Foto: IMAGO /Xinhua
José Mourinho fa il Mourinho, l’Atlético vince il derby e il Real Madrid va alla pausa di tre settimane con 6 punti di ritardo dal Barcellona capolista, con gli azulgrana che hanno infilato sètte vittorie consecutive segnando 31 gol e subendone 7. Tutto questo e molto altro è il risultato della sfida del Metropolitano, nella quale i colchoneros si sono imposti 2-1.
A scanso di equivoci: Mou ha ragione a lamentarsi dell’arbitraggio del signor Miguel Ángel Ortiz Arias e, in particolare, della sua scelta di non sventolare il cartellino rosso a Cristian Romero e Lee Kang-in per due interventi duri compiuti nel primo tempo rispettivamente ai danni di Jude Bellingham e Fede Valverde.
A restare in inferiorità numerica invece è stato proprio il Real, nella ripresa, quando una palla aperta e giocata in avanti in verticale è stata letta male dalla difesa merengues, con Dean Huijsen intervenuto in malo modo su Giuliano Simeone in un’azione che ha determinato l’espulsione dell’ex Juventus e Roma il rigore del vantaggio rojiblanco.
La successiva rete di Jonathan David ha consentito all’Atlético di conquistare un vantaggio che la sola marcatura madridista di Antonio Rüdiger non è stato in grado di colmare.
Per il resto, non è stata una gran partita. A provare a farla è stato soprattutto l’Atléti. Diego Simeone ha sovraccaricato il lato destro del campo, là dove si muovevano Lee Kang-in e Giuliano Simeone, col supporto di Álex Baena.
Non che questi tentativi si risolvessero in alcunché. Anzi, a dirla tutta il primo tiro effettivo era del madrileno Aurélien Tchouaméni dopo venti minuti di partita. Ma era solo dopo altri venti minuti che arrivava la prima conclusione nello specchio della porta, a opera di Arda Güler.
L’Atlético ha tenuto il possesso, però sempre ben attento a non scoprirsi troppo, per non incappare nel contropiede di Kylian Mbappé e Vinícius. Quest’ultimo, novello Samuel Eto’o, tornava spesso indietro a dar man forte sulla fascia sinistra.
In attacco invece il Real assumeva l’ormai consueta struttura caotica già vista da quando è tornato Mourinho, con il francese e il brasiliano sulla zona sinistra e il centro dell’attacco svuotato per gli inserimenti dei compagni che arrivano da dietro. Inserimenti che però, contro l’Atléti, non si sono visti.
Di fatto la partita veniva sbloccata dalla palla lunga di David Hancko, sulla quale Huijsen commetteva il fallo di cui sopra ai danni di Simeone Jr. Dentro l’area? Fuori? Da ammonizione? Da espulsione? Miguel Ángel Ortiz Arias propendeva per il rigore e per il giallo, tramutato poi in rosso dopo intervento del Var.
Ridotto in dieci e sotto di un gol, Mou pensava prima di tutto a ridare equilibrio alla squadra, togliendo Vinícius e Güler per mandare in campo Rüdiger e Yan Diomande, sperando in qualche contropiede dell’ivoriano. Niente di tutto ciò accadeva e i padroni di casa erano poi abili a trovare la rete del raddoppio.
C’è da dire che l’attenzione mediatica post partita è stata tutta incentrata sulla protesta di Mourinho. Nessuno gli ha quindi chiesto conto della decisione di togliere dal campo Vinícius. Il brasiliano in possesso aveva fatto poco, ma farlo uscire quando devi rimontare è parso comunque un azzardo tecnico.
Il fatto è che, in undici come in dieci, il Madrid non è mia riuscito a contenere i rojiblancos. Jude Bellingham è parso decaffeinato, mai seriamente propostosi in fase offensiva. Il solo Güler ha confermato ancora una volta di essere un elemento fondamentale per gli equilibri della sua squadra.
Per il resto, nonostante alcuni sprazzi di pressing alto, la formazione a disposizione di Mou si conferma ancora una volta più adatta a giocare in transizione che a controllare la partita. Una tipo di gara che però può essere affrontata solo in talune circostanze e in presenza di avversari che non abbiano tanta qualità a disposizione, dato che il blocco difensivo madrileno continua a essere sempre troppo passivo.
Cioè in pratica le stesse difficoltà che la squadra aveva un anno fa e che non furono risolte nemmeno dall’esonero di Xabi Alonso e dall’arrivo in panchina di Álvaro Arbeloa.


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