La posizione di Rosenior non è così solida

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Nemmeno Luis Enrique si aspettava di superare il turno con un risultato totale di 8-2 fra andata e ritorno, figuratevi i dirigenti del Chelsea. Eppure è andata proprio così. A nulla vale recriminare sul fatto che la doppia sfida valida per gli ottavi di Champions fra londinesi e Psg fosse già praticamente decisa dopo una gara d’andata nella quale, fino al clamoroso errore del portiere Filip Jørgensen e all’ingresso di Khvicha Kvaratskhelia, c’era stato un sostanziale equilibrio.

Chiunque abbia pensato la scorsa estate che il successo nella coppa del Mondo per club avrebbe dato una importante spinta propulsiva alla stagione dei Blues dovrà ora ricredersi. Prima c’è stato l’avvicendamento tecnico che ha portato all’esonero di Enzo Maresca. Ora, dopo l’uscita dalla Champions, nubi fosche si addensano anche sopra la testa di Liam Rosenior. Poco importa che l’ex tecnico dello Strasburgo abbia firmato un contratto da 6 anni. A Stamford Bridge hanno già dimostrato in passato che accordi lunghi contano poco davanti a risultati non all’altezza delle aspettative.

Aspettative che sono sempre alte anche se, dal 2022 a questa parte, dall’arrivo cioè della proprietà BlueCo, i londinesi sono un club in perenne ricostruzione, con un via vai continuo di tecnici e giocatori. Una situazione che potrebbe cambiare a breve se il Chelsea non riuscirà a rovesciare la recente decisione della Premier di vietare per un anno i trasferimenti a causa di pagamenti segreti effettuati ad agenti e parti terze in sede di campagna acquisti durante l’era di Roman Abramovich.

Una punizione che, comunque vada a finire la vicenda, non rende più salda la posizione di Rosenior.

È chiaro che, nel mirino della critica e del pubblico, ci sia soprattutto una società che, da quando ha rilevato il club, ha sì conquistato una Conference League e la coppa del Mondo per club di cui sopra, ma che in campionato ha centrato solo un dodicesimo, un sesto e un quarto posto.

Risultati inaccettabili per chi è cresciuto nei fasti della gestione Abramovich. Risulta però evidente come, in caso di mancata qualificazione alla prossima Champions, a fine stagione sarà più facile licenziare Rosenior che ammettere di aver completamente sbagliato le strategie a livello societario.

Non che Rosenior non abbia delle responsabilità. Arrivato a Londra a inizio gennaio, il quarantunenne tecnico inglese si è portato dietro un’idea di calcio non troppo dissimile da quella del suo predecessore, con ovvie ripercussioni sul piano delle prestazioni di una squadra giovane e, anche per questo, altalenante.

A ciò si aggiungano alcune decisioni prese a livello di formazioni inziali e sostituzioni in corso d’opera, come ad esempio la scelta di promuovere titolare per la gara d’andata col Psg il sopra menzionato Jørgensen al posto dello spagnolo Robert Sánchez, poi riproposto dal primo minuto al Parco dei Principi quando i buoi erano già abbondantemente scappati dalla stalla. 

Quando poi, sotto di due reti, Rosenior ha tolto dal campo Enzo Fernández, João Pedro e Cole Palmer (‹‹voglio che ci assicuriamo, come minimo, di essere in questa competizione anche nella prossima stagione. Siamo ancora in corsa per la FA Cup, ma potrei dover prendere decisioni davvero difficili che, sul momento, probabilmente non sembreranno ottime, a dire il vero›› ha detto l’allenatore a fine partita per spiegare le sostituzioni), alcuni tifosi hanno lasciato lo stadio anzitempo, a riprova dello scollamento attuale fra squadra e spettatori.

Nelle ultime dieci partite disputate il Chelsea ne ha vinte quattro, perse altrettante e pareggiate due. Come fatto notare da Sky Sports Uk, un ruolino di marcia migliore rispetto alle ultime dieci partite di Maresca (tre vittorie e tre pareggi a fronte di quattro sconfitte), ma che deve tenere in considerazioni il livello più basso degli avversari affrontati.

La percentuale di partite vinte nelle prime diciotto gare sulla panchina dei Blues da Rosenior è poi identica a quella registrata da Maresca nelle sue prime diciotto (55.56%).

Si torna dunque al punto di prima. Rosenior non ha cambiato granché nell’impostazione tattica della squadra e, di conseguenza, si sono riproposti i soliti problemi. Il primo gol subito dal Psg al ritorno è esemplificativo delle difficoltà della squadra: è bastato infatti un rinvio lungo di Matvej Safonov per innescare un Kvaratskhelia in grado di superare con irrisoria facilità l’opposizione di Mamadou Sarr e segnare. Quando poi, nel secondo tempo, il tecnico ha provato a incidere cambiando strategia, non ne è uscito nulla, come successo anche in altre occasioni.

Al netto del contratto quindi Rosenior deve invertire presto la rotta o rischia di fare la fine di Maresca e di Graham Potter prima di lui.

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