Dalla Svezia con amore

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Sicuramente una scelta controcorrente. Per sostituire Alberto Gilardino, esonerato dopo la sconfitta interna patita a opera del Sassuolo, il Pisa ha infatti deciso di affidarsi a Oscar Hiljemark

Svedese come Sven-Göran Eriksson, Nils Liedholm e Todd Grip, trentatreenne, Hiljemark è già stato in Serie A come calciatore, avendo vestito le maglie di Palermo e Genoa. Un tecnico straniero dunque quando invece, in queste occasioni, le società nostrane sono solite affidarsi ad allenatori italiani con alle spalle esperienza di lotta salvezza nella massima serie (oppure a qualche promessa del settore giovanile, come ha scelto di fare il Verona promuovendo Sammarco dalla Primavera alla prima squadra in sostituzione di Paolo Zanetti).

Di come il club toscano abbia maturato questa scelta ha scritto Sky Sports: il Pisa, nell’osservare il centrocampista Malthe Højholt dell’Elfsborg (poi arrivato sotto la torre pendente), ha finito per apprezzare anche il gioco della compagine svedese, allenata appunto da Hiljemark.

Una infatuazione che avrebbe avuto anche un riscontro pratico, con i nerazzurri pronti a offrire al tecnico un contratto già la scorsa estate. Il diniego di Hiljemark, ancora impegnato in campionato, avrebbe fatto tramontare la trattativa.

Ora, con l’Allsvenskan ferma, l’ex centrocampista ha invece potuto liberarsi più a cuor leggero dal club scandinavo e poter quindi firmare per il Pisa. Con alle spalle poche stagioni da capo allenatore trascorse fra la Danimarca (all’Aalborg) e la madre patria (appunto con l’Elfsborg) la curiosità intorno al modo in cui Hiljemark organizzerà la sua nuova squadra è molta.

Un assaggio del gioco praticato da Hiljemark lo si è avuto durante la scorsa annata di Europa League, quando il suo Elfsborg si trovò ad affrontare Roma e Tottenham. C’è da dire però che, al di là dei risultati (vittoria 1-0 contro i giallorossi, sconfitta 3-0 con gli Spurs), la situazione con la quale lo svedese si confronterà oggi è ben diversa. E questo non solo per la differenza fra l’organico allora a disposizione di Hiljemark e quello che si ritrova ora a condurre a San Piero a Grado, ma anche perché in quelle due occasioni la sua squadra si trovò davanti a due undici nettamente più forti.

‹‹Il periodo di Hiljemark all’Elfsborg è stato molto altalenante›› aggiunge Martin Andersson di Fotbollskanalen. ‹‹Ricordo la vittoria contro la Roma in Europa League nell’ottobre 2024 e quanto rimasi colpito dalla tattica in quella partita. L’Elfsborg giocò con un 3-4-3 e mostrò un contropiede incredibilmente efficace. L’aspetto più impressionante fu come la squadra riuscì più volte a uscire dal pressing alto della Roma. A mio avviso, una vera vittoria dell’allenatore››.

‹‹Tuttavia, il 2025 è stato per molti versi un grande fiasco sia per lui sia per il club›› prosegue il giornalista svedese. ‹‹Non c’era un’identità chiara su come Hiljemark volesse far giocare la squadra né su quali giocatori considerasse titolari. I calciatori venivano impiegati in ruoli strani, il gioco in contropiede era spesso molto povero e non riuscì a organizzare adeguatamente né la difesa né l’attacco. Questo mi ha sorpreso molto, perché l’immagine che ho di lui è quella di una persona estremamente precisa e competente››.

Detto questo e in attesa di riscontri dal campo, la sensazione è che Hiljemark non si discosterà molto dal modello di gioco fatto vedere nel campionato svedese. È lecito quindi attendersi un Pisa ancora con la difesa a tre, ma in un contesto completato da quattro centrocampista e tre attaccanti.

‹‹Sì, il focus principale è stato sul sistema 3-4-3, con gli attaccanti esterni piuttosto che con un centravanti più centrale nelle transizioni›› dice Magnus Persson del Borås Tidning. ‹‹Lo stile si basa su principi diversi a seconda della zona del campo in cui si trova la squadra, ma in generale vuole trovare presto una palla verticale nelle aree in cui è più veloce creare occasioni; altrimenti cerca di trovare superiorità numerica o qualitativa in altre zone del campo››.

‹‹Vuole che la squadra sia compatta in difesa ma anche coraggiosa, ed è stato molto importante per i giocatori identificare i “trigger”, cioè quando e dove (e per quanto tempo, 5-6 passaggi) inizia il pressing›› continua Persson.

Per questo è immaginabile pensare di vedere un Pisa più aggressivo senza palla rispetto a quanto fatto vedere fino a ora con Gilardino (sotto il quale i nerazzurri registravano un indice PPDA di 13.4 in base ai dati Opta).

Alla luce di queste considerazioni, bisognerà capire come il nuovo allenatore dei toscani vorrà intervenire sulla squadra. I soli quattordici punti raccolti da Pisa in questo momento del campionato si spiegano con le difficoltà registrare negli ultimi metri di campo, sia in quelli difensivi che in quelli offensivi. Per quanto riguarda il primo aspetto, Hiljemark dovrà sistemare una fase di non possesso che ha visto i toscani subire ben quaranta gol.

Questa emorragia difensiva poteva essere bilanciata da una buona fase offensiva. Anche qui però il Pisa è mancato, soprattutto a livello di finalizzazione. Il dato degli expected goals (xG) avuti a disposizione (24.91) è superiore a quello di ben altre 6 squadre. Purtroppo la differenza fra reti effettivamente realizzate e gol attesi è di -5.91.

Un problema, quello del gol, che la dirigenza del club spera di aver risolto con l’arrivo nella sessione invernale di Rafiu Durosinmi dai cechi del Viktoria Plzeň. Oltre all’acquisto del nigeriano sarà però necessario che il nuovo allenatore trovi qualche soluzione alternativa rispetto alle risalite del campo di Idrissa Touré o alla palla diretta sugli attaccanti viste con Gilardino.

Una mano potrebbe arrivare dalle palle inattive, col Pisa che a oggi ha realizzato solto quattro reti fuori da queste situazioni.

‹‹È stato molto efficace nell’organizzazione delle palle inattive, sia in fase offensiva sia difensiva (dove utilizza una difesa ibrida, con marcature sia a zona sia a uomo)›› dice Persson.

Con l’ingaggio di Hiljemark giunge in Serie A un altro allenatore straniero dopo Cesc Fàbregas del Como, Carlos Cuesta del Parma e Kosta Runjaić dell’Udinese (Cristian Chivu è da considerarsi di formazione italiana).

Se guardiamo all’età, Hiljemark, Fàbregas, Cuesta e il cagliaritano Fabio Pisacane sono gli unici tecnici ad avere quarant’anni o meno. Tecnici italiani della stessa età invece, per ragioni diverse, stanno trovano spazio soltanto all’estero (i vari Francesco Farioli, Giovanni Costantino, Davide Ancelotti) o in serie minori (in B a esempio ci sono Matteo Andreoletti del Padova, Alberto Aquilani del Catanzaro e Andrea Chiappella dell’Entella).  

In Liga solo Alessio Lisci (italiano ma di formazione spagnola) non ha ancora compiuto quarant’uno anni. In Premier l’unico under 40 è Fabian Hürzeler, tedesco del Brighton.

L’unico campionato che dà spazio a tecnici giovani e locali è la Bundesliga: in questo momento in Germania infatti, escludendo Vincent Kompany (trentanovenne ma belga) e Eugen Polanski (polacco della stessa età di Kompany) allenano Julian Schuster (40, Friburgo), Merlin Polzin (35, Amburgo) e Ole Werner (37, Lipsia).

Detto questo e tornando al Pisa, l’esordio di Hiljemark col Verona potrà darci qualche indicazione in più su come lo svedese intende affrontare questa sua nuova avventura italiana.

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