Foto: IMAGO / Every Second Media
Una doppietta di Nico O’Reilly ha permesso al Manchester City di superare il Newcastle e ridurre a soli due punti di distanza lo scarto in classifica dall’Arsenal capolista. La squadra di Mikel Arteta è però riuscita a riportare il vantaggio a +5 (con una gara in più) dopo aver distrutto il Tottenham (1-4) nel derby di Londra più sentito.
Nella gara dell’Etihad, O’Reilly è stato utilizzato da Pep Guardiola come mezzala nell’ormai consueto rombo di centrocampo che il catalano utilizza. Bernardo Silva era il vertice alto e Rodri quello basso di questa mediana completata da Antoine Semenyo mezzala destra.
La cosa più interessante evidenziata dalla sfida con i Magpies è stata però la verticalità del Manchester. Il nuovo City di Guardiola è ormai una squadra che va spesso in profondità, soffre sempre le transizioni avversarie, ma crea molto andando diretta e in contropiede.
Anche quando accumula giocatori nei corridoi centrali, non più riempiti seguendo un criterio di spazio fra le linee ma fra gli avversari, i Citizens cercano di andare in verticale o, se non è possibile, cambiare gioco sugli uomini in ampiezza, i due terzini che, contro il Newcastle, erano Rayan Aït-Nouri a sinistra e Matheus Nunes a destra.
Guardiola è stato quindi ancora una volta abile a modellare il suo calcio su una squadra che non può più contare sui vari Ederson, Kyle Walker, Manuel Akanji, İlkay Gündoğan, Jack Grealish e Kevin De Bruyne. Di conseguenza, questo Manchester è meno ossessionato dal possesso e accetta maggiormente le situazioni caotiche, dalle quali può uscire vincitore grazie alla qualità dei suoi interpreti.
«Ci adattiamo alla qualità dei giocatori che abbiamo», ha detto Guardiola prima della sfida di FA Cup contro il Salford City. «Al momento abbiamo un solo vero esterno offensivo, Antoine (Semenyo), e ho adattato il sistema per mettere i giocatori a loro agio».
Dalla vittoria per 2-0 sul Wolverhampton a gennaio il City ha adottato un sistema stretto, che sia 4-2-2-2 o 4-3-1-2, con Erling Haaland e Marmoush in attacco e con Marc Guéh e Rúben Dias o Abdukodir Khusanov pronti a riciclare il possesso sull’ultima linea. Vedremo cosa succederà quando Guardiola avrà nuovamente a diposizione esterni d’attacco come Jérémy Doku e Savinho.
Da sottolineare come Haaland, abituato a giocare come unico riferimento avanzato, non stia manifestando difficoltà nel dividersi il fronte dell’attacco con un compagno.
Da parte sua l’Arsenal vuole evitare che questo finale di stagione rischi di essere un déjà-vu: già nel 2023 e 2024 i Gunners avevano assaporato la possibilità di conquistare il titolo, salvo poi perderlo a causa del ritmo imposto dal City in primavera.
La vittoria sul Tottenham è stata importante al di là della rivalità fra i due club. Nelle ultime cinque gare di campionato infatti l’Arsenal aveva collezionato solo due vittori contro Leeds e Sunderland, perdendo col Manchester United e pareggiando con Brentford e Wolverhampton.
Anche se sotto i riflettori vanno Viktor Gyökeres and Eberechi Eze, autori di una doppietta ciascuno (l’ex Crystal Palace quest’anno ha segnato cinque reti in due partite contro gli Spurs) la nota più lieta nella vittoria dell’Arsenal sul Tottenham è il recupero del norvegese Martin Ødegaard, al quale presto si aggiungerà anche quello di Kai Havertz. Due soluzioni in più alle quali Arteta potrà attingere per il reparto offensivo della sua squadra.
Per quanto riguarda Gyökeres poi vale la pena ricordare come, in base a dati forniti da Gradient Sports e riportati da The Athletic, lo svedese sia attualmente il giocatore che porta più pressioni nel terzo offensivo di tutta la Premier, a riprova del fatto che l’ex Sporting garantisce un contributo importante in non possesso per la squadra di Arteta.
Detto ciò, il Tottenham di oggi non può essere considerato un test probante. Troppo disastrata è la situazione attuale della squadra affidata alle cure di Igo Tudor per rappresentare un ostacolo per l’Arsenal. Il croato ha presentato un 3-5-2 organizzato, lasciando il totale controllo del pallone e della partita ai rivali. L’idea era quella di essere aggressivi senza palla per poi ripartire in campo aperto. La squadra ci ha provato, anche se mancava la qualità necessaria per opporsi efficacemente a un avversario di livello superiore.
Tornando alla sfida per il primo posto, è chiaro che molto potrà dirci lo scontro diretto in programma ad aprile, che farà seguito alla finale di Carabao Cup del 17 marzo prossimo. Prima di allora l’Arsenal dovrà cercare di mantenere il cuscino di vantaggio di cinque punti.
Non sarà facile visto che i londinesi, prima di andare all’Etihad, dovranno vedersela con Chelsea, Brighton, Everton e Bournemouth. Il City invece affronterà Leeds, Nottingham Forest, West Ham, Crystal Palace e Chelsea.
Insomma i Gunners dovranno dimostrare non soltanto di poter continuare a giocare ai livelli visti fin qui, ma soprattutto di riuscire a reggere quella pressione mentale che in passato, più di una volta, ha impedito loro di arrivare a conquistare il titolo più ambito.


Lascia un commento