Un caffè col match analyst del Napoli

Nel calcio moderno gli allenatori sono sempre più impegnati, il loro lavoro è diventato sempre più complesso e, di conseguenza, difficilmente trovano il tempo per aggiornarsi. Per fortuna a questo pensato i tattici/match analyst, figure sempre più ricercate in un football che sta diventando sempre più analitico. In Italia, i precursori sono stati Adriano Bacconi e Simone Beccaccioli.

Ormai, ogni squadra professionistica ne ha almeno uno in organico. A volte fanno parte dello staff personale del tecnico, altre volte sono invece dipendenti della società che li mette a disposizione dell’allenatore di turno.

Per chiarire meglio le caratteristiche e il ruolo di questa figura abbiamo intervistato Simone Montanaro, il match analyst del Napoli.

Premettendo che per me bisogna distinguere fra il match analyst ‘puro’ ed un tattico (che svolge non solo funzioni di raccolta dati ma partecipa al montaggio video e consiglia l’allenatore in sede di analisi dell’avversario, magari stando in tribuna durante la partita per comunicare con la panchina) ti chiedo: qual è il tuo compito all’interno dello staff? Entri anche in ‘questioni ‘di campo’? Sei d’accordo con la distinzione che facevo fra tattico e match analyst?

Si sono d’accordo, la figura del Match analyst oggi è totalmente cambiata. Prima era un semplice montatore di video, poi un montatore video e un elaboratore di dati, oggi deve essere un tattico a tutti gli effetti. Cioè essere capace di leggere il calcio e fungere da “consigliere” in sede di analisi della propria squadra e dell’avversario. 

Qual è la tua formazione? Come ti sei formato per ricoprire il ruolo che ricopri?

Faccio questo lavoro da 9 anni e sicuramente la mia lunga esperienza come allenatore delle categorie giovanili, nella Roma e non solo, mi ha aiutato nello sviluppo delle conoscenze tattiche, di campo e nelle dinamiche di gruppo. Ho iniziato nella Roma facendo relazioni sugli avversari per Luis Enrique e iniziando a tagliare video con i primi software di sport code (ai tempi non si utilizzavano ancora elementi grafici nei video ma solo tagli). 

Quali corsi consigli di seguire a chi voglia intraprendere questa professione?

Consiglio di vedere più partite possibili a casa cercando di mettere il focus su una solo squadra e appuntandosi su un quaderno impressioni e analisi catalogate nelle due fasi di gioco, possesso e non possesso. Proverei a frequentare oggi qualche corso di match analyst per avere una visione più completa della figura e per avere conoscenza di qualche software. Poi… passione, passione e passione, letture e, ripeto, osservazioni di quante più squadre diverse possibili 

Come sei arrivato al calcio professionistico? E come ad allenare nello staff di Carlo Ancelotti?

Sono arrivato nel professionismo il primo anno di Montella alla Roma nei 4 mesi in cui è stato chiamato in causa. Lavoravo nel settore giovanile della Roma e lui aveva bisogno di una persona che lo aiutasse nella elaborazione di programmi di gestione dell’allenamento. L’anno successivo, con Luis Enrique, c’era necessità di aiutare nella video analisi e cosi internamente alla Roma ho fatto un corso di qualche giorno per sport code e ho iniziato a fare i tagli delle partite degli avversari secondo parametri da lui decisi, insieme a relazioni in pdf e all’analisi individuali degli avversari. Non conoscendoli aveva bisogno di una scheda e di un video per ogni giocatore…è stata quindi una palestra diretta “sul campo”.

L’anno successivo Montella mi chiama nel suo staff alla Fiorentina e da lì fino all’anno scorso ho lavorato per lui (3 anni alla Fiorentina poi Sampdoria, Milan e Siviglia). Con Montella il mio lavoro è stato quello di tattico a tutti gli effetti e di collaboratore di campo. Facendo parte diretta dello staff e non della società collaboravo alla preparazione degli allenamenti, andavo in campo con la squadra, elaboravo video, analizzavo ogni aspetto tattico degli avversari e della nostra squadra e davo il mio parere su ogni questione tecnico tattica di campo.

Sampdoria/Allenamento

Simone Montanaro all’epoca della Samp.

Da quest’anno lavoro al Napoli nello staff di Ancelotti a seguito di una sua chiamata, svolgendo le stesse mansione di tattico e collaboratore. Come negli anni precedenti osservo la partita dall’alto per poi a fine primo tempo scendere e dare la mia opinione su ciò che ho osservato da quella posizione.

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Carlo Ancelotti col suo staff napoletano.

Gli Expected Goals (xG) si sono recentemente ‘imposti’ come criterio valido per quantificare la prestazione offensiva di una squadra in una determinata partita o in un determinato periodo di tempo. Cosa pensi dell’uso degli xG e quali limiti individui eventualmente in loro (ad esempio il fatto che se un’azione pericolosa non si conclude con un “tiro” essa non viene computata dal modello oppure il fatto che a volte non si tengono in considerazione il numero di avversari presenti davanti al tiratore…). Il modello di Expected Goals varia a seconda dell’algoritmo utilizzato. Abbiamo così diversi modelli di xG (Ultimo Uomo, Michael Caley, Opta, 11tegen…). Tu quale usi e perché?

Con Montella non utilizzavo particolarmente dati presi da report, o meglio mi ero sviluppato un modello excel che mi determinasse l’ ”efficacia” della partita inserendo dati grezzi forniti da diverse aziende.

Al Napoli utilizzo Stats che ha elaborato un report interessante che riesce finalmente a tirar fuori un dato di “efficienza” tecnica e fisica della partita dato da una serie di parametri condivisi insieme, che è la cosa che più mi interessa rispetto al dato freddo degli Expected Goals. 

Più difficile appare individuare dati e statistiche che misurino efficacemente le prestazioni difensive di una squadra. Un tentativo per risolvere il problema è stato fatto con il PPDA che calcola il rapporto tra i passaggi effettuati dalla squadra in possesso (ne i primi 60 metri di campo) e gli interventi difensivi effettuati (tackle, intercetti) nella medesima zona della squadra che difende. Pertanto, più basso è il valore del rapporto e maggiore risulterà essere l’intensità del pressing della squadra in non possesso…cosa pensi dell’utilizzo di questo parametro e dei suoi limiti (a partire dal fatto che non dà informazioni qualitative sul tipo di pressione esercitata)? 

Troppo difficile ed aleatorio ad oggi individuare un parametro che determini le prestazioni difensive. Per quello utilizzo ancora il vecchio metodo: osservazione di partite e definizione chiara del modello difensivo da analizzare.

Ultimamente, molti dati e statistiche (heat map, pass map, xG, baricentro medio…) sono a disposizione di un numero sempre crescente di persone, addetti ai lavori (anche giornalisti) e non…ritieni che questa diffusione di dati abbia contribuito ad innalzare il livello medio di conoscenza della materia-calcio?

Assolutamente no. Purtroppo non è il dato in sé che determina l’innalzamento culturale medio di conoscenza calcistica, ma è la lettura che se ne dà. Manca completamente informazione in tal senso. Siamo ancora al medioevo a livello di conoscenza soprattutto da parte di chi fa informazione. Ad esempio, si misura ancora la prestazione “fisica”  da i km percorsi…dovrebbero esserci dei corsi per giornalisti e per alcuni addetti…fatte da persone competenti in grado di spiegare cosa sia oggi il calcio, come si è evoluto e come si devono leggere alcuni dati.

Quali sono le differenze fra i dati accessibili al pubblico e quelli usati dai professionisti del settore?

La stessa differenza probabilmente che c’è tra osservare una partita su Sky e vederla da camera tattica.

Il dato al pubblico è un dato che serve solo al “teatro” post partita. Viene dato e non “spacchettato” e analizzato in funzione della tattica della partita…parlano di giocatori con il più alto numero di passaggi corretti effettuati magari esaltandoli senza specificare quale è il grado di difficoltà del passaggio e se quel giocatore ha preso una decisione meno efficace con quel passaggio…il dato che io ricevo, al contrario, va “dentro” al dato generale ed è finalizzato alle mie chiavi di lettura. 

Cosa pensi del calcio attuale? Quali sono le tendenze tattiche del momento?

Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe un libro intero e non due righe…sicuramente non esiste un’idea sicura di calcio che porti alla vittoria ma esiste ciò che ogni allenatore reputa più efficiente per arrivare a vincere. Pertanto oggi abbiamo ancora filosofie di calcio differenti tra paesi e all’interno degli stessi. In Europa e in particolare in Champions si nota come fortunatamente (a mio parere) il calcio si stia evolvendo verso principi e filosofie “propositive” e non “speculative”; verso pressing ultra e offensivi e non verso attese nella propria metà campo. Si va verso fasi difensive dove si accetta tranquillamente la parità numerica. Verso un gioco “posizionale” fatto di occupazione di spazi e non di schemi predeterminati. In Italia purtroppo questa evoluzione tarda ad arrivare. Si confonde ancora il possesso palla con il gioco di schemi. Si confonde il “bel gioco” con i movimenti pre-determinati. In nome della vittoria si accetta qualunque tipo di prestazione.

La scuola italiana di calcio “fatica”anzi spesso non riconosce (basta ascoltare “esperti televisivi”) principi di gioco di un calcio fatto di occupazioni di spazi, fatto di giocatori pensanti che riconoscono le zone da occupare (in modo coordinato) e sanno come attaccarle o come e perché liberarle.

Noi al Napoli stiamo lavorando in tal senso ma, ripeto, in Italia chi “propone” si  conta sulla punta delle dita… 

Quale sarà la prossima evoluzione nel calcio? Come vedi il football fra dieci anni?

Non saprei—ora cambierà ancora la regola di inizio azione e si potrà ricevere già dentro l’area di rigore. Questo cambierà le logiche sia di inizio del gioco sia del pressing ultra-offensivo. I portieri diventeranno sempre più “giocatori”, figure fondamentali per uscire dalle pressioni avversarie.

Posso solo augurarmi che l’ Italia, si adegui alle filosofie europee moderne, che i nuovi allenatori siano in grado di proporre principi di gioco evoluti.

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