La Grande Madre Russia

Dopo un Euro 2016 nel quale la Russia di Leonid Slutsky era finita ultima nel proprio girone, la federcalcio del paese ospitante i prossimi mondiali decise di affidare la guida tecnica della squadra nazionale a Stanislav Cherchesov.

Ma la Sbornaya (questo il soprannome della nazionale russa) che si presenta a questi mondiali casalinghi rimane una squadra povera di talento e dalle mille incognite. Il fatto che soltanto due giocatori sui 23 convocati giochino all’estero, con il livello non eccelso della Russian Premier League, è una di queste.

Fra le altre invece ci sono le fragilità difensive, le problematicità in fase di possesso e la mancanza di una chiara identità di gioco. Cherchesov ha impostato la squadra su una difesa a 3, cioè col sistema difensivo utilizzato da quasi metà delle squadre del campionato russo. Tuttavia, non è ancora certo se al mondiale verrà riproposta questa linea difensiva o se verrà invece utilizzata la linea a 4.

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La nazionale russa che difende con due linee da quattro nell’amichevole contro la Turchia.

Anche per quanto riguarda i nomi dei titolari che comporranno il pacchetto arretrato c’è incertezza, se si esclude il posto di Igor Akinfeev come portiere. Con Vasili e Alexey Berezutsky ormai fuori dal giro dopo gli ultimi Europei, Cherchesov ha cercato delle alternative ruotando elementi giovani come Fyodor Kudryashov, Vladimir Granat e Ilya Kutepov. Kudryashov è considerato il giovane più talentuoso ma ha speso la scorsa stagione giocando da esterno sinistro nel Rubin Kazan.

Tutti questi dovrebbero giocarsi le due o l’unica posizione da centrale difensivo al fianco dell’inossidabile Sergey Ignashevich, a meno che Cherchesov non decida di lasciare in panchina il 38enne difensore del CSKA Mosca.

A centrocampo, silurato Igor Denisov per i cattivi rapporti col commissario tecnico e lasciato a casa Denis Glushakov dopo la brutta stagione avuta con lo Spartak, Cherchesov ha il problema di trovare un centrocampista difensivo affidabile al quale far proteggere la problematica retroguardia. Col centrocampista (ma anche difensore) naturalizzato Roman Neustädter anche lui non convocato, le opzioni rimanenti sembrano essere due: Daler Kuzyaev dello Zenit o Roman Zobnin (Spartak) come vertice basso oppure l’utilizzo di una coppia di mediani con Zobnin, Kuzyaev e Yuri Gazinskiy a contendersi i posti.

In attacco poi la Russia ha perso il suo giocatore di maggior talento, quell’Alexander Kokorin rivitalizzato dalla cura Mancini e autore di 19 reti per lo Zenit. L’unico posto certo davanti resta quindi quello di Fyodor Smolov, con Anton e Aleksei Miranchuk e Artyom Dzyuba che dovrebbero giocarsi il posto al fianco dell’ariete del Krasnodar.

Detto questo, dal punto di vista tattico la Russia, come detto, fatica in entrambe le fasi di gioco. Con palla agli avversari la squadra è passiva ma non effettua una buona difesa posizionale. Quando poi Cherchesov chiede ai suoi di alzare la pressione, la squadra si allunga e palesa difficoltà nel difendere la profondità.  La cosa è resa evidente durante le transizioni negative: la Russia soffre particolarmente queste situazioni con i difensori che sono lenti e che spesso vengono a trovarsi fuori posizione.

In fase offensiva la Russia è fluida e a volte attacca con una struttura 3-4-2-1. Tuttavia, la squadra ha difficoltà nel servire Smolov e l’intera fase di possesso sembra dipendere dalle giocate dei giocatori più talentuosi come i due Miranchuk, Alan Dzagoev e Alexander Golovin, talento siberiano sul quale ha poggiato gli occhi l’Arsenal.

Una giocata a tre sulla sinistra che vede coinvolti Golovin, Dzagoev e Zhirkov. Quanto più la Russia riuscirà a coinvolgere questi tre, tanto meglio sarà per la fase offensiva della squadra di Cherchesov.

Il girone nel quale sono inseriti i Russi, con Arabia Saudita, Egitto e Uruguay, è forse il più abbordabile del torneo ma la Sbornaya dovrà dimostrare di aver risolto tutti dubbi della vigilia. In caso contrario ci potrebbe anche essere l’eliminazione al primo turno.

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