Il Como ha vinto, viva il Como

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La promozione ottenuta dal Como riporta la Serie A in riva al Lago dopo un’assenza di oltre vent’anni. L’ultima dei Lariani nella massima serie è infatti datata stagione 2002-03 quando il club allora di proprietà di Enrico Preziosi, guidato in panchina prima dal compianto Loris Dominissini e poi da Eugenio Fascetti, non riuscì a difendere la categoria nonostante presentasse alla partenza una rosa di tutto rispetto, comprendente giocatori come Saša Bjelanović, Daniel Fonseca, Fabio Pecchia e Benoît Cauet.

La speranza per i tifosi comaschi è che, questa volta, la promozione ottenuta dal club (la sesta della sua storia) possa aprire un ciclo in Serie A che possa superare quello vissuto fra il 1984 ed il 1989 quando i biancazzurri disputarono cinque annate consecutive in categoria.

E tutto lascia pensare che il Como sia tornato in A per restarci a lungo, grazie ad una proprietà dagli enormi mezzi finanziari. Ma queste considerazioni ci proiettano già in avanti. In questo momento invece è giusto celebrare il lavoro svolto sul campo da una squadra costruita per disputare un campionato di vertice ma che, ad un certo punto del campionato, per ingranare una marcia superiore ha dovuto procedere ad un cambio di guida tecnica.

A novembre scorso infatti la proprietà dei fratelli Hartono ha deciso di esonerare il tecnico Moreno Longo, nonostante gli ottimi risultati registrati dall’ex giocatore del Torino. A non convincere il club era la qualità del gioco espresso dai lariani. Così si procedeva al cambio che chiamava in causa Cesc Fàbregas, fino a quel momento allenatore della Primavera.

L’arrivo in prima squadra dell’ex nazionale spagnolo ha impresso una svolta ai comaschi, prima dal punto di vista del gioco e, successivamente, anche sul piano dei risultati, fino al conseguimento della promozione diretta.

Ben presto affiancato dal gallese Osian Roberts in panchina (in quanto sprovvisto del patentino) Fabregas ha come detto cambiato la mentalità della squadra, rendendola più offensiva. Sotto quest’ultimo punto di vista ad esempio lo spagnolo ha chiesto ai suoi laterali bassi di supportare costantemente il lavoro degli esterni d’attacco Simone Verdi e Gabriel Strefezza.

Ma tutti i giocatori d’attacco del 4-2-3-1 di base utilizzato di Fabregas si sono messi in evidenza, a partire dalle punte Patrick Cutrone (14 reti) e Alessandro Gabrielloni (9) fino ad arrivare a Lucas Da Cunha. Il francese è stato autore di un campionato che lo ha visto andare a segno 7 volte e realizzare 6 assist.

Dal punto di vista della proposta di gioco Fabregas è figlio del calcio posizionale che ha sperimentato in prima persona durante gli anni trascorsi da giocatore al Barcellona sotto la guida di Pep Guardiola e in nazionale durante il periodo d’oro che, fra il 2008 e il 2012, ha visto la Spagna conquistare due Europei e un campionato del Mondo.

In questo senso è stato lo stesso Fabregas a dichiarare che il suo calcio‹‹consiste nel cercare gli spazi nei momenti giusti. Il modulo può cambiare anche tre volte nella stessa azione. Credo nell’intelligenza del giocatore per trovare gli spazi. So di essere pesante, ma ci sono tanti concetti: forse qualcuno ha bisogno di più tempo per impararli». Non sorprende, quindi, che nelle prime tre partite abbia giocato con tre sistemi diversi: tre centrali di difesa oppure difesa a quattro… varia a seconda dell’avversario››.

Come in ogni proposta posizionale anche nel Como la fase di costruzione assume un’importanza rilevante. In base ai dati Soccerment, la compagine lariana è quattordicesima nella serie cadetta per percentuale di palloni lunghi giocati dal proprio portiere con un dato (47%) inferiore a quello medio del resto del campionato (53.90%).

Una situazione che evidenzia la fluidità in possesso del Como. Contor la Samp, in questa occasione, si dilata il quadrilatero costruttivo formato da centrali di difesa e mediani. I terzini Sala e Iovine danno ampiezza mentre gli esterni d’attacco entrano dentro il campo.

Nella fase iniziale del possesso il Como può dunque organizzare una uscita ragionata dal basso così come andare diretto per Cutrone e Gabrielloni, saltando la prima pressione avversaria.

Nell’immagine prodotta con VideoMatch Presenter di Sics osserviam il portiere croato del Como  Adrian Šemper che, davanti ad una situazione di parità numerica nella propria metà campo, decide di andare lungo per i riferimenti offensivi.  

Con gli esterni offensivi che vanno a giocare dentro al campo l’ampiezza viene lasciata ai laterali bassi, Marco Sala a sinistra e Alessio Iovine a destra, che hanno facoltà di scambiare il corridoio con l’ala di parte. Il trentatreenne Iovine, considerato da Fabregas troppo difensivo per giocare ala è stato utilizzato con profitto come terzino d’assalto e ha registrato in totale fino ad oggi ben 6 assist.

Una situazione offensiva tratta dalala partita fra Como e Cittadella: Iovine viene a ricevere dentro il campo mentre Strefezza, esterno offensivo, gioca largo ma in posizione più bassa.

Da questa organizzazione tattica passerà anche la squadra che, adeguatamente rinforzata, affronterà la Serie A nella prossima stagione. La proprietà è ambiziosa e i tifosi si aspettano un mercato importante, all’altezza delle aspirazioni della piazza.

In panchina ovviamente si ripartirà da Fabregas il quale, ottenuto il patentino, non avrà più bisogno di Roberts. Il gallese comunque rientrerà nell’organigramma del club mettendo a disposizione della società quelle qualità che, al momento di dover trovare un tecnico abilitato da affiancare a Fabregas, convinsero Thierry Henry (che aveva avuto Roberts come uno dei suoi insegnanti durante un corso da allenatori svolto in Galles) a suggerirlo al club del quale il francese è azionista.

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