A che punto è il Verona di Pecchia

Dal punto di vista tattico il dominio di una partita può avvenire tramite il possesso palla oppure attraverso il controllo dello spazio. In ambedue i casi si cerca di manipolare il sistema (difensivo o offensivo) avversario al fine di trarne vantaggio.

Il Verona di Fabio Pecchia ha approcciato questo campionato 2017/18 cercando di controllare la partita attraverso il possesso per poi abdicare da questa idea originaria e approcciare la seconda parte di questa stagione puntando maggiormente sul dominio degli spazi.

Ritornato in Serie A dopo un anno di purgatorio fra i cadetti, il Verona sapeva di dover soffrire per centrare la permanenza nella massima serie ma probabilmente nessuno si aspettava che gli scaligeri potessero incontrare così tante difficoltà, anche alla luce di una rosa che, sulla carta, sembrava essere più competitiva rispetto alle concorrenti dirette per la salvezza.

Per centrare l’obiettivo della permanenza Pecchia non ha esitato a mettere da parte Pazzini e Bessa, i giocatori di maggior talento della squadra entrati però in rotta di collisione con l’ex vice di Rafa Benítez.

Per quanto riguarda proprio Pazzini (autore di 23 gol la scorsa stagione in Serie B) l’ex centravanti azzurro è stato vittima del cambio di gioco predisposto dal tecnico dell’Hellas, passato dalla partita contro l’Atalanta a proporre un calcio più attendista e attento alle ripartenze.

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Il 4-4-2 con cui Pecchia ha affrontato l’Atalanta nella trasferta di Bergamo.

Questo tipo di approccio, inquadrato all’interno di un 4-4-2/4-2-3-1 dove è richiesta alta intensità ai quattro riferimenti offensivi per un continuo movimento e scambio di posizioni, mal si addiceva alle caratteristiche da uomo d’area dell’attuale centravanti del Levante.

Fino al match contro i bergamaschi di Gianpiero Gasperini, Peccia aveva cercato di riproporre quell’idea di calcio che si era rivelata vincente al termine della comunque non agevole cavalcata della passata stagione.

Il 4-3-3 utilizzato dal Verona nello scorso campionato di B (con un raro ricorso al 3-5-2 in occasione di situazioni particolari) ha mostrato degli ovvi punti in comune con i principi di Benítez, mentore di Pecchia. In questo senso si vedevano gli esterni bassi spingersi in avanti per garantire ampiezza e profondità, nel quadro di una gestione del pallone volta a stazionare il più possibile nella metà campo avversaria. Anche in Serie A Pecchia ha cercato di riproporre un gioco offensivo, una squadra che facesse la partita, corta e pronta ad un pressing ultra-offensivo.

Tuttavia, forse anche a causa di una condizione atletica non in grado di supportare questa proposta, i risultati iniziali sono venuti e mancare, tanto è vero che i gialloblù si presentavano a Bergamo con un bottino di appena sei punti totalizzati nelle prime dieci partite di campionato, frutto di una vittoria e tre pareggi con sei reti segnate e ben ventidue subite e con un dato in termini di expected goals against (xGA) di 20.62 (penultimo del torneo) secondo il modello di understat.com.

Il cambio di approccio tattico ha migliorato il Verona almeno in termini di prestazioni (non sempre di risultati) con l’apice toccato nella vittoriosa trasferta di Firenze. Reduci dalle tredici sconfitte subite fino ad allora in campionato, l’ultima della quali era stata il pesante scivolone interno (0-3) subito da parte del Crotone di Walter Zenga, i gialloblù si sono presentati al Franchi dopo una settimana di ritiro, durante la quale il mercato aveva “provveduto” anche a privare Pecchia dell’apporto di Caceres, tornato alla Lazio a seguito agli accordi estivi intercorsi fra le due società che prevedevano il prestito dell’uruguaiano al Verona con un possibile ritorno a Roma qualora l’impatto dell’ex juventino in Serie A fosse risultato positivo. Così è stato, col risultato di indebolire ancor di più una retroguardia che fino alla trasferta di Firenze aveva concesso ben 44 reti, meglio soltanto del Benevento.

A questa cessione si vanno ad aggiungere quelle di Daniel Bessa, ceduto su sua richiesta e di Bruno Zuculini, per il quale si era aperta la possibilità di giocare per il River Plate.

Nonostante ciò la partita in terra toscana si è rivelata un trionfo per il Verona (1-4) e anche un esempio di come Pecchia ha cambiato il gioco della sua squadra rispetto ad inizio stagione: lasciare il controllo del pallone agli avversari per dominare invece lo spazio.

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Il dato understat.com degli expected goals (xG) mostrano come il Verona abbia vinto meritatamente a Firenze.

In pratica, il Verona 2.0 dell’allenatore napoletano è una compagine ben lieta di lasciare la palla agli avversari, preferendo appunto controllare gli spazi utilizzando un baricentro basso ed una squadra particolarmente corta.

Lasciare campo in avanti permette poi a Pecchia di poter utilizzare la meglio la corsa dei quattro riferimenti offensivi, in particolare di Kean e Matos, attraverso i quali cercare di andare ad attaccare alle spalle le difese avversarie.

In fase di possesso, poi, il gioco del Verona si è votato ad una maggior semplicità. La fase di costruzione non è più elaborata come era richiesto dall’allenatore a inizio campionato, quando i gialloblù utilizzavano anche il portiere Nícolas per far uscire palla da dietro (col risultato di mettere sotto pressione il no.1 brasiliano, non particolarmente a suo agio in queste circostanze) ma è essenzialmente rivolta alla ricerca immediata della profondità, in particolare verso Petkovic le cui qualità nel gioco aereo vengono sfruttate per andare a giocare sulla seconda palla direttamente nella metà campo avversaria.

La fase di costruzione del Verona è ora meno complicata: la palla può uscire da dietro anche tramite giocate sul lungo.

Quando l’azione offensiva si è conclusa, ai quattro giocatori davanti è richiesto di tornare a ricomporre il blocco difensivo collocandosi nelle posizioni più vicine a quelle nelle quali si trovavano una volta conclusa la fase d’attacco. Da qui i continui cambi di posizione che spesso si vedono nel Verona da un’azione all’altra.

Il nuovo tipo di calcio proposto da Pecchia ha avuto il risultato di aumentare la pericolosità offensiva della squadra, attualmente tredicesima in termini di expected goals (xG) con 25.53. Purtroppo, i gialloblù continuano ad essere imprecisi sotto porta visto che i veronesi hanno prodotto un underperforming di 3.53 rispetto ai gol effettivamente segnati (22).

Qualche problema rimane anche nella fase difensiva dato che il Verona ha finora concesso ben 48 gol: soltanto il Benevento (56) ha fatto di peggio. In generale, il 4-4-2 del Verona cerca di coprire la zona centrale del campo ma i gialloblù non mettono abbastanza pressione sul portatore di palla.

La fase difensiva gialloblù con le linee di difesa e centrocampo che cercano di rimanere corte e strette coprendo il centro del campo.

La salvezza quindi, pur essendo distante appena cinque punti, è un traguardo ancora da raggiungere. Per centrare l’obiettivo Pecchia dovrà per forza di cose passare da un miglioramento della sua squadra in entrambe le fasi di gioco.

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