¡Adiós!

Sempre lentissimi, sempre in orizzontale…è giocando in questo modo che la Spagna di Fernando Hierro, un’altra delle favorite del mondiale, è uscita dalla coppa del Mondo. Contro la Russia padrona di casa, gli Spagnoli hanno registrato sì un possesso palla del 79%, ma sterile, con la squadra iberica capace di controllare il pallone ma non di attaccare la profondità.

Sconfitti da una nazionale, quella di Stanislav Cherchesov, che ha scelto di coprire gli spazi e di intasare le linee di passaggio spagnole, sperando in qualche sporadico contropiede o, come è accaduto, di giocarsela ai calci di rigore. La Russia ha permesso agli avversari di avanzare fin dentro il proprio territorio, per poi lasciarli senza nulla in mano (suona familiare?).

La Spagna ha giocato come voluto da Hierro. Un tipo di gioco diverso da quello del suo predecessore, quel Julen Lopetegui inopinatamente licenziato alla vigilia della competizione per aver firmato, senza preavviso, un contratto col Real Madrid. La Spagna di Hierro ha mantenuto Isco come perno fondamentale, schierandolo contro la Russia solo nominalmente come esterno offensivo. In realtà, come sempre accade, il madridista era libero di ricevere palla in ogni zona del campo. Con la Spagna costantemente nella trequarti avversaria, quindi con la zona di costruzione molto avanzata, Isco e il trequartista David Silva andavano a formare un quadrilatero con i due interni, Sergi Busquets e Koke. Isco è rimasto elemento fondamentale della manovra iberica, completando 16/24 dribbling.

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La pass map di @11tegen11 mostra come la Spagna abbia giocato prevalentemente sul lato sinistro del campo.

Alla fine, però, la Spagna è rimasta totalmente sbilanciata verso il lato sinistro dell’attacco, con lo stesso Isco (194 palloni toccati), Jordi Alba e Koke che hanno prodotto più di 150 passaggi.  La mobilità di Isco, Silva e, in parte, di Asensio non è comunque bastata alla compagine di Hierro per creare una giocata verticale.

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Il grafico degli xG della partita, prodotto da Michael Caley, evidenzia come la Spagna, nonostante il largo possesso palla, abbia creato ben poco in termini di occasioni da gol.

Gli esterni bassi Alba e Nacho sono rimasti aperti ma non hanno prodotto molti palloni giocabili verso Diego Costa, che è rimasto senza rifornimenti nonostante il fatto che abbia dato l’impressione di poter superare la difesa russa nelle poche volte in cui la squadra di Hierro è riuscita a scendere lateralmente e a fornirgli qualche passaggio interessante.

A questa manovra così ingolfata della Spagna hanno contribuito le scelte dello stesso allenatore, da quella di escludere Andrés Iniesta dalla formazione titolare (se l’intento era quello di velocizzare la manovra non è stato centrato: la Spagna ha fatto vedere le cose migliori con lui in campo) a quella di giocare tutta la partita con il doppio pivote, tenendo in campo sia Koke che Busquets in una partita nella quale bastava uno dei due. Senza Iniesta, Isco era privo della mezzala con cui associarsi nel mezzo spazio sinistro.

Da parte sua, la Russia è stata brava difensivamente, col 5-4-1 di Cherchesov che ha garantito compattezza centrale e negato profondità allo statico gioco spagnolo. Mario Fernandes, giocando a destra, sul lato forte degli Spagnoli, ha registrato ben 15 intercetti.

Il video InStat con un breve estratto degli intercetti di Mario Fernandes.

Il piano tattico di Cherchesov, difendere bassi (appena 45.6 metri di baricentro medio) per poi cercare di risalire il campo attraverso lanci lunghi per Artem Dzyuba ha quindi funzionato, almeno fino a quando l’allenatore russo ha mantenuto in campo il centravanti dello Zenit. Quando invece Dzyuba è uscito dal campo per far spazio al più veloce Fëdor Smolov, con l’intento di avere un giocatore più adatto ad allungare la Spagna attaccando la profondità, la Russia non è quasi più riuscita ad alzarsi.

Alla fine, Spagna – Russia non è stata una partita fra una squadra che cercava di controllare il gioco attraverso il dominio della palla ed un’altra che preferiva occupare gli spazi e ripartire in transizione quanto piuttosto un incontro fra una squadra che effettuava un inutile possesso a U ed un’altra che provava, senza riuscirci, a risalire il campo in contropiede.

Il gioco di posizione è una cosa, il tiki-taka un’altra, la sua degenerazione. La Spagna ha giocato secondo quest’ultima via. Senza più Xavi in squadra e senza quel calcio basato sull’occupazione dei mezzi spazi e su veloci uno – due per colpire in profondità la linea difensiva avversaria, cioè il gioco praticato sotto Lopetegui, la Spagna si è accartocciata su se stessa.

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