C’è stato un tempo, fino a non molti anni fa, in cui giovani calciatori stranieri arrivavano in Italia per costruirsi un futuro nel calcio ad alto livello. Ciò accade ancora, ma con una differenza significativa, perché sono sempre più numerosi i giovani italiani che compiono il percorso inverso, andando a misurarsi e a cercare la propria strada nei campionati esteri.
È questo, ad esempio, quello che è accaduto a Mattia Guarnieri, giovane portiere pugliese, protagonista di questa intervista.
Mattia, dove e quando hai iniziato a giocare a calcio e come ti sei scoperto portiere?
Ho iniziato a giocare a calcio nella scuola calcio Atletico Noci, nel mio paese. Fin da piccolo ho avuto la passione del portiere, guardando Buffon e vedendo soprattutto quel giocatore con la maglia diversa da tutti. Ricordo che mi facevo crescere i capelli proprio come lui. È stato un’ispirazione per me!
Non è usuale, alla tua età (classe 2000), aver girato così tanti Paesi. Parliamo delle tue esperienze all’estero, cominciando dalla prima in Finlandia. Come sei finito lì?
Giocavo in Italia in D ma ero ormai arrivato all’ultima esperienza da Under ed ero considerato un over. Così con ogni aggancio possibile ho cercato di provare un’esperienza oltre confine e grazie ad un agente mi sono ritrovato in seconda divisione finlandese.
Che livello hai trovato nel calcio finlandese?
Ho trovato un livello molto fisico, facevo parte di una rosa con tanti stranieri e tante culture differenti. Due doppie sedute a settimana. Avevamo un allenatore argentino, e proponevamo anche un bel calcio. È stata un’esperienza unica!
In Islanda sono stato pochissimo, poiché ho avuto un po’ di problemi di ambientamento ma nonostante ciò facevo parte di un bel gruppo. Giocavamo anche lì un buon calcio, propositivo.
È stata brevissima come esperienza ma che mi ha comunque insegnato qualcosa.
Successivamente sei andato a giocare in Islanda. Quanto è stato difficile adattarsi alle rigide temperature del Nord Europa?
Non è stato facile ambientarsi al freddo del nord Europa anche perché vengo dal Sud Italia, e mi sono ritrovato da 17/18 gradi a giocare la mia prima partita ufficiale in Finlandia a -16.
Ma con il tempo, con l’alimentazione e con le sedute di lavoro totalmente diverse il corpo si abitua.
Da lì poi sceso a Creta. Parlaci della tua esperienza in Grecia. Come ti trovi?
A Creta mi sto trovando bene, gioco per il Niki Sitias club storico della città di Sitia.
Mi sto trovando molto bene, con club e compagni di squadra. Nonostante a gennaio avessi altre possibilità ho deciso di rimanere qui perché abbiamo una società che cerca di non farci mancare mai nulla e siamo tutti insieme una piccola ma grande famiglia. Tutti collaborano per il bene della squadra in città ed è una cosa nuova.
In mezzo alle esperienze finlandesi e greche, c’è stato un periodo in cui ti sei ritrovato senza squadra. Come vive un giocatore il periodo da ‘disoccupato’? Hai mai pensato di mollare?
È successo che, dopo l’esperienza in Finlandia, mi è saltata una possibilità nella A estone e al mio ritorno in Italia potevo firmare solamente da professionista a mercato quasi concluso. Quindi mi sono ritrovato tanti mesi senza squadra e ho lavorato tanto su me stesso con l’aiuto di un professionista. Gaetano è stato più di un semplice mental coach, è stato un amico.
In Italia hai giocato in piazze importanti come Palermo e Avellino e sei stato in D con Fasano, Casarano e Cerignola. Raccontaci qualcosa di queste avventure.
Palermo mi ha preso che ero un bambino di tredici anni e mi ha catapultato ad allenarmi in prima squadra in serie A a sedici anni. È una società a cui sarò legato per sempre! È stata un’importante palestra di vita.
Con Fasano si è creato un legame incredibile. Ci siamo tolti importanti soddisfazioni e ho conosciuto amici che fanno tutt’oggi parte della mia vita. Il presidente D’Amico è tutt’ora un mio punto di riferimento all’interno del mondo del calcio. Persona come poche.
Cerignola e Casarano sono state due esperienze molto importanti. Piazze con importanti storie e società alle spalle. A Casarano siamo stati un po’ sfortunati perché nel momento migliore arrivò il COVID! A Cerignola invece fu post COVID, arrivammo con una squadra giovane vicini ai play off e avevamo un grandissimo gruppo!
Avellino è stato il sogno. Grazie ai miei compagni di squadra e ad una grande società ho realizzato il sogno di quando ero bambino, ovvero vincere un trofeo da professionista. Ho vissuto emozioni indescrivibili e ho fatto parte di uno spogliatoio incredibile a cui sarò per sempre riconoscente. Ho imparato tanto e mi sono goduto ogni giorno al massimo. Non capita tutti i giorni di giocare per società così.
Fra tutti gli allenatori che hai avuto, quali ti hanno lasciato qualcosa in più?
Ho avuto tanti allenatori importati nel corso degli anni, e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di importante sia a livello umano che calcistico!
Tu sei di Noci, provincia di Bari, dove gestisci con tuo padre una scuola calcio. Parlaci di questo progetto.
Il progetto della nostra scuola calcio è iniziato nel 2011 grazie a mio papà. L’idea è quella di dare la possibilità ai ragazzi del nostro paese di vivere esperienze che possano portarsi con loro per sempre. Abbiamo iniziato con 10 bambini e oggi, a distanza di quindici anni, siamo sui 160 iscritti che, per una cittadina di 15.000 abitanti e due scuole calcio, è un’ottima cosa. Nel corso degli anni abbiamo partecipato a diversi tornei nazionali e internazionali e da quest’anno siamo entrati a fare parte del progetto generazione S del Sassuolo.
Cerchiamo di crescere giorno dopo giorno con l’aiuto dello staff e delle nostre famiglie perché senza di loro tutto questo non esisterebbe. Non c’è cosa più bella che vedere negli occhi dei nostri ragazzi la felicità di venire al campo e trascorrere ore insieme.
Mio padre rappresenta tanto non solo per la nostra scuola calcio, ma per tutto il movimento calcistico del mio paese. È il nostro punto di riferimento, ha giocato a Noci in una squadra storica che ha sfiorato il professionismo e penso che persone come lui all’interno di questo mondo siano rare per la passione che mette in quello che fa e per quanto si dedica a tutto ciò. Vive per i propri ragazzi e per le loro famiglie. Ho e abbiamo tanto da imparare da lui. In più c’è anche mio fratello che gioca nella prima squadra del Noci.
Quali son i tuoi prossimi obiettivi professionali?
Sono un ragazzo che vive molto alla giornata, ma allo stesso tempo ho anche i miei sogni. Uno di questi è quello un giorno di poter giocare una partita in una competizione europea. Quando parti da paesi e realtà piccole come le nostre, sogni di vivere giorni così. Io posso dire di aver realizzato uno dei miei più grandi sogni lo scorso anno con l’Avellino. Allo stesso tempo mi auguro che altri ragazzi di Noci possano vivere le esperienze che sto vivendo io.


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