Il derby di Milano ha confermato l’idiosincrasia nerazzurra per la stracittadina e, in generale, i problemi che l’Inter di Cristian Chivu ha nei big match. Quest’anno infatti, contro le squadre in corsa per la Champions la capolista ha vinto contro Como, Atalanta e Roma, quest’ultima uscita battuta in una partita dalla quale i giallorossi avrebbero meritato di uscire con almeno un punto. Ci sarebbe anche la vittoria con la Juve, arrivata però in undici contro dieci.
Per il resto il ruolino di marcia parla di due sconfitte nei due derby di campionato, di un pareggio raccolto nei due incontri disputati col Napoli di Antonio Conte e di un’altra sconfitta all’andata con i bianconeri.
A preoccupare però è il modo in cui è arrivato il secondo rovescio nel derby. La squadra di Chivu infatti è stata troppo passiva offensivamente, con un possesso sterile. Contro un Milan che, esclusa la parte iniziale di partita, si è via via difeso con un blocco medio e poi con uno più arretrato, i nerazzurri non hanno saputo far altro che svuotare il centro del campo allargando le mezzali per andare diretti sui due riferimenti offensivi
Un tipo di strategia funzionale quando si affrontano avversarie che vengono a prenderti forte in avanti, cosa che però quasi nessuno fa più contro l’Inter, data l’abilità che negli ultimi anni i nerazzurri hanno evidenziato nel manipolare a proprio vantaggio questo pressing.
Tale atteggiamento finiva per cozzare con la guardia arcigna predisposta da Koni De Winter e Strahinja Pavlović su Francesco Pio Esposito e Ange-Yoan Bonny. Ai suoi difensori centrali, infatti, Massimiliano Allegri aveva chiesto di essere particolarmente aggressivi nei confronti dei due attaccanti avversari. Questa pressione costante rendeva difficile per loro proteggere il pallone e permettere ai compagni di salire a sostegno, impedendo così alla squadra rivale di sviluppare una manovra efficace.
Quando poi, nel secondo tempo, il Milan ha abbassato ulteriormente il proprio baricentro, difendendosi in area o poco fuori di essa, l’Inter si è scontrata con la cronica mancanza di elementi in grado di generare superiorità numerica tramite il dribbling, ma anche con un palleggio che trovava come unico sbocco quello del cross (31) contro una difesa posizionata.
La mancanza di idee alternative e la generale lentezza con cui veniva mosso il pallone hanno dunque finito per cozzare contro i meccanismi difensivi orchestrati da Allegri. Sulle palle aeree messe dentro dall’Inter inoltre la retroguardia milanista faceva sempre buona guardia.
Anche i cambi effettuati da Chivu non riuscivano a incidere più di tanto sull’andamento della partita. L’inserimento di Petar Sučić dava sì un po’ di brillantezza alla manovra, ma non ne variava la strategia di fondo.
Davide Frattesi, un assaltatore verticale, non poteva offrire un contributo in termini di idee o di uno contro uno, potendosi limitare solo a provare a riempire l’area. Nemmeno il rientro di Denzel Dumfries spostava gli equilibri a favore degli interisti, con la fascia destra che continua a mancare a livello di rotazioni e di qualità, complice anche la presenza di Yann Bisseck come terzo.
Alla fine, se il Milan avesse saputo gestire meglio le situazioni in campo aperto createsi per Rafa Leão e Christian Pulisic, il risultato finale avrebbe potuto essere più rotondo per i rossoneri. La squadra di Allegri ha dunque saputo dettare il contesto tattico tramite l’occupazione degli spazi, mentre l’Inter non è venuta a capo della matassa.
Al di là dei diversi contesti incontrati, in tutti i big match che hanno visto protagonista i nerazzurri queste difficoltà si sono ripetute.
Da dove ripartire? Il vantaggio attuale in classifica (+7) è ancora rassicurante. Si tratta di non dilapidarlo. Il calendario non è proibitivo, con Atalanta, Roma e Como come le sole sfide impegnative rimaste. Con le piccole l’Inter si è sempre comportata bene (l’Udinese è l’unica ad averle preso dei punti).
Il problema riguarda quindi la necessità di superare questi problemi in vista della prossima stagione, quando all’Inter sarà chiesto di confermarsi in campionato e di fare una corsa più profonda in Champions.

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