Big in Japan

Dopo due partite, contro Colombia e Senegal, il Giappone ha quattro punti, artefice del proprio destino e con possibilità di passare agli ottavi di finale. Un risultato impensato se si pensa alle (basse) aspettative con le quali la squadra nipponica era arrivata in Russia.

Un avvicinamento al mondiale reso ancor più problematico dalle vicende relative al cambio di guida tecnica avvenuta ad aprile, pochi mesi prima dell’inizio del torneo iridato, quando Vahid Halilhodžić, già tecnico di Costa d’Avorio e Algeria, era stato sostituito da Akira Nishino, 63enne ex allenatore della selezione olimpica che, nel 1996, aveva compiuto il cosiddetto “Miracolo di Miami”, vale a dire la vittoria della nazionale giapponese sul Brasile di Roberto Carlos e Ronaldo.

Le colpe che Halilhodžić (che pure aveva centrato la qualificazione al mondiale russo) ha scontato sono legate soprattutto alla sua idea di gioco, che voleva discostarsi da quel tipo di calcio associativo, fatto di possesso palla e passaggi corti, mutuato dal calcio brasiliano e facente parte della tradizione calcistica giapponese da decenni. L’idea di Halilhodžić era invece quella di fare dei Samurai Blue una squadra in grado di difendere posizionalmente per poi attaccare la profondità tramite rapide transizioni.

Inoltre, per effettuare questo cambio di stile di gioco, l’ex allenatore del Giappone si era dimostrato pronto a mettere da parte giocatori della vecchia guardia come Keisuke Honda, Shinji Kagawa e Shinji Okazaki i quali, pur avendo contribuito alla qualificazione, non rientravano nel progetto tecnico immaginato da Halilhodžić.

La Federcalcio giapponese, timorosa all’idea di vedere i giocatori più popolari del Paese lasciati a casa, ha deciso così di intervenire nella frattura creatasi fra spogliatoio e allenatore licenziando quest’ultimo.

Così ecco arrivare Nishino con conseguente restaurazione tecnica, per favorire la quale il nuovo tecnico decideva di non convocare per la spedizione russa i vari Yosuke Ideguchi, Takuma Asano, Shoya Nakajima e Yuya Kubo, vale a dire la nuova generazione di calciatori giapponesi. Così al mondiale, dopo aver sperimentato senza successo il 3-4-2-1 in preparazione, Nishino ha presentato il classico Giappone disposto col 4-2-3-1 con i terzini che spingono in avanti per dare ampiezza e profondità e con gli esterni alti che entrano dentro il campo a sostenere il trequartista dietro un’unica punta. La fase di possesso viene demandata a tre registi che operano ad altezze di campo diverse: Makoto Hasebe, che collabora con i centrali difensivi nella fase di costruzione bassa, Gaku Shibasaki, che può aiutare Hasebe e che gestisce la zona centrale del campo, Shinji Kagawa, che opera nella trequarti avversaria.

Con questo approccio tattico, il Giappone si è avvicinato ai mondiali. Se nella prima partita, a causa dell’espulsione che ha lasciato quasi subito in dieci la Colombia, si sono soltanto intraviste tracce di questa tipologia di gioco, nel secondo match contro il Senegal i segni della impostazione di Nishino sono apparsi più evidenti.

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La pass map del Giappone contro il Senegal, prodotta da @Ben8t con i dati Opta.

Infatti, contro il Senegal la nazionale giapponese ha riproposto quel calcio voluto da Nishino, cercando di controllare la partita attraverso il possesso di palla. La squadra ha avuto la meglio in termini di possesso palla (57%), producendo anche una buona percentuale di passaggi riusciti (80%), cedendo qualcosa dal punto di vista fisico (56% dei duelli aerei vinti dai giocatori del Senegal), cosa ampiamente prevista da Nishino alla vigilia.

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Il calcolo degli xG secondo il modello di Michael Caley evidenzia una partita equilibrata per quanto riguarda le occasioni da gol.

In Shibasaki il Giappone ha poi avuto quel regista in grado di collegare fase di costruzione e zona di rifinitura attraverso chirurgici passaggi verticali e diagonali.

La camera tattica InStat mostra il passaggio diagonale di Shibasaki da cui scaturisce il primo gol del Giappone.

Il 2-2 finale, grazie anche alla sconfitta della Polonia contro la Colombia, mette i giapponesi nella condizione di aver bisogno soltanto di un pareggio nell’ultima partita, contro i polacchi già eliminati, per superare il girone.

Il video InStat del gol del definitivo 2-2 segnato da Honda, partito come esterno offensivo nel 4-2-4 con cui Nishino ha recuperato la gara.

In vista dello scontro decisivo, Nishino dovrà decidere se continuare con Eiji Kawashima, autore di un altro errore contro il Senegal, come portiere titolare o se affidarsi ad una delle due riserve, Masaaki Higashiguchi del Gamba Osaka o Kosuke Nakamura del Kashiwa Reysol. Anche Honda, ancora una volta risolutivo uscendo dalla panchina, potrebbe reclamare maggior spazio.

 

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Le statistiche @SofaScore della partita di Honda.

Detto questo, se il Giappone dovesse davvero qualificarsi agli ottavi di finale, sarebbe interessante aprire un dibattito in merito alla positiva conduzione tecnica di Nishino. Forse i giapponesi hanno bisogno di avere alla guida della loro nazionale non allenatori stranieri ma tecnici giapponesi o che, per lo meno, conoscano bene la cultura e il gioco di quelle latitudini.

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