Il triangolo no, non l’avevo considerato cantava per la prima volta negli anni Settanta Renato Zero. Al triangolo forse no, ma al rombo Didier Deschamps aveva sicuramente pensato alla vigilia della sfida con il Belgio, valida per gli ottavi di finale degli Europei in corso di svolgimento in Germania.
Questa soluzione tattica, poi abbandonata in favore di una ricetta più tradizionale, è stata invece ripresentata al momento di sfidare il Portogallo nei quarti. Per affrontare la squadra di Roberto Martínez il commissario tecnico francese ha dunque schierato un centrocampo muscolare con Aurélien Tchouaméni, N’Golo Kante e Eduardo Camavinga a protezione di Antoine Griezmann.
L’obiettivo di questa soluzione era quello di riportare nel cuore del gioco proprio il giocatore dell’Atlético Madrid, nella speranza di alzare il livello del suo gioco. Il piano predisposto da Deschamps non ha però funzionato. Il suo No.7 continua infatti ad essere un corpo estraneo all’interno dii una squadra che, offensivamente, vive soltanto sugli spunti di Kylian Mbappé e Theo Hernández.
Isolato sulla fascia destra nel 4-3-3 utilizzato con il Belgio, Griezmann doveva quindi idealmente rientrare nel vivo della manovra dei transalpini. Purtroppo per lui (e per la Francia) in questa posizione di trequartista Grizou ha continuato a restare ai margini, risultando poco incisivo nella fase d’attacco dei suoi.
Il trio di centrocampisti centrali poi, in assenza di Adrien Rabiot e con Griezmann spostato in avanti rispetto a quella posizione da mezzala assunta con successo negli ultimi Mondiali, risultava ridondante, in grado di far filtro difensivamente ma di non offrire la qualità necessaria quando era la Francia a dover gestire il pallone.
L’altro motivo valido per schierare il rombo a centrocampo era quello di poter dotare les Bleus di una coppia di attaccanti centrali in prima linea. La scelta del compagno da schierare accanto a Mbappé è però ricaduta su Randal Kolo Muani. L’attaccante del Psg si è confermato non ancora pronto a questi livelli, come si è visto in occasione della rete mancata a tu per tu col portiere lusitano Rui Patrício, che ha ricordato l’identico errore fatto contro il Dibu Martínez nella finale dei Mondiali del Qatar.
Questa mancanza di creatività e di spunto è stata parzialmente compensata dalla solidità mostrata dalla Francia in fase di non possesso. I tre mediani di cui sopra hanno infatti garantito protezione alla coppia di centrali difensivi formata da William Saliba e Dayot Upamecano, a loro volta supportati dal terzino destro Jules Koundé.
Proprio il termine solidità è quello che caratterizza meglio l’Europeo della Francia: nelle cinque gare fin qui disputate in Germania, la nazionale francese ha infatti concesso soltanto un gol, frutto di un rigore di Robert Lewandowski, tirato due volte. Mike Maignan, sostituto di Hugo Lloris fra i pali, arrivato alla vigilia del torneo con un dito rotto e tante perplessità dovute ad una stagione sottotono col Milan, ha un dato di + 3.9 PSxG – GA secondo quanto riportato da Fbref (solo il georgiano Giorgi Mamardashvili ha fatto meglio con +4.1).
Nonostante ciò, l’atteggiamento complessivo dei francesi è risultato per l’ennesima volta troppo passivo senza palla, come testimoniato dall’alto indice PPDA prodotto (ben 26 secondo i dati forniti da The Athletic).
Anche se questa scelta ha pagato in termini di occasioni concesse agli avversari, quando si tratta di imbastire il contropiede i francesi si trovano spesso a dover percorrere molti metri di campo.
Dal punto di vista offensivo, contro il Portogallo le cose sono andate meglio nel secondo tempo, quando cioè Deschamsp ha abbandonato il rombo inziale per tornare ad un più canonico 4-3-3 che ha esaltato la figura di Ousmane Dembélé. Il ventisettenne esterno d’attacco del Psg è stato infatti autore di una prova maiuscola, diventando un fattore mentre agiva da esterno destro del tridente.
La presenza in campo di Dembélé dava anche più copertura ad una fascia che, fino a quel momento, aveva visto Jules Koundé doversi confrontare da solo con Rafael Leão e Nuno Mendes. Le cose sono dunque migliorate per la Francia, anche se i transalpini hanno poi dovuto attendere i calci di rigore per avere la meglio del Portogallo.
La squadra di Deschamps arriva dunque al penultimo atto degli Europei con tanti dubbi irrisolti: l’incapacità di concretizzare le occasioni create (col Portogallo 1.1 xG prodotti e zero gol segnati secondo il modello Opta), la mancanza di una struttura tattica di riferimento (4-3-3? 4-4-1-1? 4-3-1-2?), le prove negative fornite da Griezmann e Mbappé.
A proposito di quest’ultimo, l’infortunio al naso subito nella sfida con l’Austria (e che lo ha costretto ad uscire dal campo nel corso della partita contro il Portogallo) sta sicuramente limitando il giocatore del Real Madrid. È però altrettanto evidente come le prove non all’altezza fornite dall’attaccante dipendano in qualche misura anche dal gioco proposto dalla Francia.
Così com’è stata pensata e organizzata da Deschamps infatti la nazionale d’Oltralpe affida a Mbappé il compito di sbrigarsela da solo negli ultimi trenta metri di campo. Gli avversari lo sanno e non si fanno problemi a raddoppiarlo. Le giocate di Mbappé sembrano diventate prevedibili e soprattutto (cosa più preoccupante) anche contenibili.
Nonostante queste difficoltà, il talento a disposizione di Deschamps e l’inconsistenza dei rivali ha condotto la Francia fino al penultimo atto. Bisognerà vedere ora se questo quadro basterà a consentire ai transalpini di arrivare a sollevare il trofeo o se il tecnico francese avrà invece bisogno di mettere i suoi migliori elementi in grado di fornire prestazioni più convincenti.

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