È stato il derby di Arbeloa

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‹‹[Nelle prime partite] spesso avevo la sensazione che scendessimo in campo affidandoci al talento di ogni singolo giocatore, a ciò che veniva in mente a chi aveva il pallone. Dobbiamo cercare le debolezze dell’avversario, sfruttare i nostri punti di forza, avere un’idea e uno stile di gioco››. Con queste parole il tecnico del Real Madrid Álvaro Arbeloa ha commentato il successo delle merengues nel derby contro l’Atlético.

Una partita, quella andata in scena al Bernabéu, che è stata giustamente definita come un viaggio sulle montagne russe. I colpi di scena non sono mancati, così come le giocate spettacolari. Quello che però più ci interessa in questa sede sono gli aspetti tattici che ci ha lasciato la gara.

Sotto questo aspetto, la squadra di Arbeloa si è comportata esattamente come descritto dal tecnico a fine partita, cioè non come un insieme di talenti individuali quanto invece come un gruppo coeso, collaborativo in entrambe le fasi.

A tal proposito, la prima grande scelta operata da Arbeloa alla vigilia riguarda proprio il fatto di voler porre la squadra al centro del progetto. Così si spiega l’esclusione dall’undici iniziale di Trent Alexander-Arnold, reo di essersi presentato in ritardo all’allenamento del sabato.

Al suo posto, sulla corsia destra della linea arretrata, Arbeloa non ha però spostato Federico Valverde. L’uruguaiano è stato infatti collocato da esterno sì, ma a centrocampo, davanti a Daniel Carvajal. In mezzo al terreno di gioco il giovane Thiago Pitarch veniva confermato accanto ad Aurélien Tchouaméni mentre, in avanti, era Brahim Díaz a dover supportare Vinícius Júnior, con Arda Güler che partiva largo a sinistra. 

Al netto di questa disposizione quadrata del Real, a passare in vantaggio sono stati i rojiblancos, grazie a una azione combinata Ruggeri, Giuliano Simeone, Lookman, trasformata in gol dall’ex atalantino.

Si andava quindi al riposo con l’Atléti in vantaggio di una rete e con la sensazione migliore data dalla squadra di Diego Simeone. Il Cholo aveva impostato la partita sulla fisicità e sui duelli individuali, organizzando i suoi con quella che, a tutti gli effetti, era una disposizione a cinque in difesa. Giuliano Simeone infatti era pronto ad abbassarsi sulla destra, consentendo così a Marcos Llorente di potersi accentrare per seguire da vicino Vini Jr.   

Nel secondo tempo però lo spartito cambiava. Il Real usciva con convinzione dagli spogliatoi, costringendo i rivali ad una difesa in zone sempre più basse di campo. Indipendentemente dalla sequenza dei gol successivi (il capovolgimento del risultato grazie alle reti di Vinícius e Valverde e il successivo due a due siglato da Molina prima del gol vittoria del Real, opera nuovamente di Viní) il punto da sottolineare è l’eccessiva passività dell’Atlético, che finiva per alzarsi solo nel periodo in cui è stato costretto a recuperare lo svantaggio.

È vero che i colchoneros avevano tutto sommato difeso bene e che, alla fine, hanno pagato delle disattenzioni, ma è altrettanto evidente come la squadra di Simeone abbia fatto fatica a ripartire e, come detto, si sia abbassata troppo.

Con questa vittoria, che segue quella sul Manchester City in Champions, Arbeloa rilancia la sua candidatura a diventare l’allenatore del Real anche la prossima stagione. Perché questa prospettiva si realizzi sarà però necessario concludere al meglio la stagione.

Per riuscirci il tecnico madridista dovrà innanzitutto trovare spazio a Mbappé e Bellingham, partiti dalla panchina contro l’Atléti (reduci da problemi fisici). Difficile immaginare un Real in grado di recuperare i quattro punti di distanza in classifica dal Barcellona e di superare il prossimo turno di coppa Campioni, con il Bayern, senza l’apporto da titolari del francese e dell’inglese.

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