Che Napoli stiamo vedendo

La sconfitta subita contro la Juventus (3-1) all’Allianz Stadium rappresenta una importante battuta d’arresto nello sviluppo del progetto tecnico e tattico intrapreso da Carlo Ancelotti da quando, questa estate, si è seduto sulla panchina del Napoli in sostituzione di Maurizio Sarri, partito alla volta del Chelsea.

Tuttavia, questo stesso big match ha contribuito a confermare come, dopo una iniziale fase di prosecuzione (o, almeno, di forti similitudini) del progetto precedente, il nuovo Napoli targato Ancelotti si sia discostato da quello visto con Sarri nelle ultime tre stagioni.

La prima, chiara, differenza fra le due squadre è costituita dal modulo di gioco utilizzato, 4-3-3 sotto Sarri e 4-4-2 con Ancelotti. Ma, in realtà, guardando in maniera più approfondita le due squadre, possiamo notare come i cambiamenti non riguardino soltanto lo schieramento iniziale degli uomini in campo.

Infatti, come in parte prevedibile, Ancelotti sta via via dotando il suo Napoli di conoscenze e attributi tattici diversi da quelli cui i giocatori erano abituati sotto la vecchia gestione tecnica.

Il nuovo Napoli è costruito intorno ad un 4-4-2 con Allan e Hamsik come interni di centrocampo, in sostituzione del play basso Jorginho, partito per raggiungere Sarri al Chelsea.

I movimenti in fase di possesso palla disegnano un sistema con Zielinski che taglia partendo da sinistra per andare ad occupare la zona a ridosso delle due punte. Proprio queste ultime due sono disposte come due attaccanti centrali in un 4-4-2 con Insigne che tende ad essere quello fra i due che più torna nella zona di trequarti per collaborare alla fase di rifinitura della squadra.

Inoltre, già dalla prime uscite col 4-3-3, il Napoli aveva mostrato delle caratteristiche poi confermate quando Ancelotti ha varato la nuova disposizione tattica. Queste caratteristiche sono riconducibili innanzitutto alla diminuzione del livello di intensità e di continuità del pressing ultra-offensivo praticato dagli azzurri con Sarri.

Ma anche la fase offensiva napoletana è stata rimodellata. Al di là del sopracitato accentrarsi di Zilinski, che lascia il terzino Mario Rui libero di sganciarsi in avanti, il nuovo Napoli mostra un possesso palla più ragionato, meno frenetico e meno elaborato, utilizzato non tanto per smantellare la struttura difensiva avversaria (come accadeva con Sarri) quanto per cercare di colpire i punti deboli dello schieramento rivale.

Zielinski riceve palla alle spalle dei centrocampisti avversari e colpisce il palo contro la Juventus.

Seguendo questo approccio il Napoli non è chiamato soltanto a sviluppare schemi preordinati dall’allenatore, quanto invece a giocare per principi che possono variare o venire più o meno accentuati a seconda del diverso contesto tattico che la squadra si trova ad affrontare. Così, il Napoli di Ancelotti può attaccare centralmente ma anche, contro compagini che tendono a congestionare la zona centrale del campo, dar sfogo esternamente alla propria fase offensiva.

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Contro il Parma, che difende chiudendo gli spazi centrali, il Napoli ha cercato di colpire in ampiezza.

Per quanto riguarda l’occupazione degli half-spaces, pur presente anche con Ancelotti, questa sembra ora demandata alle iniziative personali dei singoli piuttosto che ad un preciso piano tattico programmato.

In fase di non possesso Ancelotti ha poi abbandonato la zona integrale utilizzata da Sarri e Francesco Calzona, che prevedeva la posizione della palla come riferimento principale per i difensori. Al suo posto è stata introdotta una marcatura a zona orientata all’uomo. Questo cambiamento non è stato però del tutto assorbito o, forse, ha contribuito a mettere in evidenza quei limiti individuali che erano stati mascherati dai movimenti collettivi del sistema precedente. Non a caso il Napoli ha finora subito ben 10 reti, nonostante il fatto che, in termini di xG, gli azzurri abbiano concesso appena 7.00 occasioni potenziali. Il campione preso in esame è comunque limitato alle 7 partite fin qui disputate.

Proprio la limitazione del pressing ultra-offensivo e dell’utilizzo del gegenpressing ha contribuito ad abbassare la linea difensiva col Napoli che attua ora maggiormente fasi di difesa posizionale, come accaduto anche contro la Juventus.

Proprio contro i bianconeri, dopo un buon inizio con pressing alto, la superiore qualità tecnica della Juventus ha costretto la squadra di Ancelotti ad abbassarsi nella propria metà campo. In questo contesto tattico sono emerse di nuovo le problematiche difensive a livello di qualità individuale dei singoli di cui accennato sopra: davanti ad un avversario così qualitativo gli azzurri hanno infatti concesso 3.05 xG.

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Gli expected goals di Juventus – Napoli secondo il modello di understat.com.

Alla fine, il calcio proposto da Ancelotti si conferma radicalmente diverso da quello di Sarri. La scommessa del Napoli è quella di ritenere che questi nuovi principi tattici, uniti ad un più accorto utilizzo di tutta la rosa a disposizione, possano consentire agli azzurri di essere competitivi sul lungo periodo e in tutte le competizioni.

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