Foto: IMAGO / Sportimage
Quattro sconfitte di fila. A tanto ammonta l’attuale striscia di risultati del Manchester City dopo la battuta d’arresto collezionata con il Brighton (1-2) nell’ultimo turno di Premier prima della sosta internazionale.
Per Pep Guardiola si tratta di un record, che pareggia quello del 2015 quando il catalano si trovava alla guida del Bayern Monaco (ma all’epoca una delle quattro sconfitte fu decretata ai rigori).
Anche se le quattro sconfitte attuali (subite ad opera del Tottenham in Carabao Cup, dello Sporting Lisbona in Champions e da parte di Bournemouth e Brighton in campionato) hanno spiegazioni diverse, tutte sono caratterizzate da un minimo comun denominato, che si ritrova nella perforabilità della fase difensiva dei Citizens.
Di questo argomento abbiamo già parlato nella newsletter domenicale. In questa sede quindi approfondiremo la questione. Da più parti si è fatto riferimento all’assenza di Rodri come causa primaria per i recenti problemi manifestati dal Manchester.
Ora, è vero che anche l’anno scorso, nelle trentaquattro gare di Premier disputate con lo spagnolo in campo, il City è rimasto imbattuto e che, delle quattro gare saltate dal pallone d’oro 2024, tre sono risultate in sconfitte. In questa squadra Rodi non era essenziale solo per il gioco con i piedi o per gli inserimenti in avanti (come dimostrato dal gol vittoria realizzato contro l’Inter nella finale di Champions League 2023) ma anche e soprattutto per la sua capacità di fungere da schermo davanti alla linea arretrata, aiutando così la squadra a difendere sul contropiede avversario.
Perso Rodi, il City è diventato più fragile contro le transizioni. Ma, come detto, non basta la perdita dell’ex Atlético Madrid a spiegare le défaillance difensive del City. In difesa ad esempio mancano Rúben Dias e John Stones. Nathan Ake e Manuel Akanji non sono ancora in condizione e, quando utilizzati, hanno confermato di essere ancora lontani dalla loro forma migliore.
Per ovviare a tutte queste assenze Guardiola ha spostato il croato Joško Gvardiol (solitamente impiegato da terzino sinistro) nella posizione di difensore centrale, come accaduto nella sfida col Brighton, ma senza che questa mossa abbia sortito particolari effetti. Anche Kyle Walker ‹‹non è pronto per giocare novanta minuti›› come dichiarato da Guardiola, ma le assenze forzate dei compagni hanno costretto il catalano a mandarlo lo stesso in campo, con esiti discutibili.
La mediana, affidata a İlkay Gündoğan, Mateo Kovačić e Bernardo Silva, è leggerina per affrontare avversari forti fisicamente. Infine in attacco, dove le assenze dei vari Jack Grealish, Jérémy Doku e Kevin De Bruyne hanno privato la squadra di giocatori in grado di tenere palla e consentire così al City di aumentare il tanto agognato controllo che Guardiola pretende sempre di avere sulla partita. Un controllo maggiore significa per il catalano minimizzare le possibilità di essere puniti tramite ribaltamenti di gioco.
Cosa che invece, ad esempio, è successa in Carabao Cup contro il Tottenham quando il City non è stato in grado di arginare le transizioni di Timo Werner, col risultato di consentire al tedesco di andare a segno per la prima volta da marzo scorso e per appena la terza nelle ventisei presenze fino ad allora accumulate dal suo arrivo in prestito dal Lipsia.
O come è accaduto contro il Bournemouth, là dove il City, in base ai dati Opta riportati da The Athletic, ha concesso alle Cherries 6 attacchi diretti, vale a dire sequenze offensive iniziate nella metà campo avversaria (che si concludono con un tiro o un tocco di palla in area di rigore entro 15 secondi) Un numero enorme per una squadra come il Manchester.

In un momento storico dove il contropiede (classico o artificiale, cioè creato a partire dalla propria fase di costruzione, attirando la prima pressione rivale) sta tornando preponderante come arma offensiva (e lo stesso City ricorre ad un gioco più diretto dall’arrivo di Erling Haaland), la difesa su questo tipo di azioni diventa fondamentale per ogni squadra. Soprattutto per una come il City, che fa del possesso la base del proprio modello di gioco e che, in questo momento, sta tuttavia perdendo diversi palloni in fase offensiva. In generale, nelle ultime tre uscite il Manchester ha sempre concesso all’avversario di turno almeno 2 xG.
Contro il Brighton poi si è evidenziata un’altra falla del City attuale, vale a dire quella relativa alle occasioni sprecate. Già dopo la sfida con lo Sporting Guardiola aveva detto: ‹‹stiamo avendo problemi a segnare le occasioni che creiamo››.
Contro i Seagulls la squadra del catalano avrebbe potuto segnare di più nel primo tempo. Invece non lo ha fatto e così gli errori difensivi compiuti hanno permesso al Brighton di ribaltare il risultato. La fase offensiva del City è troppo dipendente dalle lune di Haaland. Quando il norvegese non è in giornata, come contro lo Sporting, il City dimostra di non avere alternative in grado di produrre gol.
Basti pensare al fatto che, dopo gli 11 gol di Haaland, i migliori marcatori del City in campionato sono attualmente Gvardiol e Kovačić con tre marcature ciascuno. Si comincia a rimpiangere la decisione di cedere Julián Álvarez all’Atlético Madrid questa estate (l’argentino l’anno scorso ha chiuso il campionato con 11 gol fatti e 9 assist prodotti) senza riuscire a sostituirlo.
In pratica la compagine inglese ha problemi in entrambe le aree di rigore, come ammesso da Bernardo Silva: ‹‹non sfruttiamo le nostre occasioni e ne concediamo troppo facilmente››.
A Guardiola il compito di sistemare le cose. In questo senso la sosta potrà essere utile per provare a recuperare qualche infortunato. Il calendario, alla ripresa, non sarà per niente tenero, col Manchester che dovrà affrontare Nottingham Forest, Crystal Palace, Juventus, Manchester United e Aston Villa.

Sostieni La Gabbia
2,00 €


Lascia un commento