Sarri non ride, può farlo Ancelotti?

Il pareggio a reti involate con la Fiorentina, al netto delle occasioni mancate, certificate da Ancelotti («la partita è stata ben interpretata, abbiamo creato tante palle gol, ci è mancato solo il colpo finale»), ha confermato la sensazione di un Napoli che non si è evoluto rispetto alla squadra ammirata sotto la precedente gestione ma che si trova addirittura in una fase di stallo.

Infatti, se l’ex profeta Maurizio Sarri è alle prese con una situazione quanto mai difficile al Chelsea, anche il nuovo allenatore si trova a dover affrontare il periodo più problematico da quando si è seduto sulla panchina partenopea.

Pur in linea con gli obiettivi stagionali, con quattordici punti di vantaggio sulla quinta posizione, il Napoli non solo non è riuscito a limare la distanza che con la Juventus ma anzi il gap con i bianconeri sembra essere aumentato, come testimonia il ritardo in classifica.

L’incapacità di finalizzare contro la Fiorentina, nonostante il dato di 3 expected goals prodotto, è una costante del Napoli dell’ultimo periodo, soprattutto in trasferta dove la squadra di Ancelotti non segna da ben 360′.

Una delle tante occasioni mancate dal Napoli nella trasferta di Firenze.

Vero è, come dichiarato dallo stesso allenatore nel dopo-gara al Franchi, che un tecnico può incidere sul gioco di una squadra, molto meno sulle capacità realizzative dei propri giocatori. Ma è altrettanto evidente come anche sul piano del gioco questo Napoli sia in flessione rispetto a quanto mostrato nella prima parte di stagione.

Costruito attorno ad un 4-4-2 fluido in possesso, il Napoli ha alternato fasi nelle quali ha cercato l’ampiezza con entrambi i terzini ad altre nelle quali la fase di costruzione era demandata a Koulibaly e Albiol con Maksimovic che diventava il terzo centrale partendo dalla posizione di esterno basso a destra.

In entrambe le situazioni di gioco, il piano tattico predisposto da Ancelotti prevedeva l’avanzamento di uno o due giocatori in zona centrale, al fianco di Insigne e in supporto a Milik o Mertens.

Questo tipo di impostazione ha mantenuto gli azzurri nella categoria delle squadre più offensive della massima serie: il Napoli infatti risulta essere la seconda squadra della Serie A per media di tiri a partita (18.3) e la seconda in termini di tiri in porta (6). In generale, con Ancelotti il Napoli tira più rispetto all’anno scorso (17.3) ma produce meno conclusioni nello specchio (6.8).

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Le statistiche offensive whoscored.com relative a questa stagione.

Tuttavia, se si guarda alla qualità delle conclusioni, notiamo come gli uomini di Ancelotti risultino essere il quarto attacco del campionato con 41.86 xG. Il che significa che ci sono tre squadre (Juventus, Atalanta e Roma) più pericolose dei partenopei. Troppo poco per avvicinarsi ai bianconeri in classifica.

La sensazione, a questo punto del campionato, è quella di una squadra che non più in grado di determinare l’esito della partita attraverso il gioco, come accadeva l’anno scorso, quanto piuttosto di un gruppo che può sempre risolvere la gara a proprio vantaggio con la qualità dei singoli ma che, allo stesso tempo, può perdere contro avversari di livello simile o che abbiano in organico elementi in grado di produrre una giocata decisiva.

Arrivato come un normalizzatore, in grado di rendere efficace una squadra che sotto Sarri veniva ammirata più per il gioco che per i risultati conseguiti, Ancelotti ha cercato di cambiare il dna del Napoli.

Questo cambiamento lo si è notato soprattutto a livello offensivo. Infatti, mentre in fase difensiva il Napoli è rimasto legato al concetto di cercare un recupero palla il più alto possibile (come evidenziato dal fatto che gli azzurri risultano essere la squadra che recupera più palloni nei primi 60 metri di campo), in fase di possesso gli uomini di Ancelotti non sono più la compagini col possesso palla medio più alto della Serie A, attestandosi invece al quarto posto con un dato del 55.2%.

Il Napoli quindi non appare più quella squadra ammirata con Sarri, che riusciva ad imporsi sul piano del volume di gioco e poi, come conseguenza, su quello del risultato ma, piuttosto, un undici non sempre brillante che è però spesso risultato efficace grazie alla qualità dei singoli. Appare quindi evidente una certa sterilità in termini di idee.

Inoltre, l’intero gruppo a disposizione di Ancelotti, costituito da giocatori prevalentemente votati a ricevere il pallone fra i piedi piuttosto che nello spazio, ha ancora impresso in sé il tipo di calcio praticato sotto la precedente gestione tecnica e fa quindi fatica ad assimilare quanto chiesto dal nuovo allenatore.

Per ovviare alle recenti difficoltà sul piano del gioco e per prepararsi ancora meglio alla partenza di Hamsik, nelle ultime uscite Ancelotti ha proposto una mediana a due comprendente Fabián Ruiz.

Impiegato da interno di centrocampo in campionato, contro Milan e Fiorentina, lo spagnolo, pur risultando fra i migliori per passaggi riusciti, lo spagnolo è sembrato come depotenziato rispetto al giocatore ammirato nella prima parte di stagione quando, schierato da Ancelotti come esterno, godeva di maggiore libertà in fase offensiva.

Partendo infatti dalla posizione di quarto di centrocampo, Ruiz riusciva a liberarsi oltre la linea di pressione avversaria, all’altezza del mezzo spazio a lui più vicino. In questo modo, oltre a creare superiorità posizionale e a contribuire a manipolare il sistema difensivo avversario, l’ex Betis era anche in grado di liberare la corsia per le sovrapposizioni del terzino di parte.

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Ruiz da interno di centrocampo nella mediana a due del Napoli.

Giocando invece da mediano, pur garantendo, come detto, un solido contributo in fase di possesso, Ruiz finisce per privare la fase di possesso del Napoli di quella qualità nelle letture che potrebbe invece essere decisiva in un momento in cui sta mancando il contributo di alcuni giocatori chiave, Insigne su tutti.

Vedremo se Ancelotti insisterà in questo esperimento tattico, se sposterà Ruiz di nuovo in fascia o se lo utilizzerà in modo situazionale in base alle partite. Da questa decisione e dalla soluzione delle problematiche offensive potrebbe passare il futuro di una stagione nella quale la qualità della rosa sembra in grado di poter garantire lo stesso una qualificazione alla prossima Champions League ma dovrà dimostrare di poter portare il Napoli in fondo all’Europa League.

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