Come Pecchia ha imbrigliato Pioli

Al di là delle sensazioni lasciate dal match del Franchi appena dopo il novantesimo minuto, cioè quelle di una squadra (Verona) che ha dimostrato più voglia e più intensità rispetto ad un’altra (Fiorentina) apparsa come svuotata, fragile, scesa in campo per giocare quasi senza avere un reale obiettivo per cui lottare, la partita fra viola e Hellas, con il suo sorprendente risultato finale – 1-4 per gli ospiti – ha certificato la vittoria di Fabio Pecchia su Stefano Pioli nella battaglia tattica.

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La Fiorentina ha tirato più del Verona (21 tiri a 8) ma soltanto una volta in più in porta (6-5) Gli ospiti hanno però prodotto più xG, segno di una qualità migliore delle loro occasioni.

Eppure, alla vigilia tutto lasciava presagire il contrario. Tornato nella massima serie dopo un anno di purgatorio il Verona non ha avuto vita facile come invece lasciava immaginare una rosa che, sulla carta, era apparsa abbastanza competitiva rispetto alle concorrenti per la salvezza.

Per centrare l’obiettivo della permanenza Pecchia non ha esitato a mettere da parte Pazzini e Bessa, i giocatori di maggior talento della squadra che però sono entrati in rotta di collisione con l’ex vice di Benítez.

Pazzini poi è stato vittima del sistema tattico predisposto dall’allenatore scaligero, un 4-4-2/4-2-3-1 dove è richiesto un continuo movimento e uno scambio di posizioni ai quattro riferimenti offensivi, con un’intensità che l’ex centravanti azzurro non è più in grado di garantire.

Tuttavia, i risultati sono presto venuti e mancare tanto è vero che i gialloblù si sono presentati al Franchi sotto il pesante fardello derivante dalle tredici sconfitte subite in campionato, l’ultima della quali era stato il grave scivolone interno (0-3) patito ad opera del Crotone di Walter Zenga. Sconfitta che aveva fatto scoppiare la contestazione dei tifosi veneti, pronti a chiedere l’esonero di Pecchia. La dirigenza ha però scelto di confermare il tecnico di Formia, preferendo mandare la squadra in ritiro in vista della trasferta in terra toscana.

Nel frattempo, il mercato aveva però privato Pecchia dell’apporto di Caceres, tornato alla Lazio in base agli accordi estivi che prevedevano il prestito dell’uruguaiano al Verona con la possibilità di un ritorno nella capitale qualora l’impatto dell’ex juventino nella categoria si fosse rivelato (come è stato) positivo. Questa cessione forzata lasciava ancor più nei guai una difesa che fino ad allora aveva registrato un passivo di 44 reti subite (soltanto il Benevento ha fatto peggio), alla vigilia di una gara che poteva essere decisiva per il futuro di Pecchia sulla panchina veronese.

Nonostante questo scenario apocalittico della vigilia, la partita si è sviluppata su ben altri binari e ha alla fine visto trionfare meritatamente il Verona.

Fin dall’avvio il piano gara di Pecchia è risultato evidente: lasciare il controllo della partita ai viola per controllare invece lo spazio. Questa strategia contro la Fiorentina può rivelarsi (come in effetti è stato) vincente. Infatti, la squadra di Pioli non è a proprio agio nella gestione della palla. In fase offensiva la verticalizzazione è l’idea primaria tanto è vero che i centrocampisti gigliati non di rado bypassano le opzioni di passaggio sul corto per andare alla ricerca della profondità e dei compagni più avanzati. Il gioco dei viola è quindi prevalentemente verticale, corroborato dal cross come arma di rifinitura principale: alla vigilia del match col Verona la Fiorentina aveva generato una media di 17 traversoni a partita, dei quali 5 a buon fine (31% di riuscita).

L’uscita della palla da dietro non è particolarmente elaborata e poggia sul lavoro dei due difensori centrali che hanno il compito di servire quanto prima Badelj o Veretout, i giocatori da cui maggiormente dipende la distribuzione nella squadra di Pioli.

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Il Verona ha lavorato in fase difensiva con tutti gli effettivi. Qui vediamo Kean e Petkovic aiutare i centrocampisti scaligeri nel negare ai difensori viola un facile accesso ai propri mediani durante il possesso palla dei viola.

È chiaro come, in un contesto del genere che fa della verticalità la prima regola, la Fiorentina si trovi in difficoltà contro formazioni che difendono basse, come accaduto nelle precedenti partite contro Spal e Crotone durante le quali la difesa posizionale arretrata delle due compagini ha finito per creare problemi ad una squadra come quella di Pioli, che non è strutturata per un calcio posizionale.

L’unico giocatore in grado di garantire superiorità posizionale fra le linee sembra essere Thereau. Quando però è fuori condizione o avulso dal contesto (come accaduto contro il Verona), il francese diventa un peso invece di un plus dato che si annulla il suo contributo alla fase offensiva mentre rimane deficitario quello nella fase di non possesso, che non è il suo forte.

Il controllo del pallone da parte della Fiorentina (72.5%) e il baricentro alto (58.7 metri) non è coinciso con il controllo degli spazi, rimasti in mano al Verona, né con un’alta produzione di tiri in porta (appena 6).

Di contro, Pecchia è stato ben felice di lasciare la palla ai viola, preferendo appunto il controllo degli spazi tramite un baricentro basso (36.6 metri) ed una squadra particolarmente corta (19.57 metri). Contro questa difesa la Fiorentina non ha fatto che riprodurre una tipologia di attacco basato sui cross (13) come rifinitura privilegiata.

I gigliati, per di più, non si sono rivelati nemmeno tanto accorti nel non lasciare spazi alle spalle dei propri uomini, pagando invece il prezzo di una mancata compattezza verticale che concedeva al Verona facili ripartenze in campo aperto. Ripartenze che la squadra di Pecchia ha saputo sapientemente sfruttare anche grazie a lacunose marcature preventive mostrate dalla Viola. Così i quattro riferimenti offensivi degli ospiti (Romulo, Matos, Petkovic e, soprattutto, Kean) hanno potuto trarre vantaggio dalle enormi praterie lasciate loro a disposizione.

In fase di possesso poi, il gioco del Verona risultava essere tanto semplice quanto efficace. La fase di costruzione era essenzialmente demandata all’immediata ricerca della verticalità, in particolare lungo la direttiva che andava dal portiere Nicolas a Petkovic, le cui qualità nel gioco aereo venivano sfruttate per andare a giocare sulla seconda palla direttamente nel secondo campo, evitando una pericolosa fase di costruzione dal basso a giocatori non particolarmente dotati come i centrali Caracciolo e Vukovic.

La fase di costruzione del Verona non è stata particolarmente elaborata. Il lancio da Nicolas a Petkovic è stata una direttrice di passaggio molto usata per cominciare l’azione offensiva.

La supremazia degli ospiti nel gioco aereo è stata impressionante col 71% dei duelli vinti. Inoltre, sfruttando le mancanze di Thereau in fase di non possesso, il Verona agiva spesso sulla corsia di destra dove combinavano in modo impeccabile il terzino Ferrari e l’esterno alto Romulo, ex della partita.

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L’azione da cui è scaturito l’angolo che ha generato il vantaggio degli ospiti: Ferrari e Romulo combinano in fascia creando un due contro uno nei confronti di Veretout. Astori deve uscire ad aiutare il francese mentre Thereaux si disinteressa della fase difensiva.

Questa ricerca della fascia destra è confermata dal dato che ha visto il Verona utilizzare nel 38% dei suoi attacchi quella parte di campo. Da qui poi si combinava con il centro, spesso sovraccaricato in fase offensiva dallo spostamento di Matos nel mezzo e nell’half-space destro.

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La pass map del Verona, prodotta da @Ben8t. Si nota ancora il largo utilizzo del rilancio da Nicolas a Petkovic e le zone maggiormente battute da Matos.

Il Verona è stato abile a capitalizzare il vantaggio iniziale, ottenuto sfruttando le conseguenze di un calcio d’angolo. Una volta trovato il vantaggio, la squadra di Pecchia ha ancor di più accentuato la sua tendenza a preoccuparsi più del controllo dello spazio e meno di quello della palla (27.5%), conquistando tre punti importanti nella lotta salvezza e essenziali per puntellare la panchina di un allenatore che ha vinto il confronto con il suo dirimpettaio viola grazie alla capacità di sporcare il piano gara avversario sfruttando al meglio le individualità a disposizione. Di contro, la Fiorentina di Pioli ancora una volta non è riuscita ad adattarsi ad un contesto che la obbligava a gestire maggiormente il pallone.

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