Come lavora Koulibaly all’interno del sistema difensivo del Napoli

Dal punto di vista prettamente statistico, il Napoli ha concesso soltanto 15 gol in 24 partite, miglior difesa insieme alla Juventus.

Per quanto concerne la qualità delle occasioni concesse, misurabile in termini di expected goals against (xGA) secondo il modello di understat.com, i partenopei risultano essere in solitaria la retroguardia numero uno in Italia con un dato di appena 13.32.

Se si pensa ai dati della scorsa stagione, quando al termine del campionato sia i bianconeri che la Roma di Luciano Spalletti finirono per subire meno gol del Napoli, il miglioramento è evidente. E proprio anche grazie a questo miglioramento si può spiegare la stagione registrata finora dagli uomini di Maurizio Sarri.

Il Napoli continua ad utilizzare una linea difensiva alta, risultando la squadra col recupero palla più alto della massima serie (distanza media di 68.8 metri dalla porta avversaria). Nonostante la grande quantità di campo da dover difendere alle proprie spalle gli azzurri risultano essere la difesa migliore del campionato anche in termini di tiri concessi a partita con appena 7.8.

La fase difensiva del Napoli, che è organizzata fin dall’inizio della costruzione bassa avversaria e che fa del gegenpressing un suo elemento fondamentale, si basa sull’attenzione primaria rivolta alla posizione della palla.

Elemento portante di questa interpretazione difensiva è la capacità richiesta da Sarri ai suoi giocatori di saper leggere correttamente le situazioni di palla scopertacoperta. Nel primo caso, cioè nella situazione in cui il portatore di palla abbia a propria disposizione un facile passaggio in profondità, gli uomini della linea arretrata napoletana devono essere pronti a scappare all’indietro negando la profondità. Qualora invece la palla risulti coperta, ovvero nel caso in cui il portatore di palla sia impossibilitato ad effettuare una facile giocata in avanti, la difesa può restare alta o addirittura guadagnare campo in avanti.

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Il giocatore in possesso avanza liberamente, la palla e scoperta: la difesa scappa all’indietro, l’attenzione dei difensori è rivolta al pallone.

Indipendentemente dalla regola generale ci sono poi tutta una serie di situazioni che vengono demandate alla capacità di lettura della situazione dei giocatori componenti la linea arretrata partenopea, chiaramente in conseguenza di determinate codifiche registrate in allenamento da Sarri e dal suo vice Francesco Calzona.

Al di là dell’esecuzione dei movimenti, che come detto sono sempre una conseguenza dello spostamento del pallone, è importante anche che i difensori siano ricettivi circa le intenzioni dell’avversario e rapidi nella lettura del gioco.

In particolare, è richiesta ai difensori la capacità di interpretare le intenzioni del portatore di palla in base alla sua postura in modo tale, ad esempio, da poter rimanere alti qualora il giocator in possesso palla, pur essendo quest’ultima scoperta, non manifesti l’intenzione di lanciare in profondità.

Una ulteriore codifica per stabilire se e quando scappare o risalire il campo velocemente in avanti è data dall’eventuale giocata all’indietro del portatore di palla. A seconda della lunghezza di questo scarico  e della possibilità o meno del giocatore che lo riceve di lanciare in profondità, la linea difensiva del Napoli dovrà alzarsi per guadagnare anche soltanto qualche metro o prepararsi a scappare all’indietro.

All’interno di un sistema difensivo così codificato è necessario disporre di giocatori particolarmente attenti e allenati a leggere le situazioni, prassi che si acquisisce attraverso la sistematica ripetizione in allenamento di quelle condizioni che si vanno poi a verificare in partita.

Perno di questa retroguardia è diventato, alla sua quarta annata in azzurro, Kalidou Koulibaly, assurto al ruolo di uno fra i migliori difensori del campionato e d’Europa.

Passate le stagioni nelle quali si concedeva qualche pausa di troppo, il difensore senegalese si è fin qui mostrato meno incline all’errore individuale. A questo si deve aggiungere la capacità di guidare il reparto arretrato che lo ha trasformato di fatto nel leader della difesa napoletana e nel miglior interprete del gioco difensivo di Sarri.

I numeri confermano la crescita esponenziale di Koulibaly. In questa stagione il senegalese ha recuperato una media di 10 palloni a partita con il 70% dei duelli vinti.

koulibaly individual report

Il report InStat di Koulibaly.

Preciso nelle letture difensive e forte di testa, le capacità del 26enne centrale difensivo diventano di fondamentale importanza quando, negli ultimi metri di campo, Sarri chiede ai suoi difensori di muoversi a protezione di Pepe Reina, anche a costo di rompere la linea difensiva attaccando la palla esterna col terzino sul lato forte mentre i due centrali e l’esterno sul lato debole stazionano a difesa della porta.

Koulibaly è però importante non soltanto nella fase difensiva del Napoli ma anche in quella offensiva dove Kalidou si è dimostrato importante nel gioco degli azzurri grazie alle sue qualità nel passaggio (93% di precisione) e al fatto che, nel sistema predisposto da Sarri il ruolo ricoperto dal numero 26 è quello di secondo regista della squadra. Infatti, soprattutto quando il passaggio verso il playmaker Jorginho è schermato, Koulibaly è chiamato ad alzarsi per impostare l’azione dei partenopei, andando a dirigerne il flusso di gioco.

Koulibaly partecipa attivamente alla fase di costruzione del Napoli come si vede in questa clip InStat.

Nei calci piazzati in fase difensiva, Koulibaly si colloca al centro del castello difensivo sui calci d’angolo e solitamente sempre in zona centrale nelle punizioni.

Koulibaly al centro della linea difensiva del Napoli in situazione di calcio di punizione indiretto. Fonte InStat.

In fase offensiva, poi, il difensore centrale si trova spesso ad essere l’uomo più pericoloso della squadra, come dimostrano i quattro gol finora realizzati.

Il video InStat del gol di Koulibaly al Torino evidenzia l’importanza del difensore senegalese sui calci piazzati.

La corsa scudetto del Napoli passerà anche dalla tenuta difensiva. Se la squadra di Sarri saprà mantenere sia il livello difensivo mostrato fin qui (che le ha permesso di vincere anche partite cosiddette “sporche”) sia la consapevolezza mostrata in questa prima parte di campionato, se saprà cioè portare a casa il risultato non soltanto grazie all’attacco ma anche in virtù delle prestazioni della propria difesa, i partenopei potranno ambire al titolo.

All’interno di un sistema difensivo rodato e basato sugli automatismi più che sulle capacità difensive individuali i livelli di concentrazione dei singoli dovranno tuttavia rimanere altissimi. In questo senso dovrà emergere sempre di più la figura di Koulibaly cui sarà richiesto non solo di continuare ad esprimersi sui livelli mostrati fin qui ma anche di proseguire nel suo lavoro volto a infondere sicurezza a un reparto arretrato che, pur come detto poggiandosi più sul collettivo che sui singoli, appare comunque sempre più dipendente dalle capacità del senegalese.

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