Evviva la Champions!

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Foto: IMAGO / Pressinphoto

Il Bayern Monaco torna dal Bernabéu con la gioia di aver conquistato la prima vittoria a casa del Real Madrid da quattordici anni a questa parte, ma anche con la consapevolezza di aver sprecato un’occasione per chiudere in anticipo la pratica qualificazione.

D’altra parte è anche vero che, se non fosse stato per un (quasi) insuperabile Manuel Neuer, il Real avrebbe potuto ribaltare il risultato finale (1-2). Un’introduzione che fa capire il numero di occasioni viste nell’andata dei quarti di finale fra tedeschi e spagnoli. Occasioni figlie di un calcio di altissimo livello, con due squadre intenzionate a offendere più che a difendere.

A questo proposito occorre marcare una differenza fra le fasi difensive delle due squadre. Quella del Bayern infatti, con Joshua Kimmich a dar man forte davanti alla difesa e con gli esterni alti pronti a chiudere i mezzi spazi, è parsa più ordinata. Solo la grande qualità delle merengues è riuscita a scardinarla più volte, costringendo i bavaresi appunto a fare affidamento sulle parate del loro portiere.

La difesa dei blancos invece non è stata all’altezza della situazione. La squadra di Álvaro Arbeloa è stata disordinata senza palla, preda dei refoli di vento (quando non di vere e proprie tempeste) generati da Harry Kane e compagni.

Alla fine, all’interno di questo contesto caotico i padroni di casa si sono comunque trovati a loro agio, potendo contare su Kylian Mbappé e Vinícius, due giocatori elettrizzanti che nel caos si esprimono al meglio.

Sfortuna per loro il fatto di essersi appunto trovati davanti Neuer. A quarant’anni di età il portiere tedesco ha sfoderato una prestazione d’altri tempi, che ci ha ricordato perché è stato a lungo considerato il numero uno più forte al mondo. Dei nove tiri complessivi in porta effettuati dal Madrid (contro gli otto dei bavaresi) ben 6 portano la firma di Mbappé.

Forse Rüdiger ha esagerato quando, nel dopopartita, ha dichiarato che ‹‹il miglior giocatore del Bayern oggi è stato Neuer››, però non è neanche andato troppo lontano dal vero.

Al di là della partita dell’estremo difensore teutonico, la sfida del Bernabéu ci ha detto altre cose interessanti, oltre al fatto che la contesa è ancora aperta. Intanto (e torniamo al punto di apertura) che il Real ha problemi difensivi. La coppia centrale formata da Dean Huijsen e Antonio Rüdiger è stata sempre presa d’infilata dagli avversari (non a caso, a un certo punto, Arbeloa ha tolto l’ex juventino per inserire il rientrante Éder Militão), ma senza che i due difensori abbiano mai ricevuto molto aiuto dai compagni di reparto.

Sul lato sinistro della retroguardia blanca, Álvaro Carreras è stato triturato da Michael Olise. Il ventiquattrenne francese ha fatto molto più che servire a Kane l’assist per la seconda rete ospite (fra l’altro generata proprio da una palla persa di Carreras): è stato infatti un vero e proprio grimaldello che il Bayern ha utilizzato per penetrare le non irresistibili maglie difensive rivali.

Sulla prima rete della squadra di Vincent Kompany invece a sbagliare è stato soprattutto Trent Alexander-Arnold. Il laterale inglese ha pagato le sue solite mancanze in non possesso. Il compito principale da assolvere era quello di marcare Luis Díaz. Il colombiano non è parso nella serata migliore, ma ha comunque messo in difficoltà il rivale diretto sulla corsia sinistra del campo, come si è visto in occasione del gol che ha aperto il punteggio a favore dei bavaresi.

Díaz ha giocato aperto a sinistra, come Olise dall’altra parte. L’obiettivo era chiaro: trarre vantaggio dalle carenze difensive di Carreras e TAA. Obiettivo centrato.

In questo senso Trent Alexander-Arnold ha confermato la scelta del suo cittì, il tedesco Thomas Tuchel (presente in tribuna al Bernabéu) di lasciarlo fuori dalla lista dei convocati dell’Inghilterra nell’appena trascorsa sosta internazionale.

C’è però l’altra faccia della medaglia, vale a dire la fase offensiva. E qui TAA si è confermato un grande giocatore, creando un paio di occasioni per i suoi nel corso del primo tempo e servendo a Mbappé nella ripresa la palla che tiene viva la speranza di qualificazione del Madrid.

Per riaprire la partita Arbeloa è però dovuto ricorrere anche ai cambi, segnatamente quello che ha visto uscire dal campo Thiago Pitarch per far posto a Jude Bellingham. La collocazione dell’inglese in una squadra che presenta contemporaneamente sul terreno di gioco anche Mbappé e Vinícius (ai quali, in questo caso, si aggiungeva Arda Güler) è uno dei grandi temi, fin qui irrisolti, che si presentano al tecnico madridista.

Contro il Bayern c’era solo da attaccare e il problema è stato risolto posizionando il numero 5 in mediana. Il tema però si ripresenterà al ritorno, quando il Madrid dovrà segnare più di quanto eventualmente subirà e si dovrà presentare in campo senza un equilibratore come Aurélien Tchouaméni, che sarà squalificato dopo il cartellino giallo ricevuto.

Il problema maggiore sarà però quello derivante dal fatto che a Monaco di Baviera il Real dovrà fare una partita razionale. Difficile però immaginare che ci riesca, visto che parliamo di una formazione che si trova meglio quando deve agire senza pensarci su troppo, abbandonando la tattica per affidarsi al talento puro. Quello che alla squadra di Arbeloa comunque non manca.

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