Foto: IMAGO / Kirchner-Media
Tre espulsi, un rigore decisivo e un po’ di sangue hanno caratterizzato i quattro minuti finali della sfida di ritorno fra Atalanta e Borussia Dortmund, che ha spedito gli orobici agli ottavi di Champions e salvato la faccia del calcio italiano nell’edizione di quest’anno della massima competizione europea per club.
Duecentoquaranta secondi è stato infatti il tempo trascorso fra il fallo commesso da Ramy Bensebaini ai danni di Nikola Krstović e il conseguente penalty, calciato in modo imparabile dal glaciale Lazar Samardžić.
Pochi momenti prima del fattaccio la situazione era diversa. Il Borussia Dortmund infatti aveva girato a proprio favore l’inerzia della gara, grazie ai cambi effettuati da Niko Kovač. Il tecnico croato del BvB era stato bravo a leggere la partita, fino a quel momento favorevole a una Atalanta che aveva ribaltato il risultato dell’andata (2-0 per i tedeschi) vincendo la maggior parte dei duelli diretti in una gara condotta all’insegna dell’uno contro uno a tutto campo da parte di entrambe le squadre.
La scelta di Kovač di mandare in campo prima il portoghese Fábio Silva e poi Karim Adeyemi aveva infatti rovesciato il triangolo offensivo tedesco, col risultato di mandare in affanno i meccanismi difensivi (fino ad allora perfetti) dei bergamaschi. Era soprattutto il posizionamento fra le linee del portoghese (oltre alla qualità di Adeyemi) che risultava di difficile gestione da parte dei tre difensori centrali nerazzurri.
Una volta riagguantata la parità nel punteggio, grazie proprio a una rete di Adeyemi, il Borussia non si è accontentato di portare la gara ai supplementari, cercando invece di chiudere subito il discorso qualificazione.
La ricerca del gol che avrebbe mandato i tedeschi agli ottavi ha visto il BvB perdere una palla innocua nella metà campo offensiva. Sul rinvio dei giocatori di Raffaele Palldino arrivava però il pasticcio di Gregor Kobel.
Il portiere svizzero infatti, nel tentativo di evitare la pressione dell’accorrente Krstović, appoggiava maldestramente il pallone, rendendolo disponibile per Mario Pašalić. Il calciatore croato, involatosi dopo aver superato in velocità Emre Can, poteva così gestire una pericolosa situazione d’attacco.
Invece che tornare precipitosamente fra i pali Kobel a quel punto rimaneva a metà strada fra Pašalić e la propria porta. Il risultato era che il numero 8 atalantino riusciva a spedire in mezzo all’area un delizioso pallonetto per Krstović.
Vistosi superare dal pallone diretto all’ex leccese, il già citato Bensebaini non poteva far altro che allungare il tacco stile Zatlan Ibrahimović contro l’Italia agli Europei 2004 per cercare di intercettare la sfera.
In questa disperata azione difensiva il nazionale algerino riusciva sì a toccare il pallone, ma anche la testa di Krstović, abbassatosi per colpire di testa e indirizzare verso la porta sguarnita. Mentre l’attaccante orobico restava a terra insanguinato per il colpo ricevuto, l’arbitro José María Sánchez andava a rivedere l’azione al Var.
La decisione del fischietto spagnolo era quella di punire l’azione del difensore del Dortmund con un calcio di rigore. Decisione dubbia perché sì, il contatto fra il piede di Bensebaini e la testa di Krstović c’è stato, ma quanta responsabilità si può attribuire al primo e quanta invece al secondo, nella forma di un gioco pericoloso?
Nei momenti concitati che seguivano la scelta operata da Sánchez venivano poi espulsi Nico Schlotterbeck e Giorgio Scalvini, entrambi in panchina in quel momento.
Si procedeva quindi alla battuta del rigore che Samardžić infilava nel sètte alla sinistra di Kobel, consentendo così all’Atalanta il passaggio del turno.


Lascia un commento