioli non è legato ad un sistema di gioco. L’ultima Fiorentina, per fare riferimento alla versione più recente del Pioli allenatore, era squadra dal sistema fluido, che difendeva con due linee di quattro (anche all’interno di un 4-3-1-2) per sistemarsi poi con un sistema a 3 dietro in fase di costruzione.

Nel primo possesso i viola poggiavano proprio sui tre difensori centrali e su Veretout, con l’attuale romanista che era stato spostato da mezzala a play basso proprio da Pioli, per sopperire alla partenza di Badelj. L’ampiezza era presa a sinistra da un Biraghi che si alzava mentre a destra stazionava Benassi, pronto a inserirsi in avanti centralmente.

Le posizioni fluide della squadra finivano per modificare l’assetto offensivo della Fiorentina, anche più volte all’interno della stessa partita. Tuttavia, l’idea che ha lasciato la gestione Pioli a Firenze è stata quella di voler impostare una compagine moderna ma forse troppo ambiziosa, quando magari sarebbe stato più opportuno rinunciare a lunghe fasi di attacco posizionale in favore di un atteggiamento più guardingo ma in grado di sfruttare le qualità in transizione dei vari Chiesa, Muriel, Simeone e Benassi.

Detto questo, che tipo di Milan vedremo sotto Pioli? Probabilmente una via di mezzo fra la versione rossonera presentata da Gattuso e quella della prima viola di Pioli. In pratica, la fase di costruzione potrebbe essere elaborata, allo scopo di superare la prima linea di pressione avversaria e di preparare così il campo a verticalizzazioni che dovrebbero sfruttare le corsie esterne.

Alcuni giocatori come Kessié e Piatek potrebbero beneficiare da un contesto tattico del genere, più verticale e meno palleggiato e complesso di quello predicato da Giampaolo. Anche Leao, il migliore fra i nuovi acquisti, potrebbe trarre vantaggio da un tipo di gioco più semplice e veloce, con verticalizzazioni rapide.

Per favorire questo tipo di calcio potrebbe risultare utile anche rinunciare a quella coraggiosa fase di non possesso che voleva l’ex allenatore della Sampdoria, basata sulla ricerca di un recupero palla alto, per cercare invece di arretrare un po’ il baricentro al fine di creare spazio alle spalle delle linee difensive avversarie.

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Il grafico di @Tacticsplatform mostra come i giocatori offensivi del Milan stiano portando palla circa un 20% in più del tempo rispetto ai giocatori offenisvi utilizzati da Giampaolo con la Sampdoria.

Qualora invece Pioli volesse insistere con un pressing ultra-offensivo, si dovrà comunque trovare il modo di farlo funzionare la meglio per evitare di lasciare la linea arretrata esposta a pericolose ripartenze in campo aperto (come accaduto contro Torino, Inter e Fiorentina).

Tornando alla fase di possesso, Theo Hernandez potrebbe ritrovarsi a svolgere gli stessi compiti di Biraghi nella Fiorentina, vale a dire quelli di un terzino pronto ad alzarsi per dare ampiezza sul lato sinistro.

A metà campo, Biglia avrà subito la possibilità di mettersi in mostra dato che Bennacer tornerà tardi dalla nazionale e non dovrebbe quindi essere pronto per sperare nell’esordio col nuovo tecnico a Lecce. Con l’argentino Pioli avrà l’occasione di ritrovare un regista simile a Badelj, cioè all’elemento che maggiormente è mancato al nuovo allenatore rossonero nell’ultimo anno con la viola.

Ovviamente, resta centrale la questione Suso. Bocciato da trequartista dopo le prestazioni con l’Udinese e nel derby, lo spagnolo è stato provato anche come punta del 4-3-1-2 con libertà di muoversi a destra prima di essere di nuovo collocato nella posizione di attaccante esterno destro quando Giampaolo ha virato verso il 4-3-3. La situazione non è migliorata e il Milan ha continuato ad avere problemi nello sviluppo della manovra offensiva.

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Il peso di Suso nella fase offensiva del Milan secondo le statistiche Soccerment.

Pioli, sempre in conferenza stampa, ha parlato anche dell’ex Liverpool definendolo ‹‹un giocatore indiscutibile››, al quale bisogna far ‹‹giocare tanti uno contro uno, va messo nelle migliori condizioni››. L’idea del nuovo tecnico sembra quindi quella di ripartire dallo spagnolo, il giocatore di maggior talento della squadra ma anche uno dei rebus irrisolti che il Milan si trascina dietro da tempo. I rossoneri infatti continuano ad essere Suso-centrici, anche per la tendenza dei compagni ad appoggiarsi a lui in situazioni di difficoltà, mentre il 25enne esterno offensivo continua ad essere poco associativo.

Dato che Suso ha palesato difficoltà ogni volta che si è trovato a dover agire spalle alla porta, un’idea che Pioli potrebbe perseguire sarebbe quella di servirlo velocemente, magari anche con rapidi cambi di gioco, in modo appunto da sfruttarne le qualità nell’uno contro uno e da cercare di velocizzare il suo apporto alla manovra rossonera.

La sfida che aspetta Pioli non è semplice. Il nuovo allenatore dovrà valorizzare i giocatori a sua disposizione, rivitalizzandone alcuni (in particolare Piatek e Suso) e cucendo per loro un vestito tattico più efficace di quello infruttuosamente proposto da Giampaolo.

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