È primavera. Come ogni anno, si risveglia la natura, entra in campo l’ora legale e spunta il sole. E si entra nel periodo in cui tutti gli incubi dei tifosi dell’Arsenal rischiano di materializzarsi.
Ok, in Premier i londinesi hanno ancora nove punti di vantaggio sul Manchester City (che ha una partita in meno) e c’è ancora la Champions da poter conquistare.
L’eliminazione in FA Cup subita a opera del Southampton (squadra di seconda divisione) che fa il paio con quella arrivata a opera del City in Carabao, non lascia però dormire sonni tranquilli né ai tifosi né a Mikel Arteta.
Non a caso dopo la gara con i Saints il tecnico spagnolo ha chiesto ai suoi giocatori di guardarsi allo specchio. Rispetto alla sconfitta di Wembley contro il Manchester stavolta Arteta aveva operato dei cambi, sostituendo ben sètte giocatori nell’undici di partenza e confermando i soli Kepa Arrizabalaga, Ben White, Gabriel Maghalhães e Kai Havertz.
Non è bastato. Ad avere la meglio al St Mary’s sono stati i padroni di casa, guidati da Tonda Eckert. Il trentatreenne tedesco sta facendo un lavoro impressionante con il Southampton: rilevata la squadra in zona retrocessione, in questo momento i Saints sono invece in corsa per il ritorno in Premier (a maggior ragione dopo aver battuto 1-5 il Wrexham).
Contro l’Arsenal poi Eckert ha mostrato come mettere in difficoltà gli uomini di Arteta, vale a dire attaccando. La squadra ospite ha patito le palle lunghe giocate dagli avversari e anche le loro transizioni. Nei primi minuti il Southampton ha prodotto subito due contropiedi pericolosi su altrettante palle perse in maniera pericolosa dall’Arsenal.
Gli ingressi nella ripresa di Viktor Gyökeres, Noni Madueke e Riccardo Calafiori hanno migliorato, ma non risolto i problemi della squadra. Anche le palle inattive, tradizionale arma che più volte quest’anno ha risolto le cose a favore dei Gunners, non hanno avuto effetto, grazie anche al lavoro di Daniel Peretz, portiere del Southampton e dei suoi compagni.
Il Southampton, diversamente da quanto fatto da altre squadre nel corso di questa stagione, non ha accettato di difendersi passivamente, andando invece diretto verso la porta dell’Arsenal quando possibile. Un atteggiamento che ha pagato e che ha portato alle due reti della vittoria, realizzate da Ross Stewart e Shea Charles.
A preoccupare per questo finale di stagione dell’Arsenal è però anche la condizione fisica di alcuni uomini. In questo senso, contro il Southampton erano assenti Declan Rice, Bukayo Saka, Jurrien Timber e Leandro Trossard. Eberechi Eze resterà fuori a lungo. Martin Ødegaard tornava per la prima volta titolare dallo scorso 25 gennaio.
Si è spesso discusso dell’incidenza dei calci piazzati per le realizzazioni di una squadra che pare far fatica a segnare nel gioco manovrato quest’anno, ma ci si scorsa che, per metà anno, Arteta ha dovuto fare a meno dei suoi due centravanti (Havertz e Gabriel Jesus).
Oltre a dover recuperare alla piena efficienza fisica questi giocatori, il lavoro che Arteta è chiamato a svolgere in questo momento sarà anche di natura mentale. Il basco dovrà fare in modo che la doppia eliminazione dalle coppe nazionali non incida sulle certezze acquisite dalla squadra nel corso di tutti questi mesi.
In questo senso, la vittoria in Champions sul difficile campo dello Sporting Lisbona è stata un toccasana, soprattutto perché avvenuta recuperando alcuni tratti distintivi dell’identità dei Gunners e perché Artea ha potuto contare nuovamente su Rice e Trossard. Detto questo, difficile ipotizzare che il successo in Portogallo finisca per incidere più di tanto sul cammino della formazione londinese in campionato.
È il momento di fare quadrato e dare tutto quindi, per raggiungere almeno uno degli obiettivi rimasti. Il calendario non aiuta: prima dello scontro diretto col City in programma il prossimo 12 aprile (all’Etihad), l’Arsenal dovrà come detto affrontare la gara interna col Bournemouth e il ritorno con lo Sporting. Il Manchester invece sarà impegnato soltanto una volta, sul campo del Chelsea.
Soprattutto, il City non ha molto da perdere, perché pochi si aspettano che possa rimontare. Inoltre Pep Guardiola ha trovato delle certezze, a partire dalla coppia difensiva formata da Abdukodir Khusanov e Marc Guéhi e dal talento e atletismo di Nico O’Reilly, vero e proprio grimaldello offensivo nell’ultimo terzo. Basti pensare che, secondo quanto riportato da The Athletic, nelle ultime 6 partite il giovane è andato al tiro dieci volte dall’interno dell’area avversaria.
Sempre il sito statunitense ci dice che, dallo scorso 15 dicembre, l’Arsenal è la squadra inglese ad aver concesso più tiri agli avversari da errori individuali: trentuno, con ben otto che hanno determinato un gol subito. Dare via la palla contro Bournemouth e City potrebbe essere fatale.

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