Il gioco del Sassuolo non è migliorato

Dopo un inizio promettente, con dieci punti in cinque partite, l’effetto derivato dal cambio in panchina sembra essersi fermato e il Sassuolo, ad oggi, non può dirsi completamente fuori dalla lotta salvezza.

Al di là delle problematiche generali riscontrate dai neroverdi in questo campionato, un dato balza all’occhio: la difficoltà della squadra emiliana (tanto nella precedente quanto nell’attuale gestione) nel trovare la via del gol.

Infatti, il Sassuolo di Beppe Iachini è, a tutt’oggi, il peggior attacco della massima serie con appena 15 gol segnati.

Eppure, se guardiamo gli expected goals (xG) secondo il modello understat.com i neroverdi sono decimi in termini di occasioni generate con un dato di 33.10. Questo significa che il numero di gol prodotti dal Sassuolo è inferiore al totale delle reti che la squadra di Iachini ha effettivamente realizzato (underperformance di 18.10).

Il Sassuolo arriva al tiro con una certa frequenza (13.2 tiri a partita) ma è piuttosto impreciso (3.5 nello specchio della porta ogni novanta minuti, meglio soltanto di Cagliari, Genoa, Spal e Verona). Prima della partita contro la Lazio, la percentuale realizzativa del Sassuolo vedeva i neroverdi trasformare in gol soltanto il 5% dei propri tiri.

Alcuni dati sui singoli aiutano ad inquadrare meglio il problema. Fra i giocatori offensivi più impegnati in questo campionato ci sono solo due elementi del Sassuolo, vale a dire Berardi e Politano.

Per quanto riguarda Berardi, il quasi 24enne esterno mancino del Sassuolo, fino a poche stagioni fa considerato il miglior talento offensivo prodotto dal calcio italiano fra i nati negli anni novanta, non solo non ha ancora esordito in Nazionale ma non è nemmeno riuscito ad imporsi nella massima serie. Cresciuto nel Sassuolo da Di Francesco, l’esterno destro dei neroverdi sta facendo fatica nel tentativo di tornare ai livelli delle sue prime stagioni in Serie A, mentre altri giocatori come Federico Bernardeschi o Federico Chiesa gli si fanno nettamente preferire a suon di prestazioni.

Al di là della questione infortuni e dei dubbi sulla maturazione del ragazzo, il fatto è che anche dal punto di vista tecnico l’ex enfant prodige del calcio italiano non si è sviluppato come ci si attendeva. Il suo tipo di gioco è nato e cresciuto all’interno di un contesto tattico ben definito, sotto la guida di un unico allenatore (Di Francesco). Chiuso all’interno di movimenti codificati, in una sorta di confort zone, Berardi si è trasformato in uno specialista del 4-3-3 e del 4-3-3 giocato da Di Francesco, evidenziando delle lacune in termini di conoscenze calcistiche che hanno influito sul suo rendimento in questo campionato, quando il suo mentore è partito per altri lidi.

Conosciuto anche per le sue qualità sotto porta, che lo hanno portato a registrare 15 gol nel 2014/15 e 7 reti nel 2015/16, Berardi è peggiorato anche in termini realizzativi. In questa stagione il 23enne esterno destro ha finora realizzato appena due marcature in 21 incontri giocati che fanno seguito alle 5 (in 21 presenze) dello scorso campionato.

Gli expected goals di Berardi sono 6.25 secondo il modello di understat.com. A fronte delle appena due reti realizzate di cui sopra, gli xG dell’attaccante mancino del Sassuolo ci indicano un underperforming di 4.25. In pratica, Berardi tira ma lo sta facendo con scarsa efficacia.

Al termine di un’azione durante la quale il Sassuolo non è riuscito a sfondare, la palla arriva a Berardi che effettua un brutto tiro da fuori da posizione difficile. Fonte: InStat.

Se è vero che Berardi è più coinvolto nel gioco offensivo del Sassuolo rispetto agli anni passati, come dimostrano i 2.07 passaggi a partita che hanno generato un tiro e i 2 assist prodotti, è altrettanto evidente come il giocatore non riesca a trovare la porta con continuità. In questo senso le sue statistiche mostrano addirittura un peggioramento nel corso di questo campionato: infatti, mentre con Bucchi l’esterno aveva una percentuale del 30% di tiri scagliati nello specchio rispetto a quelli tentati, con Iachini questo dato è calato al 21% (6 tiri su 28 provati).

Per quanto riguarda Politano, il no.16 della compagine di Iachini ha disputato finora 24 partite segnando tre gol e producendo tre assist. Tuttavia, come per Berardi così anche per Politano gli xG (4.54) sono superiori ai gol effettivamente prodotti (+1.54). Quindi anche Politano tira in porta ma anche lui lo fa in modo impreciso. Di contro, l’esterno sinistro tenta molte più soluzioni personali (81 dribbling provati) rispetto a prima (49).

Cosa succede allora al Sassuolo?

Dal punto di vista tattico l’avvento di Iachini ha modificato i principi di gioco dei neroverdi. Ora gli emiliani sono una squadra molto più diretta, che utilizza meno il pallone per controllare la partita (46% di possesso palla).

Il dato InStat relativo all’uso del portiere nella fase di costruzione è particolarmente significativo. Infatti, mentre con la precedente gestione tecnica Consigli era più coinvolto (il portiere neroverde effettuava 29 passaggi di media a partita, dei quali 18 costruttivi), con Iachini sia l’ex atalantino che Pegolo (i due no.1 utilizzati dal nuovo allenatore) hanno giocato la palla 24 volte ogni novanta minuti (con, rispettivamente, 15 e 13 passaggi costruttivi).

La fase di costruzione è in generale meno elaborata con una maggior ricerca delle corsie esterne rispetto a quella precedente quando il Sassuolo cercava di far uscire palla da dietro appoggiandosi al play basso.

La squadra gioca con un baricentro alto (media di 55.75 metri nelle ultime tre partite) e, come visto prima, produce tiri. Tuttavia, sia l’imprecisione dei propri attaccanti sia la selezione dei tiri inficiano il risultato finale in termini di gol realizzati. Molte volte i riferimenti offensivi del Sassuolo provano conclusioni a basso coefficiente di realizzabilità, per esempio tiri da fuori area, da posizioni e distanze dalle quali è difficile andare a segno.

La scelta dei tiri, oltre che da cattive scelte a livello di singoli, è determinata anche dalla mancanza di un gioco ben strutturato tatticamente. Per esempio, in fase di attacco organizzato il Sassuolo di Iachini manca della capacità di creare superiorità posizionale alle spalle della linea del centrocampo avversario, soprattutto nella zona centrale del campo. Questa problematica è evidenziata dal dato InStat che indica come, sotto il tecnico marchigiano, i neroverdi effettuino soltanto 18 attacchi centrali in media a partita contro i 38 sulla sinistra e i 31 dalla destra.

Se si confrontano queste statistiche con quello della gestione precedente si evince come il Sassuolo di Bucchi fosse molto più equilibrato con 31 attacchi da sinistra, 22 centrali e 32 a destra in media ogni novanta minuti.

Con Bucchi la fase offensiva neroverde era molto più fluida: le rotazioni fra i tre centrocampisti centrali ed il continuo attacco allo spazio in avanti permettevano con maggior facilità di trovare superiorità posizionale. Tutto questo contribuiva a redistribuire le responsabilità in zona di rifinitura e di conclusione fra più giocatori, basti pensare ad esempio al fatto che, sotto l’ex tecnico del Perugia, centrocampisti come Missiroli (10), Magnanelli (7), Duncan (10) e Sensi (15) arrivavano al tiro con una certa frequenza.

Con la nuova gestione invece Missiroli ha diminuito il suo apporto (7 tiri), Magnanelli è sparito (0) e i sette più frequenti tiratori neroverdi sono tutti attaccanti ad eccezione di Duncan (10).

L’inserimento di un nuovo centravanti come Khouma Babacar non è stato ancora metabolizzato. Il Sassuolo effettua 23 cross a partita (quarta squadra della massima serie) ma non riesce a coinvolgere l’ex viola.

All’ancora scarso coinvolgimento di Babacar nella fase offensiva neroverde contribuisce il fatto che i due esterni titolari, Politano e Berardi, sono giocatori più portati alla ricerca della soluzione individuale che a quella del gioco di squadra. E infatti, né con Bucchi né con Iachini le combinazioni più frequenti vedono collegati i due giocatori all’attaccante centrale. Anche questo, oltre all’involuzione nel gioco neroverde, contribuisce a spiegare la crisi attuale del Sassuolo.

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