La grande partita di Billy Gilmour

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Foto: IMAGO / Goal Sports Images

No, questa non è un’analisi del pareggio fra Napoli e Inter (1-1) che, insieme a quello dell’Atalanta in casa contro il Venezia (0-0) lascia tutto invariato nella corsa scudetto. Di analisi sulla sfida del San Paolo – Maradona ne trovate diverse in rete.

In questa sede quello che ci preme sottolineare è piuttosto la prestazione offerta da Billy Gilmour. Nel sistema fluido e asimmetrico presentato da Antonio Conte per fronteggiare i nerazzurri il centrocampista scozzese aveva il compito di agire a fianco di Stanislav Lobotka come play aggiunto, mentre il connazionale Scott McTominey (ad oggi uno dei migliori centrocampisti del campionato) si comportava da invasore nell’altra metà campo.

Il lavoro di Gilmour cominciava però dalla fase di non possesso, durante la quale aveva il compito di accompagnare Romelu Lukaku e Giacomo Raspadori nell’andare a prendere i difensori centrali dell’Inter.

Il lavoro svolto dall’ex centrocampista del Brighton (insieme ai compagni) dava i frutti sperati, tanto è vero che l’Inter era forzata a cercare la costruzione lunga col proprio portiere Josep Martínez.

Proprio su una palla recuperata dal Napoli a seguito di un lancio del numero uno nerazzurro Gilmour ha avuto la capacità di servire una buona palla in verticale a Lukaku.

Quando poi si trattava di impostare, la presenza di Gilmour in campo consentiva al Napoli di sgravare di qualche compito Lobotka, costringendo contestualmente l’Inter a doversi occupare di due playmaker.

L’impatto avuto dallo scozzese nella manovra partenopea lo si evince dal dato delle palle giocate dal numero 6 del Napoli: 80, solo tre in meno di quelle giocate da Lobotka.

Due play da controllare significava per l’Inter dover alzare due uomini in quella zona di campo, col risultato di rendere più agevole la trasmissione verticale della palla a Lukaku. Così, dopo i soli 8 palloni toccati una settimana fa a Como, il centravanti belga è riuscito a giocarne 28 contro i nerazzurri, col risultato di avere a disposizione maggiori opportunità per incidere sulla partita (cosa che poi è successa grazie al solito lavoro da pivot svolto dall’attaccante napoletano)

Anche se poi Gilmour è stato rilevato da Philip Billing (autore del gol del pareggio del Napoli) non si può negare l’apporto dato dal britannico all’ottima prestazione degli azzurri. Prima della sfida con l’Inter il ruolo di Gilmour era stato al quanto marginale, limitato a sole cinque partite da titolare.

Probabilmente, se Conte avesse avuto a disposizione Zambo Anguissa (ammonito a Como e dunque squalificato per la gara contro l’Inter), non sarebbe ricorso a Gilmour dall’inizio. Tuttavia, in base a quanto dichiarato nel dopo gara, l’idea del tecnico del Napoli era quella di avere un maggior controllo del pallone e della partita. Per questo la presenza di Gilmour è risultata essenziale.

Il ventitreenne nativo di Ivine ha indubbie capacità tecniche, fra le quali annovera anche una capacità non ordinaria di difendere palla contro la pressione avversaria. Finora, come detto, Conte ha impiegato Gilmour essenzialmente come alternativa a Lobotka, facendolo giocare durante le indisponibilità del centrocampista slovacco. Questo perché Conte ha favorito l’utilizzo di una doppia mezzala di inserimento nelle figure di McTominey e Anguissa, giocatori di stazza in grado di andare a riempire l’area di rigore avversaria.

Con Gilmour in campo Conte perde ovviamente in fisicità, ma acquista in tecnica. In partite nelle quali al Napoli è richiesto di giocare un calcio più palleggiato, l’utilizzo del doppio play garantisce una maggior fluidità allo sviluppo della manovra offensiva, oltre a consentire a Lobotka di poter occupare zone più avanzate di campo.

Insomma, agendo da no.6 o da no.8 (come accaduto sabato) Gilmour rappresenta più di un semplice rincalzo per Conte. Lo scozzese è un centrocampista di qualità, che rimanda (pur con caratteristiche fisiche diverse e in un calcio molto cambiato) a quel Gary McAllister che fu faro della mediana della Tartan Army negli anni Novanta. Per vedere la gara di Gilmour contro l’Inter si è scomodato anche il Times.

La presenza di Gilmour in campo offre a Conte quelle soluzioni analizzate in questo articolo. Il livello delle sue prestazioni inoltre (anche se il campione è limitato dai soli 496 minuti giocati) sembrano confermare l’adagio in base al quale buoni giocatori provenienti dalla Premier (non per forza dei campioni) sono in grado di avere un impatto importante nell’attuale Serie A.

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