Analisi tattica delle 6 grandi in vista della stagione 2018/19

La Juventus di Ronaldo

Già ulteriormente rafforzatasi con il ritorno di Bonucci e gli arrivi di Emre Can, Cancelo e Perin, la Juventus si presenta ai nastri di partenza di questa nuova stagione come la grande favorita per lo scudetto ma anche come una delle potenziali vincitrici dell’agognata Champions grazie all’arrivo di Cristiano Ronaldo in bianconero.

Come si evolverà tatticamente la Juventus, alla luce della campagna acquisti di questa estate? Max Allegri ha dimostrato in questi anni bianconeri di non essere legato a schemi e sistemi di gioco fissi, favorendo invece un calcio fatto di principi all’interno di un sistema molto fluido. Così abbiamo visto la Juve utilizzare di volta in volta 4-2-3-1, 4-4-2, 4-3-3, 3-5-2 anche all’interno della stessa partita in funzione della fase di gioco.

In questo contesto va calato Ronaldo. Nelle ultime stagioni il portoghese si è trasformato da esterno offensivo in centravanti, un po’ per l’avanzare dell’età e un po’ per scelte di ordine tattico decise da Zinedine Zidane, suo allenatore al Real Madrid. L’allenatore francese ha infatti cercato di allungarne ulteriormente la carriera convincendo il lusitano a sopportare un certo turn over ma anche schierandolo più centralmente, posizione dalla quale Ronaldo non ha del tutto rinunciato ma ha diminuito le sue scorribande sulla fascia sinistra. In questo modo il portoghese ha in parte limitato il dispendio energetico, arrivando sempre fresco a fine stagione e riuscendo al contempo anche a giocare più vicino alla porta, cosa che gli ha consentito di esaltare ulteriormente le sue ben note doti realizzative.

È quindi lecito attendersi che anche Allegri, al di là del sistema di gioco del momento, decida di utilizzare Ronaldo in una zona di campo simile a quella occupata a Madrid sotto Zidane.

In questo senso dovremmo vedere il portoghese come no.9 con Dybala alle sue spalle e con i vari Cuadrado, Douglas Costa, Mandzukic e Bernardeschi a ruotare come esterni. Se invece Allegri optasse per un 4-3-3 ecco che, fatto salvo Ronaldo come centravanti, sarebbe Dybala ad occupare il ruolo di ala destra. L’argentino, come suo solito, partirebbe da quella posizione per poi andare ad occupare il mezzo spazio liberando la fascia per gli inserimenti dell’altro portoghese arrivato a Torino, quel Cancelo il cui acquisto è forse passato in secondo piano rispetto agli altri arrivi estivi ma il cui contributo in termini di cross e di spinta potrebbe risultare determinante per lo sviluppo del gioco bianconero in questa stagione.

Con entrambe le soluzioni tattiche sarà importante l’associazione offensiva fra Ronaldo e Dybala. Il portoghese, come detto, pur partendo in posizione centrale ama comunque sempre muoversi lungo tutto il fronte offensivo, soprattutto verso l’amato corridoio esterno sinistro. In questo caso spetterà a Dybala occupare il posto al centro dell’attacco agendo come falso nueve situazionale. In pratica, Ronaldo potrebbe trovare in Dybala un compagno d’attacco che ne assecondi i movimenti allo stesso modo in cui lo hanno fatto Benzema nel Real Madrid e, con minor fortuna, André Silva e Guedes col Portogallo nell’ultimo Mondiale.

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Palla esterna a Douglas Costa con Dybala vicino a Ronaldo: una soluzione ch ela Juventus ripresenterà in stagione?

In caso di centrocampo a tre sarà poi compito dei vari Matuidi, Khedira o Emre Can di assecondare i movimenti del portoghese a liberare l’area per attaccare gli ultimi sedici metri. Proprio il giocatore tedesco di origine turca rappresenta un altro grande acquisto di questo mercato ed un elemento in grado di consentire ad Allegri di variare l’assetto del proprio centrocampo. L’ex Liverpool può infatti essere utilizzato come interno in un centrocampo a due, in coppia con un giocatore più offensivo (Pjanic), o da interno in un centrocampo a tre con la possibilità di inserirsi in avanti ma anche di equilibrare le avanzate di terzino e ala della sua catena. Una ulteriore possibilità in mano ad Allegri è quella di utilizzare il 24enne centrocampista davanti alla difesa, liberando Pjanic per consentire al bosniaco di giocare da mezzala e di sfruttare le sue qualità tecniche nella trequarti offensiva.

Come si vede, il ventaglio di soluzioni a disposizione di Allegri è quanto mai esteso. A queste si aggiunge poi il ritorno di Bonucci che, insieme a Cancelo, alza il livello qualitativo della difesa. Col rientro di Bonucci la Juventus avrà di nuovo a disposizione un giocatore in grado di aiutare la fase di costruzione bassa bianconera, uno dei pochi punti deboli mostrati dalla Juve nella scorsa stagione, rendendo più fluida la salita della palla da dietro. Inoltre, l’ex milanista torna a garantire quella qualità nei passaggi sul medio e lungo raggio che permetteranno ai bianconeri di avere di nuovo a disposizione, con Bonucci e Pjanic vertice basso, un doppio regista che possa rendere più difficoltosa agli avversari la pressione alta per manipolare la fase di costruzione della Juventus. 

Dove va il Napoli?

Dopo gli splendori (ma senza titoli in bacheca) dell’era Sarri, il Napoli riparte da Carlo Ancelotti.

Dal punto di vista tattico il nuovo allenatore ha già fatto capire che ci sarà un cambio radicale rispetto a quanto visto sotto la guida dell’attuale allenatore del Chelsea. Tanto per cominciare, con Ancelotti verranno ad attenuarsi sia il possesso palla che il pressing ultra-offensivo visti con Sarri, a favore invece di un palleggio più ragionato e di una minore intensità globale. Questo non significa che il pressing sparirà completamente dai radar azzurri ma soltanto che Ancelotti adatterà il suo piano gara all’avversario e alle circostanze, con la possibilità di assistere a più momenti di difesa posizionale da parte del Napoli.

Per quanto riguarda il modulo di gioco, Ancelotti oscilla fra il 4-3-3 già utilizzato da Sarri e l’albero di Natale o 4-3-2-1, marchio di fabbrica dell’allenatore emiliano al tempo dei successi col Milan dei primi anni duemila. All’interno di questo contesto tattico bisognerà vedere come gli esterni offensivi Insigne, Callejon e Verdi si troveranno qualora venisse chiesto loro di partire direttamente dai mezzi spazi e non di raggiungerli dopo aver tagliato dall’esterno. Anche la convivenza fra un Mertens spostato dall’area di rigore ed un no.9 come Milik andrà testata.

Il cambiamento più evidente e più interessante dal punto di vista del posizionamento in campo degli uomini è però certamente quello concernente l’utilizzo di Hamsik come play basso. Durante il precampionato lo slovacco ha palesato qualche difficoltà nella nuova posizione, dove gli vengono chieste giocate più rapide in uno spazio di campo ristretto. Tutto questo ha messo in evidenza le problematicità del nuovo Napoli in fase di impostazione dal basso anche se resta da capire quanto Ancelotti insisterà su questo tipo di giocata palla a terra in costruzione, uno degli elementi cardine nel gioco del Napoli di Sarri.

Hamsik nel Napoli di Sarri si abbassava spesso ad aiutare Jorginho in costruzione. Ora dovrà agire da play in prima persona. Sarà in grado?

Nella posizione di interno viene così a giocare Fabian Ruiz, l’acquisto più importante del mercato estivo. L’ex Betis ha buone giocate nel suo repertorio ed è in grado di muoversi bene nel mezzo spazio di competenza, associando il centrocampo all’attacco.

Ancelotti è chiamato ad un compito difficile: fare meglio di Sarri, a livello di punti ottenuti e di gioco prodotto, è quasi impossibile. Carletto dovrà però almeno tenere il Napoli fra le prime quattro per garantire alla società i soldi della Champions. In caso contrario, il nuovo corso tecnico potrebbe naufragare prima del previsto. Perché questo non accada occorrerà rivedere l’Ancelotti allenatore dei temi di Parma, Juventus e Milan e non solo il gestore delle ultime stagioni. 

Roma: ritorno al futuro?

Dopo aver approcciato la scorsa stagione cercando di replicare tatticamente quanto fatto dal suo Sassuolo, l’allenatore giallorosso è parzialmente sceso a compromessi rispetto all’idea di calcio con la quale si era presentato a Roma. Infatti, pur restando immutati alcuni principi come la linea difensiva alta, il pressing ultra-offensivo e la ricerca della verticalità, Di Francesco ha via via presentato una Roma più vicina a quella ereditata da Luciano Spalletti, con un gioco più palleggiato e posizionale, al quale i giocatori in rosa erano abituati.

Che Roma attendersi allora per questo campionato 2018/19? È probabile che l’identità tattica della squadra giallorossa tornerà a virare verso un calcio più vicino alle idee del suo allenatore. Il mercato estivo, con l’arrivo fra gli altri dell’esterno d’attacco Kluivert (Ajax) e di due mezzali abili nelle verticalizzazioni come Pastore (Psg) e Cristante (Atalanta) sembrerebbe confermare questo ritorno alla ricerca spasmodica della profondità.

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Squadra corta e linea di difesa alta sono cardini del gioco di Di Francesco.

Resta tuttavia da valutare se queste verticalizzazioni verranno utilizzate per attaccare dagli esterni o se verrà cercato un maggior coinvolgimento della zona centrale del campo, proprio attraverso l’utilizzo delle mezzali.

Gli interni di centrocampo hanno da sempre un ruolo particolare nel sistema di gioco di Di Francesco: spesso poco coinvolti nell’attacco all’area di rigore (una situazione sulla quale l’allenatore giallorosso dovrà comunque lavorare), a questi giocatori viene invece sovente chiesto di allargarsi esternamente per giocare con il resto della catena laterale e per liberare lo spazio a ridosso degli ultimi sedici metri di campo per i tagli centrali delle ali.

Potremmo quindi continuare a vedere una Roma nella quale alle mezzali verrà chiesto, per lo meno in alcune occasioni, di muoversi in verticale, lasciando gli esterni alti a giocare degli uno contro uno in fascia per poi crossare in mezzo palloni per Dzeko. Un accentuarsi quindi dell’utilizzo delle corse esterne come vie di accesso alla trequarti offensiva. D’altra parte, la Roma è stata nello scorso campionato la seconda squadra della serie A in termini di traversoni prodotti in media a partita (25).  Quello che dovrà migliorare, da parte degli interni di centrocampo, sarà la capacità di difendere i mezzi spalli ai lati del metodista, cosa che non sempre è avvenuta l’anno scorso col risultato di lasciare De Rossi in balia dei centrocampisti avversari.

Il pressing ultra-offensivo con ripartenza immediata sembrano far parte anche della Roma di questa stagione. 

Con l’arrivo di N’Zonzi, mezzala che può giocare anche davanti alla difesa, Di Francesco ha a disposizione un giocatore certamente più mobile rispetto al capitano giallorosso e quindi più in grado di scivolare lateralmente per coprire gli spazi ai suoi fianchi. Detto questo, Di Francesco potrebbe anche scegliere, in alcune partite, di mutare il suo classico 4-3-3 in un 4-2-3-1, già visto la scorsa stagione, con due interni come N’Zonzi e De Rossi (o Strootman) a protezione della difesa e con un trequartista (Pastore o Cristante) a ridosso di Dzeko.

Certamente quest’anno Di Francesco ha a disposizione una rosa che, se anche qualitativamente non dovesse essere migliorata nell’undici titolare, stata sicuramente rafforzata dal punto di vista della profondità, garantendo così all’allenatore abruzzese maggiori possibilità di turnazione e di cambi in corso di partita. Le maggiori incognite riguardano il nuovo portiere Olsen, che dovrà dimostrare di essere in grado di sostituire Alisson anche nelle uscite per coprire le spalle della linea difensiva alta e l’attacco dove, oltre alla necessità di portare più uomini nell’area di rigore avversaria, la Roma spera di avere un maggior contributo da parte di Schick, autore nel 2017/18 di appena due reti in 23 presenze con un dato di 3.47 in termini di expected goals (xG). Dal miglioramento di una fase offensiva che ha visto la Roma segnare 61 gol con un differenziale negativo di 4.63 rispetto ai gol attesi (65.63) passeranno le possibilità per i giallorossi di effettuare un ulteriore salto di qualità in questo campionato. 

L’Inter che verrà

La direzione verso la quale si sta dirigendo l’Inter è quella di una certa fluidità in fase di possesso palla. Vedremo quindi una squadra versatile che, partendo da un probabile 4-2-3-1 di base, potrebbe poi trovarsi ad attaccare con un 3-4-2-1 con due trequartisti.

In caso invece di utilizzo di quest’ultimo sistema come allineamento base, ecco che si risolverebbe il problema della scelta dei centrali difensivi con De Vrij, Miranda e Skriniar contemporaneamente in campo. Qualora infatti Luciano Spalletti optasse per una difesa a quattro, uno dei tre dovrebbe presumibilmente accomodarsi in panchina.

L’esplosione di Lautaro Martinez nel precampionato e gli acciacchi di Nainggolan fanno pensare che il tecnico toscano approccerà la stagione con l’ex attaccante del Racing Avellaneda come no.10 alle spalle di Icardi, nella posizione cioè designata per l’ex romanista. Il precampionato nerazzurro e le ottime prestazioni di Martinez nel ruolo sembrano confermare questa direzione.

Il gol di Martinez nell’amichevole contro l’Atletico Madrid approfittando di una difesa avversaria concentrata solo su Icardi.

Quando sarà pronto, il centrocampista belga potrebbe poi essere schierato più indietro andando a formare una inedita e offensiva coppia di interni di centrocampo col croato Brozovic.

Detto delle possibili scelte a livello di uomini non resta che inquadrare da un punto di vista tattico l’Inter che verrà. L’evoluzione dei nerazzurri dovrebbe riguardare soprattutto la ricerca di una più sicura ed elaborata costruzione dal basso, direzione questa che già si era vista svilupparsi con efficacia nella seconda parte dello scorso campionato, quando cioè Spalletti aveva reimpostato Brozovic da metodista.

Sulle fasce, mentre a sinistra non si dovrebbe variare molto, è a destra che potrebbero notarsi i maggiori cambiamenti. Infatti, alla coppia formata da Candreva e Cancelo va ora a sostituirsi quella costituita da Politano e Vrsaljko. La nuova catena così composta vedrà l’esterno ex Sassuolo maggiormente impegnato nel tagliare centralmente per occupare il mezzo spazio destro con Vrsaljko comportarsi più da terzino di spinta classico.

Questi movimenti rappresentano un cambio rispetto a quelli della coppia precedente che vedeva spesso Cancelo tagliare nel mezzo spazio come un falso terzino mentre Candreva manteneva una posizione più larga in fascia dalla quale far partire i cross. Questo interscambio fra terzino destro ed esterno alto dovrebbe ora vedersi di meno.

L’arrivo di Keita garantisce poi ulteriore qualità a Spalletti. L’ex laziale può essere utilizzato come esterno alto indifferentemente a destra e a sinistra ma anche in posizione di no.10. Keita è forte in contropiede quando ha a disposizione spazi ampi ma risulta anche abile nell’uno contro uno. Tutto questo aumenta il potenziale offensivo dei nerazzurri oltre a dare al loro allenatore un giocatore in grado anche di spaccare le partite uscendo dalla panchina.

L’altro grande cambiamento tattico che si profila per l’Inter è quello relativo alla ricerca di un più costante e più efficace pressing ultra-offensivo. Utilizzata a sprazzi nella scorsa stagione questa arma tattica difensiva dovrebbe essere maggiormente utilizzata dai nerazzurri in questo campionato. 

Vola un’aquila nel cielo…

Già la passata stagione, pur privilegiando nettamente il 3-5-1-1, Simone Inzaghi ha dimostrato di non essere un tecnico dogmatico, legato ad un solo sistema di gioco, quanto piuttosto un allenatore che va per principi.

Il mercato condotto dal ds Tare consegna al più piccolo dei fratelli Inzaghi una rosa ancora una volta in grado di consentire un cambio di spartito fra una partita e l’altra e anche all’interno degli stessi novanta minuti di gioco. Correa e Berisha, sostituti di Felipe Anderson, garantiscono valide alternative per Luis Alberto o nel caso di passaggio ad un sistema con tre attaccanti mentre Acerbi avrà il difficile compito di non far rimpiangere troppo De Vrij.

Tuttavia, l’innesto tatticamente più interessante è quello del croato Badelj, firmato a scadenza di contratto proveniente dalla Fiorentina. In linea teorica l’ex viola rappresenta l’alternativa a Lucas Leiva.

Rispetto al brasiliano Badelj garantisce una miglior qualità nella distribuzione con conseguenti aumentate possibilità di vedere una fase di costruzione bassa più fluida. Allo stesso tempo, il senso della posizione del croato dovrebbe garantire a Inzaghi la possibilità di avere un mediano basso in grado di ostruire le linee di passaggio avversarie davanti alla propria retroguardia.

Badelj comincia a prendere confidenza con la fase di possesso biancoceleste.

Non è però da scartare, proprio in virtù della succitata duttilità tattica dell’allenatore biancoceleste, la possibilità di vedere una Lazio schierata col 4-2-3-1 con Badelj e Leiva in campo contemporaneamente.

Questa disposizione permetterebbe alla squadra di avere una ben assortita coppia di centrocampisti centrali dei quali uno più offensivo e l’altro più di copertura. Inoltre, questo sistema tattico consentirebbe a Inzaghi di portare Milinkovic-Savic in posizione più avanzata, in quel ruolo di trequartista già occupato nella nazionale serba e che per molti sembra essere la naturale evoluzione del 23enne centrocampista.

Ecco che, in questo caso, tornerebbero prepotentemente a candidarsi come possibili titolari Correa e Berisha mentre dietro si assisterebbe ad una difesa a quattro con Acerbi e Wallace probabile coppia centrale. Proprio sul funzionamento della linea arretrata e dell’intera fase difensiva in generale poggiano alcune perplessità tattiche sulla Lazio con la squadra di Inzaghi che è sì risultata essere il miglior attacco dello scorso campionato (89 gol segnati) ma soltanto la decima difesa con 49 reti subite. Un po’ troppi per una squadra che coltiva ambizioni europee, soprattutto quest’anno con una concorrenza più agguerrita.

Quale Milan con Bakayoko, Laxalt e Higuain?

Dopo l’esonero di Montella, lo scorso novembre, il Milan si è affidato ad una vecchia bandiera come Gennaro Gattuso per invertire una rotta che era diventata preoccupante, non in linea con gli investimenti della proprietà cinese.

Ora, un anno dopo, Li Yonghong, Fassone e Mirabelli non ci sono più. Il Milan è nelle mani del fondo Elliott e come dirigenti, per operare sul mercato, i nuovi proprietari del club si sono affidati ad altri due milanisti storici come il brasiliano Leonardo e l’ex capitano Paolo Maldini. Quelli che sono rimasti invariati sono stati il mercato importante e la guida tecnica, affidata ancora a Gattuso.

Dal punto di vista tattico il Milan ha perso Bonucci, tornato alla Juventus e questo toglie l’opzione del lancio lungo e verticale alla fase di costruzione rossonera, praticamente l’unica soluzione adottata dal Milan con Montella. Sotto Gattuso però la prima costruzione aveva guadagnato a livello di opzioni e, accanto alle giocate di Bonucci, l’allenatore rossonero aveva aggiunto il rinvio calibrato di Donnarumma, l’uscita attraverso Biglia e l’impostazione attraverso tre difensori centrali, dei quali uno era l’esterno Rodríguez che rimaneva stretto accanto all’ex capitano e a Romagnoli. Sarà probabilmente proprio quest’ultimo, nuovo capitano rossonero e leader della difesa, a doversi far carico dell’uscita della palla da dietro mentre l’acquisto di Laxalt dal Genoa, qualora dovesse giocare al posto di Rodríguez, priverà il Milan della qualità in palleggio del nazionale svizzero ma garantirà alla squadra di Gattuso uno stantuffo in grado di muoversi a tutta fascia, supportando anche la fase offensiva milanista.

A centrocampo poi Gattuso aveva chiesto un’alternativa a Kessié, cioè un incontrista in grado di aiutare nella fase di non possesso. È arrivato un giocatore sulla carta importante come Bakayoko che consente all’allenatore rossonero anche la possibilità di variare il suo 4-3-3 in un 4-2-3-1 col doppio interno di centrocampo. In questo secondo caso Calhanoglu potrebbe essere spostato qualche metro più avanti, da no.10, posizione dalla quale potrà sempre combinare con Bonaventura e dalla quale potrebbe cercare maggiormente la conclusione in porta.

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Il possibile 4-2-3-1 del Milan ipotizzato dalla Gazzetta.

Resta da capire se la soluzione col trequartista sia più o meno funzionale al pieno sfruttamento di Higuain, vero colpo del mercato rossonero. L’ex juventino è infatti un vero e proprio pivote avanzato che predilige venire incontro ai compagni sulla trequarti per scambiare palla, aiutare la squadra a risalire il campo e a dirigerne i flussi di gioco, per poi rifinire o attaccare la porta in attesa dell’ultimo passaggio. Giocando in un 4-2-3-1 l’argentino si verrebbe a trovare con la trequarti già naturalmente occupata da un altro giocatore e si dovrà valutare questa convivenza in fase di possesso palla.

Detto questo, Higuain viene ovviamente a rinforzare un reparto avanzato che, oltre che sulle combinazioni Calhanoglu e Bonaventura intorno al mezzo spazio sinistro, potrà contare anche sulla riconferma di Suso e su due alternative interessanti come lo spagnolo Castillejo ed il croato Halilovic.

Gattuso dovrebbe quindi continuare a presentare un Milan piuttosto fluido in fase offensiva ma dovrà risolvere quei problemi in fase di attacco posizionale che la squadra ha manifestato nella scorsa stagione quando le transizioni risultavano essere più efficaci della manovra palleggiata.

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