Il Liverani che avanza

Che una squadra neopromossa riesca a disputare, l’anno successivo, un bel campionato di Serie B, non è una novità. Fra i tanti esempi ricordiamo l’ultimo, quello del Parma di D’Aversa, che è riuscito nell’impresa di dar seguito alla promozione nella serie cadetta con quella successiva in A. Che questa sia però la norma, non è affatto scontato.

In questo campionato, al di là di quello che sarà l’esito finale della stagione, una squadra che è riuscita a rimanere nell’alta classifica anche nella serie superiore è il Lecce di Fabio Liverani.

Dopo aver riportato i giallorossi salentini in una categoria a loro più consona al termine dello scorso campionato di Serie C (e dopo ben cinque precedenti tentativi andati a vuoto da parte del club di via Costadura), l’ex tecnico di Genoa e Ternana (squadra con la quale centrò un vero e proprio miracolo salvezza due stagioni fa) sta impressionando non soltanto per i risultati ma anche per il gioco messo in mostra dalla sua squadra.

Dal punto di vista tattico, il Lecce è organizzato intorno ad un sistema 4-3-1-2 interpretato in modo offensivo. Elementi essenziali di questo schema a rombo sono i due vertici, quello basso (Tachtsidīs) e quello alto, posizionato dietro le due punte (Mancosu o Falco).

Al play basso spetta il compito di aiutare i centrali difensivi nella fase di costruzione, rendendo fluida la manovra e permettendo così alla squadra di muovere il pallone in zone più avanzate di campo, dove consolidare il palleggio.

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In alcune partite, per aiutare la fase di possesso della squadra ed evitare difficoltà dovute all’eventuale schermatura di Tachtsidīs, Liverani è ricorso all’utilizzo di Petriccione come interno pronto ad abbassarsi come una sorta di secondo regista.

Insieme al trequarti, il play è poi incaricato di fungere da raccordo fra il lato forte e quello debole dell’attacco leccese. Grazie al calcio lungo di cui è dotato, l’ex romanista Tachtsidīs è in grado di dirigere con un passaggio diretto la palla da una parte all’altra del campo.

Anche se lo sfruttamento del centro è importante vitale per la squadra di Liverani, l’utilizzo dei mezzi spazi e delle corsie esterne per far salire il pallone risulta essenziale nel quadro della fase offensiva giallorossa.

Una delle giocate del del Lecce, con la linea di passaggio fra play basso e no.10.

Queste zone di campo vengono attaccate attraverso l’utilizzo di catene che comprendono il terzino, l’interno di centrocampo e l’attaccante che si trova in quella zona di campo.

In pratica, le due punte (La Mantia, Palombi, Falco, Tumminello) sono abili ad occupare i rispettivi mezzi spazi e a giocare in modo associativo con gli altri giocatori della catena di riferimento.

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La catena laterale del Lecce (Calderoni, Mejer, La Mantia) col supporto di Tachtsidīs e Falco (qui in posizione da no.10).

Il supporto del trequarti permette poi alla squadra di avere un giocatore in più sul lato forte o di poter comunque contare su un giocatore verso il quale muovere il pallone in zona di rifinitura.

Nel caso in cui l’azione, predisposta su un lato, non si sviluppi, ecco intervenire il sostegno di Tachtsidīs per effettuare un cambio di campo o anche una immediata verticalizzazione per il no.10 o per gli attaccanti.

Il Lecce sviluppa una manovra a destra. Non trovando spazio, si appoggia a Tachtsidīs che stavolta, invece di un cambio di gioco, effettua direttamente la conclusione.

Il particolare posizionamento degli avanti giallorossi è poi interessante quando si va ad osservare la fase difensiva del Lecce. Le due punte infatti collaborano attivamente alla fase di non possesso della squadra salentina, pressando i centrali avversari o occupandosi dei terzini fino ad una determinata altezza di campo.

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Contro una difesa a tre, gli avanti del Lecce vanno in pressione sui centrali. Contro una linea a 4 (come quella proposta dal Verona) gli attaccanti sono pronti a scivolare anche sui terzini.

Di fatto, il Lecce attacca con otto giocatori pronti a partecipare alla fase offensiva dopo quella di prima costruzione e difende con tutti e dieci gli effettivi di movimento.

Questa predisposizione al gioco d’attacco e al suo sviluppo con molti uomini, unito alle indubbie capacità tecniche in palleggio dei giocatori a disposizione, fa del Lecce non soltanto una delle squadre più divertenti da osservare ma anche una di quelle dalla fase offensiva più efficace, come dimostrano le 42 reti messe a segno finora (secondo attacco del campionato).

Di contro, la compagine di Liverani paga qualcosa a livello difensivo: sono infatti 35 i gol subiti, undicesima difesa della cadetteria. In particolare, la squadra giallorossa paventa alcune difficoltà nella gestione delle transizioni difensive.

Proprio dal miglioramento della fase di non possesso passa probabilmente la strada che potrebbe portare il Lecce alla promozione diretta o comunque ad un cammino interessante nei playoff.

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