Faccio la mia solita rassegna stampa giornaliera e mi imbatto in un articolo del Times nel quale il giornalista Jonathan Northcroft sottolinea come le squadre della Premier si stiano rivolgendo sempre più verso portieri di grande stazza fisica e prestanza atletica.
Una tendenza che sarebbe in linea con la questione della maggior fisicità che il campionato inglese ha assunto negli ultimi anni e della quale ha parlato recentemente anche Anthony Gordon, calciatore del Newcastle, quando gli è stato chiesto delle differenze riscontrabili fra Premier e Champions League.
In un torneo come quello inglese, nel quale si è registrato recentemente un incremento del gioco diretto e dei duelli aerei e nel quale le palle inattive, comprese le rimesse laterali, stanno assumendo un ruolo sempre maggiore nel decidere le sorti delle partite, avere portieri atletici diventa certamente più funzionale.
Questo è particolarmente vero soprattutto nelle situazioni di difesa sui calci d’angolo. Come noto infatti in Inghilterra la tolleranza arbitrale nei confronti dei contatti sui numeri 1 pronti all’uscita è maggiore rispetto a quanto, ad esempio, accade alle nostre latitudini.
In conseguenza di ciò è necessario, per chi difende, poter contare su un portiere forte fisicamente e alto. Chi arriva da fuori, abituato a maggiore tutela arbitrale, ci mette un po’ ad abituarsi, come accaduto a Gianluigi Donnarumma nel momento del suo arrivo al Manchester City.
A tal proposito quest’anno, analizzando il mercato Citizens, molti esperti hanno fatto notare come Pep Guardiola si sia deciso ad affidare la difesa dei suoi pali proprio a un portiere come Donnarumma, più bravo in questi aspetti del gioco (anche se deve migliorare nelle uscite alte) che a giocare la palla con i piedi.
In questo senso, le cessioni di Ederson e Stefan Ortega rappresentano proprio un’inversione di tendenza. Anche lo United ha seguito la stessa strada, accantonando lo spesso erratico André Onana per far posto a un numero 1 più vecchia scuola come il belga Senne Lammens.
E in Italia? A livello di dati forniti da Opta, il miglior portiere del la Serie A in termini di gol evitati è il milanista Mike Maignan (8.9), fresco di rinnovo contrattuale.
Il francese è bravissimo anche con i piedi e ha una stazza notevole a 191 cm d’altezza per 93 kg di peso. Se analizziamo gli altri numeri uno posizionati subito dopo Maignan nella classifica delle reti evitate alle rispettive squadre, soltanto il romanista Mile Svilar è sotto il metro e novanta d’latezza (189 cm).
Il laziale Ivan Provedel (194), l’atalantino Marco Carnesecchi (191), Wladimiro Falcone (195) e il kosovaro Arijanet Murić (198) sono tutti ben oltre i centonovanta centimetri. Proprio l’imponente Murić è uno dei dominatori degli ultimi sedici metri, zona in cui le sue lunghe leve gli permettono di intervenire con grande efficacia, soprattutto nelle prese aeree, neutralizzando sul nascere le offensive avversarie. Fra i migliori portieri del campionato italiano troviamo anche Jean Butez. Del portiere comasco si sottolineano sempre le qualità nel gioco palla al piede, compresa quella che permette al francese di lanciare immediatamente e con precisione la palla verso i riferimenti più avanzati della formazione di Cesc Fàbregas.
Meno si dice invece della sua abilità fra i pali e, ancor meno, dell’agilità e della velocità nelle uscite fuori dell’area di rigore, per andare a liberare come un vero e proprio libero.
E che dire poi di Vanja Milinković-Savić? Scelto anche per la sua gittata sul lungo, il portiere serbo del Napoli supera i due metri di altezza (202 cm).
Anche in fondo alla classifica si sono fatti ragionamenti di questo genere. Il Genoa infatti in questo mercato di riparazione si è assicurato le prestazioni di Justin Bijlow. L’olandese, 190 cm per 80 kg, garantisce a Daniele De Rossi il controllo dello spazio aereo negli ultimi sedici metri, grazie alla sua abilità nell’uscire sulle palle alte.
Anche se permangono scelte in controtendenza (l’Inter e la Juventus, ad esempio, hanno in porta rispettivamente i 183 cm di Yann Sommer e i 187 di Michele Di Gregorio) il ritorno a numeri 1 di grande stazza sembra rappresentare una risposta a un gioco sempre più caotico e fisico, una tendenza che si sta affermando anche in Italia.

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