Cosa resta del Messico?

Il Messico è stata una delle squadre rivelazione dell’ultimo mondiale, grazie soprattutto al lavoro del suo commissario tecnico, il colombiano Juan Carlos Osorio.

Inizialmente contestato da stampa, tifosi e opinionisti (Hugo Sánchez) sia per il fatto che si voleva per la Selección un allenatore messicano, sia per alcuni risultati negativi (col punto più basso raggiunto con la sconfitta 0-7 contro il Cile nel giugno 2016), Osorio è pian piano riuscito a imporre la sua metodologia e la sua idea di calcio, dopo essere risultato in Russia uno dei migliori tecnici di tutta la competizione iridata.

Abile a studiare i difetti degli avversari, Osorio ha visto la sua nazionale imporsi sui campioni del mondo in carica della Germania grazie ad un piano tattico inappuntabile fondato su una attenta fase difensiva, condita da marcature personalizzate e su ripartenze veloci in campo aperto.

L’ex personal trainer e studioso di calcio diventato poi allenatore si era quasi ripetuto contro il Brasile, schierando una squadra in grado di occupare i mezzi spazi con gli interni di centrocampo Andres Guardado e Hector Herrera e con gli esterni Carlos Vela e Hirving Lozano schierati a piede non invertito per dare ampiezza. Purtroppo per i Messicani alcuni errori tecnici individuali, specialmente nelle ripartenze, hanno poi permesso al Brasile di avere la meglio.

Una ripartenza sbagliata del Messico contro il Brasile.

Con il Mondiale ormai alle spalle la Federazione messicana ha cercato di far rinnovare ad Osorio il contratto in scadenza. Ma l’allenatore colombiano ha rifiutato, memore del trattamento precedentemente riservatogli o forse desideroso di intraprendere una nuova avventura, magari con gli Stati Uniti, nazionale anch’essa alla ricerca di un nuovo commissario tecnico mentre Dave Sarachan proseguirà il suo interim fino a fine anno.

Fatto sta che la Federcalcio del Messico è alla ricerca di un nuovo allenatore per El Tri, come viene comunemente chiamata la nazionale messicana da quelle parti. Miguel Herrera, attuale allenatore del Club America ed ex ct ai Mondiali del 2014 (licenziato poi per un alterco con un giornalista) ha riproposto la questione nazionale, cioè la necessità di dover affidare la panchina della Selección ad un allenatore messicano, a suo dire maggiormente in grado di capire la mentalità dei giocatori centroamericani e la cultura calcistica locale. Elementi questi necessari, secondo Herrera, per mantenere una indispensabile posizione di dominio nel calcio del Nord e Centro America.

Il candidato al momento più popolare sarebbe l’ex allenatore dei Chivas di Gadalajara, Matias Almeyda. L’ex laziale ha fatto molto bene con il club che schiera soltanto giocatori messicani, vincendo anche una Champions League della Concacaf, ma alcuni rumors lo danno vicino alla panchina della Costa Rica in sostituzione di Oscar Ramirez. In realtà, Almeyda è solo uno dei tanti candidate a guidare Los Ticos.

La chiave di tutto potrebbe essere rappresentata da José Pekerman. Qualora Pekerman lasciasse la Colombia (una opzione è quella che vede il 68enne argentino ma naturalizzato colombiano andare ad allenare o a fare da direttore tecnico ad una Argentina attualmente guidata dal duo composto da Lionel Scaloni e Pablo Aimar) ecco che il suo nome entrerebbe nella lista di candidati per la panchina messicana. Un altro nome tirato in ballo in queste settimane è quello di Jorge Sampaoli, reduce dal disastroso mondiale alla guida dell’Albiceleste.

Come si vede il toto-panchine in Centro e Sud America è alquanto complesso. È quindi probabile che il Messico affronti le due amichevoli di settembre contro Uruguay e Stati Uniti con un allenatore ad interim. Ricardo “Tuca” Ferretti, allenatore dei Tigres ed ex assistente di Miguel Mejia Baron al mondiale del 1994 si è detto disponibile per questo ruolo a tempo già da lui svolto nel 2015, prima dell’arrivo di Osorio.

Chiunque dovesse venir scelto, dovrà essere un allenatore in grado di non disperdere il patrimonio tecnico e tattico lasciato in eredità da Osorio. Il Messico ha dimostrato di potersela giocare con tutti praticando un calcio organizzato e attento ad adattarsi alla partita, ora giocando un calcio più difensivo ma pronto al contropiede, ora proponendo un pressing più alto ed una occupazione posizionale del campo.

Con la generazione dei vari Javier Hernandez (30), Guardado (31) e Miguel Layun (30) ormai entrata nei trent’anni, si dovrà guardare al nuovo che avanza. Il talento c’è, come quello di Hirving Lozano (23), l’esterno del PSV Eindhoven che ha dato il via alla vittoria sulla Germania o di Jesus Corona (25) del Porto e Diego Lainez (18) dell’America.

Il contropiede di Lozano che ha steso la Germania.

Su questa base si potrà costruire un Messico in grado di vincere la Gold Cup 2019 e di ben figurare ai mondiali del Qatar del 2002 a patto di fare la scelta giusta per la posizione di prossimo allenatore.

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