Furia ceca

Molto è stato detto e scritto delle difficoltà riscontrate dall’Inter di Conte all’esordio in Champions League. Quella che forse è stata meno sottolineata è invece la prova difensiva dello Slavia Praga.

Campione ceco, arrivato fino ai quarti della scorsa edizione della Europa League, lo Slavia è arrivato a S.Siro giocando una partita quasi perfetta sul piano dell’intensità e dell’organizzazione tattica, dimostrandosi avversario ben più ostico di Lecce, Cagliari e Udinese, vale a dire le tre squadre finora affrontate in campionato dagli uomini di Conte.

Allenati da Jindřich Trpišovský, tecnico senza un passato da calciatore professionista alle spalle, i cechi hanno impostato la partita sulla creazione di duelli individuali in fase di non possesso. Così, per ingolfare la fase di costruzione dell’Inter, Trpišovský ha mandato il trequartista Stanciu ad occuparsi di Brozovic mentre ai due attaccanti centrali (Masopust e Olayinka) veniva chiesto di contrastare i due braccetti nerazzurri (Skriniar e D’Ambrosio).

A centrocampo erano invece le mezzali Hušbauer e Traoré a francobollare i diretti avversari Sensi e Gagliardini, mentre gli esterni bassi contenevano Asamoah e Candreva. A completare il rombo di centrocampo era Souček. Il mediano ceco aveva il compito di schermare le linee di passaggio verso Lukaku e Martínez, facilitando così il lavoro dei due difensori centrali cechi.

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L’aggressività dello Slavia ha destabilizzato la fase di possesso dell’Inter.

Il sistema di marcature predisposto da Trpišovský, accompagnato da una pressione immediata, ha finito per mettere in crisi il palleggio della squadra di Conte. In particolare, ad andare in difficoltà è stato Brozovic. Il croato, marcato stretto da Stanciu, è riuscito raramente a liberarsi per aiutare il possesso nerazzurro, col risultato di effettuare appena 33 passaggi. È vero che Brozovic ha mantenuto comunque una buona percentuale di riuscita degli stessi (80%) ma si è trattato per la maggior parte di giocate che non hanno permesso alla manovra interista di guadagnare in fluidità.

Questa pressione avanzata ha finito anche per ostacolare l’uscita palla verso Candreva e Asamoah, utilizzata spesso dall’Inter per risalire il campo,  col risultato di tagliare l’azzurro e il ghanese fuori dal gioco.

Così, il pressing della squadra ceca alla fine non ha soltanto ostacolato la manovra nerazzurra ma ha anche costretto gli uomini di Conte a modificare il proprio piano tattico, finendo per trasformare la fase offensiva in una ricerca costante della palla aerea per Lukaku, col risultato di agevolare il lavoro della retroguardia dello Slavia.

L’intensità dell’aggressione della squadra di Trpišovský ha quindi avuto un impatto negativo sulla fase di possesso interista, svelandone anche l’incapacità di adottare delle contromisure adeguate.

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La pass map e gli xG della partita secondo il modello di @Tacticsplatform.

È difficile prevedere se Trpišovský utilizzerà lo stesso tipo di approccio contro Borussia e Barcellona. Di certo, lo Slavia ha dimostrato di non essere squadra di parvenu mentre il suo allenatore ha dato una lezione tattica a Conte.

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