In questa stagione, dopo la vittoria per 3-0 contro il Sassuolo, Paulo Sousa rilasciò a DAZN quanto segue: ‹‹se guardiamo il secondo gol, dall’uscita di Ochoa abbiamo fatto venti passaggi fino al gol, allora siamo vicini al mio calcio. Però bisogna farlo con continuità, oggi l’abbiamo fatto più spesso rispetto alle ultime partite. Abbiamo avuto più possesso palla, abbiamo esplorato prima l’esterno e poi l’interno del campo ed abbiamo attaccato la profondità››.
Ma queste non sono state le uniche dichiarazioni riguardanti la sua idea di calcio che il portoghese ha rilasciato alla stampa da quando, nello scorso febbraio, venne assunto come nuovo allenatore della Salernitana.
Ad ogni incontro con i media infatti l’ex allenatore di Fiorentina, Polonia e Flamengo ha parlato di calcio a trecentosessanta gradi, spiegando la propria filosofia calcistica e ammettendo di apprezzare quando gli viene concessa l’opportunità di trasmettere e condividere il suo pensiero tecnico e tattico.
Così, tutte le conferenze precedenti o successive alle gare sono state occasione per cogliere qualcosa del modello di gioco dell’ex centrocampista di Juventus e Inter. Per questo, nel corso dell’annata, abbiamo raccolto degli spezzoni da riproporre qui.
Nel primo video Sousa parla di un concetto chiave nel modello portoghese della Periodizzazione Tattica, vale a dire l’allenamento globale con orientamento tattico.
La squadra deve essere corta e applicare, sia a livello collettivo che di reparto, i principi e sub-principi del calcio di Sousa. L’idea per Sousa è di difendere attaccando con la palla: se attacchi con una struttura ben definita poi sei organizzato per difendere.
Quanto affermato ricorda il modello di gioco del primo José Mourinho.
Nel contributo seguente il tecnico portoghese torna su concetti cari al gioco di posizione: controllo della palla e dello spazio, creazione di linee di passaggio fra i giocatori, occupazione razionale del campo in ampiezza e profondità e dei corridoi verticali.
Dato l’organico a disposizione la sua Salernitana non ha sempre avuto il controllo del pallone, ma ha comunque cercato in ogni partita di dettare il contesto tattico, con e senza palla.
In questo senso, in possesso la compagine granata ha sfruttato le capacità palla al piede del portiere Guillermo Ochoa per attuare una costruzione elaborata in grado di manipolare il sistema difensivo avversario, soprattutto contro avversarie che alzavano la pressione.
In fase difensiva l’idea è di essere sempre aggressivi, tanto con un blocco alto che in situazioni di blocco medio o basso. La priorità è sempre il controllo dello spazio, sia quello davanti sia quello alle spalle dell’ultima linea di difesa.
Non sempre in verità la pressione della Salernitana è stata efficace e questo era un problema che si riscontrava anche nella precedente gestione tecnica. Tanto è vero che l’indice PPDA totale è il più alto nella massima serie (15.71) e la Build-up Disruption (metrica prodotta da Soccerment che quantifica l’efficacia del pressing di una squadra sul possesso dell’altra) è negativa (- 1.49%).
Da un miglioramento della fase di non possesso dovrà passare il prossimo step per la Salernitana per compiere un ulteriore salto in avanti che consenta ai granata, nella prossima stagione, di arrivare più rapidamente alla salvezza. Per centrare questo obiettivo si dovrà fatalmente passare da un mercato adeguato alle ambizioni di un club in ascesa. Proprio questo sembra al momento il punto di maggior distanza fra Sousa e la dirigenza campana.
La volontà del tecnico è ovviamente quella di mantenere in organico i pezzi pregiati, andando alla ricerca di profili utili per il modello di gioco proposto e in linea con il budget societario.
Non sarà facile accontentare Sousa. Stiamo fra l’altro parlando di un tecnico che, durante la sua precedente esperienza italiana (a Firenze) ebbe a polemizzare con la società per una mancata campagna di rafforzamento invernale (celebre il suo ‹‹dobbiamo fare l’omelette con le uova che abbiamo››), così come successivamente non ha avuto problemi ad abbandonare un progetto (Polonia) per un altro più affascinante (Flamengo).
La priorità sarà confermare Boulaye Dia. Il giocatore, di proprietà del Villareal, sarà verosimilmente riscattato (si parla di una cifra intorno ai 12 milioni di euro), ma non è detto che questa mossa sia il preludio alla permanenza a Salerno anche nella prossima stagione.
Il francese infatti, dopo un’annata con 16 gol e 6 assist, ha attirato su di sé le attenzioni di mezza Europa. Accanto a Dia ci sono poi altri giocatori che sono cresciuti o sono stati rigenerati dalla cura Sousa, come i vari Lassana Coulibaly (diventato anche un efficace invasore con il portoghese), Pasquale Mazzocchi o Erik Botheim.

Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane. Una conferma di Sousa (il tecnico ha comunque un contratto in essere che lo lega al club del presidente Danilo Iervolino fino al 2024) significherebbe aver trovato una linea comune per alzare ulteriormente l’asticella.

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