Di Francesco 2.0

Con un piano gara perfetto la Roma di Eusebio Di Francesco rimonta il Barcellona (3-0) centrando una qualificazione alle semifinali di Champions che mancava in casa giallorossa dal lontano 1984. Come è stato possibile ottenere un risultato tanto insperato alla vigilia, dopo la sconfitta subita all’andata al Camp Nou? Al di là di tutto, i meriti per questa storica impresa vanno divisi fra i giocatori (che hanno disputato una grande partita per impegno, concentrazione e intensità) e l’allenatore, che ha dimostrato una duttilità tattica forse insospettabile e una cura perfetta di ogni dettaglio.

Da un punto di vista tattico

Rispetto alla gara andata Di Francesco ha cambiato l’abito tattico della Roma, schierando i giallorossi con un inusuale 3-4-3/3-4-2-1, con un difensore centrale in più e due trequartisti (Nainggolan e Schick) a ridosso di Dzeko.

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La Roma in possesso palla con Schick e Nainggolan a ridosso di Dzeko.

La scelta del 3-4-3, per il quale Di Francesco ha ammesso di aver optato dopo aver visto i blaugrana andare in difficoltà nella Liga contro una squadra schierata con lo stesso sistema, ha permesso ai giallorossi di essere ancora più aggressivi in fase di pressione avanzata e di poter avere un giocatore in più in fase di costruzione bassa. In questo senso è da sottolineare la scelta di utilizzare Fazio come centrale di destra: l’argentino è il più tecnico dei difensori centrali a disposizione dell’allenatore abruzzese e il suo utilizzo in quella posizione, con Juan Jesus dalla parte opposta, permetteva alla Roma di avere più fluidità nel far salire la palla dalla difesa. Inoltre, col 3-4-2-1, Di Francesco ha garantito ai suoi il controllo degli spazi di mezzo con i due trequartisti, avvicinando Nainggolan a Dzeko e mantenendo al contempo ampiezza tramite gli esterni Kolarov e Florenzi.

Con molti giocatori nella metà campo avversaria la Roma è stata in grado di aggredire con un pressing ultra-offensivo l’uscita della palla da dietro del Barcellona, sporcandola e chiudendo le linee di passaggio avversarie sul lato forte.

Tutti questi accorgimenti tattici hanno avuto come risultato quello di ingolfare la manovra offensiva del Barcellona. E, infatti, la compagine di Valverde ha registrato un possesso palla del 57%, dato piuttosto basso rapportato alle percentuali bulgare cui i catalani ci avevano abituati nelle ultime stagioni. Anche la percentuale di passaggi precisi effettuati dal Barcellona (appena il 76%) dimostra come il piano tattico di Di Francesco sia riuscito nel suo intento di togliere a Iniesta e compagni la possibilità di dominare come al solito la partita tramite il controllo del pallone.

Linee di passaggio ostruite e diminuito possesso palla hanno anche significato per la Roma essere in grado di limitare Messi: il no.10 del Barca ha infatti giocato appena 35 palloni con una percentuale di precisione dei passaggi particolarmente bassa (74%).

Una volta riconquistata la palla la Roma aveva poi la possibilità di giocare immediate verticalizzazioni, soprattutto verso Dzeko.

Punto di riferimento offensivo della squadra, l’attaccante giallorosso ha vinto il 100% (5/5) dei duelli aerei che lo hanno visto impegnato nell’arco della partita, risultando fondamentale nel lavoro di raccordo fra centrocampo e attacco e praticamente immarcabile negli ultimi sedici metri, dove la sua tecnica e la sua fisicità hanno avuto la meglio su Umtiti e Piqué.

L’azione del rigore giallorosso con Dzeko che ha la meglio su Umtiti e Piqué.

E proprio la prestazione del bosniaco ha inciso profondamente nel buon esito dell’impianto costruito da Di Francesco.

Cosa resta di questa partita

La partita vinta dalla Roma ha visto un Di Francesco diverso da quello che ha guidato la squadra durante il campionato. Infatti, l’allenatore giallorosso è parzialmente sceso a compromessi rispetto all’idea di gioco con la quale si era presentato nella capitale la scorsa estate. In realtà, qualcosa di diverso (un gioco più palleggiato) si era già visto durante questa stagione ma contro il Barcellona è apparso più evidente il tentativo dell’ex tecnico del Sassuolo di avvicinare il suo calcio a quello di marca più spallettiana cui i giocatori in rosa erano abituati.

Infatti, pur restando invariati alcuni principi come la linea difensiva alta e il pressing ultra-offensivo (tratti distintivi del Di Francesco di Sassuolo) la Roma contro i blaugrana ha giocato in modo diversa dal solito, con un difensore in più e con Nainggolan più vicino alla porta avversaria, proprio come faceva Spalletti l’anno scorso.

Vedremo cosa Di Francesco ricaverà da questa partita e se le novità tattiche introdotte in Champions verranno confermate per affrontare l’importante derby di domenica.

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