Con ancora otto partite da giocare è presto per tagliare fuori il Manchester City dalla corsa al titolo, nonostante i 9 punti di ritardo dall’Arsenal capolista. Tuttavia, date anche le voci in base alle quali questa potrebbe essere l’ultima stagione di Pep Guardiola all’Etihad, da più parti è stato già intonato il de profundis.
Il City non segna, il City gioca in modo diverso dal solito ma non ha risolto i suoi problemi, alcuni giocatori sono fuori forma, Guardiola sbaglia le scelte…
Tante critiche che avrebbero senso se il Manchester fosse quarto o quinto in classifica. Ma tant’è: Guardiola ci ha sempre abituato a cose straordinarie e, quindi, ogni mezzo passo falso viene interpretato alla stregua di un disastro sportivo.
‹‹Ogni volta che perdo, boom, oh mio Dio, pem, pem pem›› ha detto Guardiola.
Certo, fra la partita della scorsa settimana contro il Nottingham Forest e quella di questo weekend col West Ham il Manchester ha conquistato appena due punti. Nel mezzo poi c’è stata la sconfitta 3-0 subita dal Real Madrid nell’andata degli ottavi di Champions.
Se il City dovesse arrivare secondo in Premier e venisse eliminato dalla coppa Campioni si parlerebbe di fallimento. Ma può davvero considerarsi tale per una squadra che è comunque in ricostruzione? Ok, il Manchester ha speso molto nelle ultime sessioni mercato, ma è pur sempre davanti ad un rinnovamento tecnico, viste le partenze di Ederson, Akanji, Gundogan, De Bruyne.
La squadra è stata rifondata, anche dal punto di vista del gioco visto che Guardiola ha virato dallo scorso anno verso un 4-2-2-2 con due riferimenti a prendere l’ampiezza (solitamente i terzini) e con un sovraccarico die corridoi centrali del campo, dove si cercano più le connessioni che l’occupazione razionale dello spazio.
A precisa domanda sui problemi della sua squadra, nel dopo gara della sfida con il West Ham il tecnico catalano ha parlato delle difficoltà nel segnare. Un apparente controsenso per una squadra che, fino a oggi, soltanto in Premier è andata a segno in 60 occasioni. Solo l’Arsenal ha fatto meglio.
Eppure, in quello che ha detto Guardiola c’è una verità. Il City fatica contro i blocchi bassi. I problemi recenti infatti sono derivanti dal fatto che la squadra, pur perdendo appena una delle ultime diciotto partite di Premier, ha perso punti non andando oltre il pari contro Chelsea, Brighton, Tottenham e, come detto, Nottingham e West Ham.
In questo senso ha aiutato l’arrivo in estate di Rayan Cherki. Ma il francese non può fare tutto da solo e il pessimo momento di forma di Phil Foden e Tijjani Reijnders (oltre ad un Jeremy Doku recuperato da poco) limita le opzioni che Guardiola ha a disposizione per forzare questo tipo di atteggiamento difensivo.
Contro il West Hamo inoltre Cherki è partito dalla panchina. L’ex Lione ha giocato da titolare soltanto quattro delle ultime dieci partite giocate dal City. Guardiola ha risposto in modo ironico a chi gli faceva notare il sottoutilizzo del numero 10 (‹‹scelta sbagliata, ora puoi criticarmi incredibilmente, per la scelta, ora me lo merito››) ma il problema resta.
In effetti, anche contro il Real Madrid il Manchester ha pagato le scelte iniziali di Guardiola, che ha abbandonato il 4-2-2-2 per una formazione più aperta e offensiva. Una scelta che ha funzionato nei primi venti minuti, ma che poi è stata pagata cara nel prosieguo della partita.
E l’equilibrio, così come il controllo, sono le due parole d’ordine del tecnico spagnolo. ‹‹È a volte per l’equilibrio›› ha dichiarato. ‹‹Abbiamo imparato all’inizio (della stagione) che quando abbiamo messo Erling (Haaland) in quel momento con Jérémy (Doku) o Cherki, non abbiamo la stabilità che le squadre della Premier League devono avere››.
Contro gli Hammers è poi venuta fuori anche la questione relativa a Antoine Semenyo. Guardiola lo ha utilizzato da no. 10 alle spalle di Earling Haaland e Omar Marmoush. L’ex Bournemouth però non è un trequartista centrale. Meglio quando, di recente, è stato schierato da mezzala, anche se resta un giocatore di fascia.
E infatti nel secondo tempo il City è passato ad un 4-3-3 con Semenyo e Marmoush aperti e, successivamente, con Cherki a ridosso degli attaccanti. Le occasioni sono aumentate anche se non sono state concretizzate.
Quest’ultimo punto chiama in causa il periodo di forma di Haaland. Il norvegese non sta attraversando un buon momento. Col West Ham ha avuto almeno un paio di buone occasioni (dopo gli ingressi di Cherki e Doku) ma non ha saputo sfruttarle.
Tutte queste considerazioni ci portano a una conclusione. Si può discutere delle scelte di formazione operate da Guardiola. D’altronde il catalano ci ha da abituato a incappare, di quando in quando, in qualche overthinking.
Tuttavia la stagione del City non può ancora essere giudicata negativamente. C’è ancora una finale di Carabao Cup da giocare domenica prossima a Wembley contro l’Arsenal. Un anno fa la squadra arrivò terza a tredici punti di distanza dal Liverpool campione.
Quest’anno ci sono stati degli evidenti progressi. Per i tifosi si tratta solo di accettare il fatto che questo è un City che ha avviato un processo di rinnovamento e che, per caratteristiche, non è assimilabile a quello visto in passato.
Vedremo che evoluzione ci sarà l’anno prossimo con questo gruppo. Con o senza Guardiola in panchina.

Lascia un commento